Torniamo sul tema dell’acqua pubblica, insieme a Ugo Mattei, docende di Diritto all’Università di Torino e all’Università della California. Un’occasione per approfondire il Decreto Ronchi e le questioni sottese, oltre a spiegare i tre quesiti referendari.
Ad oggi sono state raccolte in pochissimo tempo, 800.000 firme, che sono moltissime: “questo è il referendum e che ha raccolto il maggior numero di firme nel minor numerto di tempo“.
Il privato non investe e ciò è dimostrato dal fatto che il Decreto Ronchi non introduce la privatizzazione dell’acqua in Italia, cosa che era avvenuta già parzialmente con la Legge Galli nel 1994. In questo periodo gli investimeti dei privati non sono cresciuti.
L’acqua è un bene comune e deve essere legato ai diritti della persona. La commissione Rodotà, aveva individuato la categoria dei beni comuni (diversi dalla proprietà privata e da quella pubblica), con una disciplina giuridica propria (interessi ecologici e interessi di sopravvivenza di lungo periodo).
“Tutto il mondo sta praticando la via dell’inversione di rotta rispetto all’ubriacatura liberista“, dice Mattei, che aggiunge che il ritorno dal priviato al pubblico è molto difficile al contrario dell’inverso.
Ascolta anche l’intervista a Renato Armand Hugon del Comitato acqua pubblica Pinerolese, cliccando qui.




