Rischio chiusura per il Progetto Steadycam, centro di documentazione e ricerca audiovisiva del SerT dell’Asl Cn2 di Alba e Bra. Il progetto, attivo dal 2000, si occupa del monitoraggio dei programmi televisivi di Rai, Mediaset e Telecom. Abbiamo intervistato il coordinatore del progetto, Luca Sibona, per farci spiegare i perchè di questa crisi.

Sos Steadycam. Il servizio ha lanciato un appello sul web.
Ascolta l’intervista a Luca Sibona
Steadycam è anche un centro di documentazione audiovisivo che “monitora, registrandoli e schedandoli, i materiali audiovisivi che hanno a che fare con il mondo adolescenziale e giovanile, sia dal punto di vista della messa in scena del mondo giovanile sia dal punto di vista del come si parla dei giovani nei palinsesti Tv“.
L’esigenza è nata una decina di anni fa, per “cercare di svecchiare gli interventi che gli operatori si trovavano ad effettuare” nell’attività di sensibilizzazione della popolazione giovanile sui rischi derivanti dall’abuso di sostanze e dalle dipendenze. Nel 2000, prima della diffusione massiccia di internet e del pc, “ci eravamo accorti che eravamo distanti dai linguaggi dei giovani, che arrivavano dal punto di vista della comunicazione e dei valori, dalla tv“. Un’idea che si è sviluppata negli anni e che oggi si offre a tutte le agenzie formative regionali e nazionali come servizio di media education sui temi della promozione del benessere e della salute della popolazione giovanile (sessualità e affettività, distubi alimentari, rapporto con la famiglia, dipendenze e abuso, ecc).
Il progetto (servizio misto tra pubblico e privato sociale) è oggi a richio perchè la Regione non paga gli arretrati. “Da tre anni il progetto è diventato regionale e dipende dall’assessorato alla salute“. Quest’anno è mancata la delibera per la copertura dei costi del 2010 e “dalla Regione per ora non ci sono assicurazioni in merito. La cooperativa sociale si trova ora scoperta di un anno di stipendi per i 4 dipendenti“.

Il logo della newsletter di Steadycam
La Regione, che sta predisponendo una importante riforma della sanità in Piemonte (sconosciuta, secondo gli ultimi sondaggi, al 54% dei piemontesi), sembra in forte difficoltà nel garantire il prosieguo della vita del progetto Steadycam. “L’assessore Ferrero non ci ha dipinto una situazione incoraggiante e c’è il rischio che dieci anni di lavoro e un patrimonio di 30.000 materiali audiovisivi schedati possano finire in soffitta. Abbiamo avuto una promessa dall’Assessore all’Istruzione Cirio, che si è dichiarato disponibile a farsi carico di una parte delle nostre spese e stiamo facendo richieste a Fondazioni bancarie“. Si potrebbe a questo punto entrare nel merito di un processo storico che vede “pezzi” di servizio pubblico costretti a rivolgersi a fondi privati per proseguire la propria attività, in special modo quando si tratta di servizi sperimentali con una lunga esperienza largamente riconosciuta (centri di riferimento nazionali su temi decisivi per il futuro delle politiche socio-sanitarie).
Preferiamo tuttavia lasciare spazio alle parole di Luca Sibona: “Abbiamo dovuto quasi interrompere la nostra attività ordinaria per concentrarci da una parte sulla richiesta di solidarietà da parte di chi utilizza i nostri servizi e dall’altra sulla ricerca di fondi. Se nel giro di un mese e mezzo non avremo risposte saremmo costretti a chiudere“.
Steadycam ha lanciato un appello on-line consultabile sul proprio sito, dove sono contenute le informazioni per chi voglia sostenere il progetto.



