Rubrica nel palinsesto di Rbe, all’interno di Caravan. Ogni giorno alle 16:00, “Bloc notes operaio”, a cura di Piero Baral.
Uno spazio quotidiano per dare voce al mondo del lavoro, alle lotte dei lavoratori, alla crisi economica vista dalle fabbriche.
Un luogo in cui conoscere la realtà produttiva della Provincia di Torino, con schede-azienda quotidiane.
Per ascoltare le puntate di Aprile, clicca qui.
Maggio 2010
Lunedì 31 Maggio – COGART
Venerdì 28 Maggio – CMI – BRICHERASIO
Giovedì 27 Maggio – CISS
Mercoledì 26 Maggio – CHIALE
Martedì 25 Maggio – DEMA / Ricordo di Riccardo Rio
Lunedì 24 Maggio – CAVOURESE
Venerdì 21 Maggio – CAVE GONTERO
Giovedì 20 Maggio – CASTELLANO
Mercoledì 19 Maggio – CASEIFICIO ORIGLIA
Martedì 18 Maggio – CD BARGE
Lunedì 17 Maggio – PONTEVECCHIO SRL
Venerdì 14 Maggio – CANTINA SOCIALE BRICHERASIO
Giovedì 13 Maggio – CAFFAREL
Mercoledì 12 Maggio – CAFAC
Martedì 11 Maggio [ speciale Giampiero Clement]
Lunedì 10 Maggio – CADORIN
Venerdì 7 Maggio – NEOGRAF
Giovedì 6 Maggio – BUBEL
Mercoledì 5 Maggio – AGROALIMENTA
Martedì 4 Maggio – BPG
Lunedì 3 Maggio – GUIDO BOSIO




9 commenti
La Global Business è un’azienda del settore automotive, che assembla ruote, e che, come tante industrie del settore, sta risentendo la crisi . Il 26 aprile, durante un incontro per la definizione dei Contratti di Solidarietà, l’azienda annuncia ai sindacati la volontà di chiudere lo stabilimento licenziando i 48 dipendenti in cassa integrazione da febbraio.
Secondo l’azienda, gli attuali volumi di mercato non bastano ad assicurare la sopravvivenza dello stabilimento. I sindacati non ci stanno, e ritengono che l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà consentirebbe di superare il periodo di difficoltà per arrivare, tra due anni, all’aumento dei volumi previsto dalla Fiat, che da sola assorbe il 90% della produzione Global Business.
Il giorno successivo, i lavoratori iniziano un presidio permanente davanti allo stabilimento di Grugliasco, che hanno trovato chiuso. Nella notte la proprietà aveva provveduto allo smontaggio di parte dei macchinari.
I lavoratori, hanno quindi deciso di vigilare davanti ai cancelli giorno e notte, in modo che niente possa entrare o uscire dello stabilimento.
Ma i macchinari che la proprietà ha fatto prelevare dall’azienda, dove sono finiti, viene lecito domandarsi. I lavoratori hanno scoperto, che la produzione è stata spostata alla Gsi di Gerbole di Volvera, di proprietà della stessa famiglia, dove sono stati visti alcuni ex colleghi. Infatti ad alcuni lavoratori è stato offerto un contratto a tempo determinato, e nella nuova sede di Gerbole di Volvera verrà fatto uso di manodopera fornita da cooperative in modo da abbattere il costo del lavoro.
Lunedì 10 maggio alle ore 16, è previsto un tavolo provinciale, presso l’AMMA di via Vela 17, in cui parteciperanno Comune di Grugliasco, Provincia di Torino, FIOM e UILM. I lavoratori insieme alla FIOM hanno indetto, per le ore 16 del 10 maggio un presidio di fronte all’AMMA.
Invitiamo tutti i lavoratori, tutti compagni a partecipare al presidio dei lavoratori della Global Business.
Di seguito è volantino che i lavoratori della Global Business hanno distribuito la sera del 30 Aprile a Grugliasco, e successivamente a Torino il 1° Maggio.
A tutti i cittadini e le cittadine:
Siamo i lavoratori della ditta Global Business, assembliamo ruote, e lavoriamo per FIAT, Pininfarina e Lamborghini nello stabilimento di Grugliasco, in Via Martiri della Libertà 34. Siamo alcuni dei 48 dipendenti che la nostra Ditta sta licenziando.
Il giorno 26 Aprile era previsto un incontro all’Unione Industriale per la sottoscrizione di un accordo, con il ricorso ai Contratti di Solidarietà che avrebbero consentito, per altri due anni, di affrontare il calo di volumi di cui (come tante altre aziende) stiamo soffrendo.
Invece l’accordo sui Contratti di Solidarietà, l’azienda ci ha comunicato la chiusura dello Stabilimento!!!
Infatti la Direzione Aziendale ha avviato, in data 28 Aprile 2010, la procedura di mobilità per tutti i dipendenti a causa della cessazione di attività;
Fino a qui sembra una storia come tante altre che stiamo sentendo in questi anni, ma a noi è stata riservata un’altra sorpresa: abbiamo scoperto che la nostra Azienda negli ultimi giorni ha affittato un capannone in una ditta di Volvera, ha allestito una linea di lavorazione e durante il fine settimana ha svuotato tutti i magazzini e portato il lavoro là.
Noi lavoratori lunedì scorso abbiamo ricevuto la notizia del licenziamento e trovato la fabbrica chiusa (si, i cancelli sono chiusi e non ci hanno neanche lasciato andare a prendere i nostri effetti personali)
Ma non è finita!
Solo mercoledì scopriamo che alcuni lavoratori sono a lavorare presso il nuovo capannone.
SAREBBE QUESTO IL MODO DI “RESISTERE” DEI COSIDETTI “IMPRENDITORI”????
Abbiamo, tramite il sindacato, provveduto a inoltrare esposti e denunce alla Procura della Repubblica, all’Ispettorato del Lavoro, alla Guardia di Finanza e all’INPS, ma noi siamo costretti a presidiare giorno e notte l’Azienda per evitare che portino via i macchinari rimasti, e lo dovremo fare per tutti i 75 giorni della procedura perché stiamo lottando per salvaguardare il nostro posto di lavoro!!
Abbiamo chiesto l’intervento delle Istituzioni perché pensiamo che quello che stiamo subendo sia una ingiustizia:
VOGLIAMO LAVORARE!!
Venite a trovarci al presidio, venite a portarci la vostra solidarietà, ne abbiamo bisogno per vincere e salvaguardare il nostro lavoro.
–
La nostra parola si fa nuvola per attraversare l’oceano e arrivare ai mondi che ci sono nei vostri cuori.
****L’Unità d’Italia fu voluta dai Savoia e da grandi elettori dell’Ottocento e da idealisti mazziniani. Costò sangue, repressione. Ci avviciniamo ai 150 anni da quella data e ai grandiosi festeggiamenti.
L’industria del Nord trovò nuovi mercati e manodopera e soffocò l’industria meridionale. Le due guerre mondiali attinsero poi all’immenso serbatoio contadino.
Certo le mafie dei padroni del nord non sono da meno di quella meridionale.Non auspico una nuova frammentazione dell’Italia come quella avvenuta nell’Ex Jugoslavia.
Oggi ricordiamo i morti e i prigionieri di questa fortezza di Fenestrelle, ribelli e soldati borbonici. Oggi il forte è avviato ad essere una specie di Gardaland. In questa valle la vera storia del forte non è molto conosciuta.
Vorrei non dimenticassimo la sorte degli immigrati detenuti nei centri attuali per stranieri.
La volontà di conquistare con la forza paesi e materie prime è ancora viva nei governanti.
NO alla guerra.
Per un socialismo umano ed internazionalista.
Lavoratori del Sud e del Nord uniti nella lotta contro ii potere politico economico dominante.
Fenestrelle 7.5.2010
——Piero Baral /alpcub – intervento alla commemorazione del 7 maggio
vedi http://www.alpcub.com/brigantaggio.htm
video con Guido Viale http://www.youtube.com/watch?v=igocjwYlVxI
La riconversione ecologica necessaria
CUBvideo
Differenze tra un sistema fondato sui combustibili fossili e uno fondato sulle energie rinnovabili
CUBvideo –
I soggetti della riconversione ecologica
CUBvideo
Capitalismo e riconversione ecologica
CUBvideo
Un’ipotesi per Termini Imerese e il futuro dell’auto
CUBvideo
Quale militanza per il futuro?
CUBvideo -
Riccardo Rio
Abbiamo perso un amico con il quale abbiamo condiviso lotte e ideali. Riccardo Rio con le sue lotte e i suoi ideali di giustizia sociale a favore dei più deboli,, è stato per la nostra generazione. un punto di riferimento. La sua azione era un esempio di libertà e di autonomia contro i dictat degli «pseudo-comunisti» e, in tempi non sospetti, anche contro gli errori e gli orrori dell’Unione Sovietica. Non lo ringrazieremo mai abbastanza per averci aperto gli occhi su quella tragica realtà.
Grazie anche alle lotte di Riccardo oggi viviamo in una società più giusta, più democratica. I valori che ci ha trasmesso. rimarranno in noi per sempre.
Con il suo esempio e la sua riflessione Riccardo dette un grande contributo alla realizzazione delle riforme sociali e civili che avvennero negli anni settanta. Stette sempre dalla parte dei più deboli e degli sfruttatati, non cercò il facile applauso, polemizzo anche con gli uomini di potere della sua parte politica quando questi avevano comportamenti contrari agli ideali professati o all’etica pubblica.
Iscritto al PCI, frequentò la scuola di partito a Roma. guardia del corpo di Giancarlo Paietta non ebbe mai sudditanza nei confronti dei dirigenti del partito. Uscì dal PCI dopo i fatti di Ungheria, polemizzando pubblicamente con i dirigenti della Federazione comunista Torinese. Per questo in Val Pellice fu emarginato dai compagni delle sezioni locali.
Lavorò anche in Francia dove prese parte alle lotte sindacali e partecipo al movimento democratico di opposizione alla Guerra di Algeria. Per questo fu espulso con il divieto di lavorare e soggiornare nel paese:
Uomo con la “schiena dritta”, non incline ai compromessi, probabilmente per questo non fece carriera né sindacale, né politica. Rimase in tutta la sua vita un militante. Di base:
Lo ricordano con gratitudine:
Bruno Jourdan, Daniele Rostan, Pino Costa, Gigi Costa, Pier Mario Sappè, Sergio Abate, Sergio Pasetto, Andrea Salusso, Piero Granero, Franco Jourdan, Mariella Tagliero, Elena Bein, Giorgio Gardiol, Daniele Previati, Fiammetta Gullo, Erica Ribotta,Corrado Barotto, Claudio Canale, Guido Pons, Papete, Paola Bertolet, Piero Baral, Tonino Chiriotti.
nell’ultimo decennio del secolo scorso, le manovre “lacrime e sangue” venivano giustificate spiegando che esse avrebbero rappresentato un investimento sul futuro di ognuno, un futuro radioso che solo il neoliberismo avrebbe potuto garantire. Oggi, l’imposizione dei sacrifici è il risultato del fallimento di quel liberismo medesimo del quale si prova a rabberciare la coperta sdrucita. Come? Facendone pagare il conto alle popolazioni e, in particolare, ai lavoratori a reddito fisso. Gli untori si trasformano in terapeuti. Ma somigliano, sempre più, alla volpe e al gatto della favola di Collodi. Le sole invenzioni escogitate dal governo di questi manigoldi sono un nuovo ritardo sull’uscita verso la pensione di chi ne ha già maturato i rerquisiti, il ritardo nella corresponsione delle liquidazioni, la sospensione delle erogazioni salariali frutto della contrattazione collettiva, il rinvio dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, il blocco del turn over nello Stato. Tutto per fare cassa. E poiché non c’è ritegno, persino il ricorso ad un nuovo condono edilizio figura fra le ipotesi in campo. Rimarrebbe deluso chi cercasse di scovare, fra le misure emergenziali, un solo brandello di equità. Per esempio, un prelievo sui grandi patrimoni, sulle grandi ricchezze; o una tassazione sulle rendite finanziarie. O ancora, in chiave di riduzione della spesa, un taglio delle spese militari in crescita continua, il ritiro del contingente italiano in Afghanistan; una sforbiciata sugli sprechi – quelli reali – che ammorbano la pubblica amministrazione (si pensi al fatto che il parco di “autoblu” in dotazione alla politica è in Italia di dieci superiore a quello degli Stati Uniti); la ricostruzione di una rete sanitaria pubblica, devastata dagli accreditamenti ai privati, che hanno fatto lievitare i costi e peggiorare la qualità del servizio ai cittadini. Questo e molto altro ancora è del tutto estraneo alla cultura di governo, da oltre venti anni a questa parte.
in margine alle lotte della scuola-
Oggi.
L’attacco alla scuola pubblica, tende a ridurre i costi della riproduzione della futura forza lavoro. Ciò viene realizzato piuttosto che attraverso l’eliminazione degli sprechi e del parassitismo sociale, attraverso la riduzione del personale, l’aumento degli alunni per classi, la non manutenzione degli impianti scolastici, il risparmio sui servizi connessi, dai trasporti alle mense alla strumentazione, e il loro carico sulle famiglie. Ma soprattutto con l’abbreviazione dei corsi di studio presentata come maggiore efficienza, ma in realtà come dequalificazione, a cui fa da contraltare, soprattutto nei livelli più alti, l’orientamento verso la privatizzazione che favorisce la scuola privata, con i master per le classi alte e medio alte. Lo smantellamento della scuola pubblica risponde anche all’esigenza di adeguarsi al carattere flessibile e precario dell’occupazione, dove ormai nessuna forza-lavoro in formazione è sicura di trovare un’occupazione consona al corso di studi prescelto.
Del resto, la tradizionale funzione di trasmissione dell’ideologia dominante da parte della scuola viene anch’essa progressivamente erosa, assorbita e assolta anche meglio dal contesto sociale. I giovani assorbono le ideologie dominanti già fuori della scuola, nella vita sociale a partire dalla famiglia e dagli stili di vita e del cosiddetto tempo libero proposti già a monte della scuola.
Si tratta perciò di una parte del più generale attacco alle condizioni di vita e lavoro.
Inoltre, col rendere la scuola un terreno privato, la classe dominante soddisfa il suo bisogno di far profitti, trovare anche un nuovo settore dove collocarsi a livello dirigenziale, mentre lo Stato soddisfa il suo bisogno di trovare un sicuro flusso d’imposta, anziché soltanto spendere denaro per un servizio pubblico a fondo perduto.
Domani.
La futura società farà a meno della scuola separata e senza alcun legame con la vita, come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi secoli e nella sua suprema degenerazione nell’epoca nostra. Il lavoro stesso sarà liberato dal suo carattere estraneo, schiavizzato, forzato e animalesco, non più alienato. Sarà così la vera formazione dell’uomo riconciliato con la propria natura sociale e il tempo libero sarà veramente tale. Non diverso dal tempo di vita e di lavoro, permetterà a tutti di coltivare le aspirazioni conoscitive, scientifiche, artistiche e culturali. Si lavorerà per risolvere problemi di tutti, non come oggi per sopravvivere al solo livello della soddisfazione dei bisogni elementari animali.
Lavoro, studio, scienza e conoscenza non potranno essere separati. Lavoro e produzione saranno per i bisogni dell’uomo evoluto e potenziato e non per il profitto. L’enorme sviluppo delle forze produttive accresciute dall’abolizione del pluslavoro, ridurrà come conseguenza il tempo di lavoro necessario per tutti. Sarà priva di senso quella che finora è stata la dannazione della specie umana, la trasformazione del lavoro in valore.
la legge 300 del 20 maggio 1970
“Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.”,
“sono passati quarant’anni dallo Statuto dei lavoratori, 40 anni trascorsi con lo Statuto, che ha una paternità formale e una informale. Paternità putative delle assemblee di fabbriche tra il 68 e il 69 deliberavano le piattaforme che poi hanno coinciso con i contenuti dello Statuto. Indiscussa la paternità di Giacomo Brodolini”. Così si è espresso il professore emerito di diritto del lavoro all’Università di Bologna, Umberto Romagnoli, intervenendo al 16° Congresso nazionale della Cgil, per parlare proprio dello Statuto dei lavoratori. L’erede di Brodolini, che purtroppo morì per una malattia senza poter vedere il risultato del suo lavoro ministeriale, fu Gino Giugni che portò a conclusione l’opera.
Grande successo della manifestazione di questa mattina a Pont Saint Martin
Gentili colleghi/e,
si è svolto questa mattina il presidio dei cassa integrati davanti alla sede di Pont Saint Martin.
Contestualmente al presidio è stata fatta un’ora di sciopero a cui ha aderito oltre un centinaio dei colleghi ancora al lavoro, che hanno voluto così dimostrare la solidarietà ai collegi in CIGS, fornendo anche un servizio “improvvisato” di ristoro con tè, caffè e brioches.
Vogliamo ringraziare di cuore tutti i colleghi che hanno aderito, dimostrando che il legame che ci lega dopo tanti anni di lavoro assieme è saldo e che nessun “padrone” può fare un “lavaggio del cervello” tale da rompere l’amicizia e la solidarietà che da sempre ci lega.
Il presidio è stato ripreso da una troupe della RAI regionale della valle d’Aosta che manderà in onda il servizio in giornata.
I lavoratori in CIGS continueranno la lotta per il posto di lavoro, non solo per chi in questo frangente è già stato colpito, ma anche perchè situazioni di questo tipo non devono “passare” ne ora ne mai; che quanto accaduto fin’ora non deve essere un “precedente” che apra la strada a nuove operazioni di questo tipo, da parte di un’azienda che distribuisce dividendi agli azionisti e contemporaneamente pone nella disperazione psicologica ed economica lavoratori che hanno sempre operato con responsabilità e dedizione al loro lavoro.
Domani, 20 maggio, la manifestazione sarà ripetuta davanti alla sede Engineering di via Orvieto 19 a Torino, durante la quale le organizzazioni sindacali hanno indetto un’altra ora di sciopero per quella sede, dalle ore 11.00 alle ore 12.00.
Nelle settimane successive le manifestazioni continueranno con presidi davanti alla regione Piemonte e alla sede RAI di Torino, di cui vi daremo comunicazione.
LA LOTTA CONTINUA!
Comitato Centrale Cassa Integrati Engineering.it
Iqbal Masih
Il bambino pakistano di dodici anni che ha osato ribellarsi alla sua condizione di semi-schiavitù come tessitore di tappeti denunciando i suoi sfruttatori. A 5 anni venduto dai genitori, costretti a pagarsi i debiti, ad un fabbricante di tappeti; per 6 anni tenuto legato al suo telaio dopo che aveva tentato di fuggire ai suoi sfruttatori; la paga era rupia (= 55 lire) per 12 ore di lavoro al giorno.
Fuori dalla fabbrica Iqbal conosce Eshal Ullah Kahn, leader del Fronte di Liberazione dal Lavoro forzato. Iqbal comincia a viaggiare, tiene conferenze. A Stoccolma nel 1994, ad 11 anni, parla ad una conferenza internazionale sul lavoro. Iqbal M. diceva:
“nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro.
Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano
sono penne e matite”
Sogna di diventare avvocato per poter difendere i deboli e gli indifesi.
“Non ho paura del mio padrone; ora è lui ad aver paura di me”
Riceve una borsa di studio dalla Brandeis University ma la rifiuta per rimanere nel suo paese ad aiutare i suoi amici. Tra i suoi progetti: costruire una scuola. Per la sua attività di denuncia e di promozione le autorità pachistane sono costrette a chiudere decine di fabbriche di tappeti, ma Iqbal crea problemi, per la mafia locale è un pericolo, un personaggio scomodo per chi sul lavoro dei bambini si arricchisce: le prime minacce di morte.
Il 16 aprile 1995, a 12 anni, Iqbal viene ucciso, vittima di un colpo di fucile, sparato da un assassino rimasto ignoto. Il “sindacalista” dei bambini viene fermato, ma non la sua causa!! Quando fu ucciso correva in bicicletta: forse pensandosi libero di essere soltanto un bambino.
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