Di Haiti si parla poco in Italia anche se sono passati solo cinque mesi dal sisma. Con l’aiuto di Lorena Frairia, giovane fisioterapista di Pinerolo da poco tornata da Haiti (dove si era recata in collaborazione con il Cto di Torino e Specchio dei tempi), proviamo a fare il punto sulla situazione sociale, economica e sanitaria del paese.
E’ il 12 gennaio 2010 quando un sisma di magnitudo 7,3 devasta l’isola di Haiti. Fin da subito i numeri sono quelli di una catastrofe: ad aprile l’Onu parlerà di 300mila morti. [Ascolta lo speciale di A la une a fine gennaio]
A fine maggio 2010 Medici Senza Frontiere dichiara che “più di un milione di persone si trova ancora in condizioni deplorevoli, sotto le tende o in ricoveri di fortuna, senza nessuna prospettiva chiara per il futuro”.
Nello stesso periodo Ziad Sifri, medico, assistente chirurgo presso l’Università di Medicina e Odontoiatria del New Jersey, appena rientrato dall’isola, dichiara: “Nel Paese c’è carenza di un’assistenza adeguata a livello amministrativo. L’assistenza sanitaria è decisamente scarsa, i rifornimenti di prodotti e apparecchiature mediche abbondano in alcune zone dove non ce n’è estremo bisogno, mentre mancano in altre aree dove invece sarebbero assai utili.” In sostanza, dice Sifri “L’ostacolo maggiore è la mancanza di coordinamento dell’assistenza sanitaria tra le diverse organizzazioni umanitarie e il personale locale“. [qui il testo in italiano]
Lorena ci conferma questa analisi e racconta di una situazione molto difficile nel paese centro-americano dove ancora oggi è molto complesso il coordinamento tra i vari progetti, tra i soggeti coinvolti, tra il personale internazionale e quello locale. I soldi non mancano, ma “la difficoltà è far sì che i soldi vadano agli haitiani“. Esistono molti progetti ma il problema è che essi vengano coordinati con Haiti, gestiti in modo sinergico, con obiettivi simili. “Servono progetti con una struttura e che possano durare nel tempo“, che non siano calati dall’alto ma costruiti in quel contesto.
“A livello sanitario la situazione è ancora grave“, sia nei posti di soccorso, sia fuori. “Ci sono ancora molte persone ricoverate dal 12 gennaio. Ci sono molti mutilati e le protesi sono ancora poco usate” racconta Lorena. Per quanto riguarda nello specifico la situazione dell’infanzia, in generale “si lucra molto sui bambini che sono molto strumentalizzati anche attraverso il ricorso ad orfanotrofi insistenti“.
“La società di Haiti, tuttavia, esiste, ed è un cosa molto strana. La famiglia si prende cura anche del parente più lontano. Questo da un lato è un vantaggio, dall’altro è un motivo di costante povertà” per il grande impiego di risorse. (Matteo Scali)




