Le notizie che si susseguono circa l’attacco delle forze speciali di Israele alla Freedom Flottilla, il gruppo di nove navi organizzato per portare aiuti – cibo, medicinali, materiali e assistenza – alle popolazioni di Gaza, delineano un quadro sempre più preciso circa le responsabilità del mondo intero, non solo di chi ha premuto il grilletto. Sul sito Witness Gaza si possono seguire gli aggiornamenti in diretta.
Per capire meglio quale sia la situazione e quale sia la portata dell’accaduto, abbiamo raggiunto telefonicamente il redattore per la sezione resistenza nonviolenta di Infopal, Elvio Arancio, direttore del Centro studi europei Ibn Sina.
Martedì 1 è stato ufficializzato il bilancio di 9 morti e 40 feriti (anche se alcune deputate tedesche parlano di un bilancio superiore), ma a lungo non ci sono state conferme sulle vittime, né da Israele, né dalla Farnesina, che è risultata tagliata fuori dai canali ufficiali e ufficiosi di informazione. Elvio Arancio ci ha detto di non avere “certezze sulle sorti degli italiani, perchè gli israeliani hanno predisposto una barriera militare che non permette neanche ai giornalisti di sapere chi sta sbarcando dalle navi colpite“.
A bordo di una delle navi attaccate dei militari, anche una donna piemontese: è Angela Lano, direttrice dell’agenzia di stampa Infopal, un’agenzia senza scopo di lucro che pubblica notizie, attraverso i propri uffici di corrispondenza nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e informazioni culturali, politiche e sociali sulla Palestina, dirette al mondo della comunicazione giornalistica, della politica, della cultura e dell’associazionismo italiani, oltre che ai semplici navigatori del Web.
“L’attacco è avvenuto in acque internazionali ed è stato un attacco premeditato che ha voluto dare un segnale di cosa succede a chi si mette contro gli interessi israeliani“. Un attacco di queste proporzioni “significa che hanno perso il contatto con la realtà“. La freedom Flottilla “è stata una manifestazione di solidarietà enorme mai accaduto prima di cui i media non hanno dato minimamente notizia. Questo significa che Israele ha potuto agire nel silenzio.“






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