Dopo Pomigliano e Mirafiori la trattativa sul futuro della Fiat in Italia tocca in queste settimane la Bertone di Grugliasco. Uno stabilimento, quello delle storiche carrozzerie torinesi, dove la Fiat vorrebbe reiterare il “modello Mirafiori”, ma che presenta alcune peculiarità importanti come la lunga storia di accordi sindacali e una netta prevalenza della rappresentanza Fiom. Ne parliamo con Edi Lazzi, responsabile auto Fiom.
Ascolta l’intervista
Scarica il file in formato mp3
“La trattativa è formalmente interrotta” ci dice Lazzi, dopo che la Fiat ha lasciato il tavolo. “Noi siamo determinati a proseguire la trattativa e a continuare a confrontarci con l’azienda, perchè non è presentabile replicare sine die il modello di Pomigliano e di Mirafiori“. I lavoratori hanno votato una piattaforma, sostenuta dalla Fiom, con delle linee guida “coerenti con la storia della Bertone“, che si rifanno ad accordi precedenti, come per la clausola di responsabilità sugli scioperi o sugli orari di lavoro. Per entrambe le questioni ci sono accordi precedenti che “hanno funzionato e non capiamo perchè non debba continuare a funzionare“.
“In questa vicenda – dice Lazzi – c’è un’occasione per fermarsi e fare insieme un passo avanti, mollando gli estremismi. E mi riferisco a Fiat e alle altre organizzazioni sindacali che hanno una buona dose di responsabilità in queste vicende. Bisogna lasciare a casa ideologie ed estremismi e giungere alle mediazioni che sono fattibili“. Nei prossimi giorni ci sarà una riunione di tutte le Rsu ed “è evidente che se le altre organizzazioni sindacali si presenteranno al tavolo dicendo che bisogna fare la fotocopia di Mirafiori, non ci sono spazi. Non possono funzionare gli accordi copiati ed incollati come si fa con Word“.
Nel dibattito sulla contrattazione con Fiat un ruolo importante hanno o dovrebbero avere gli Enti locali. “Fino alla vicenda di Mirafiori è stato un intervento pessimo – ci dice Lazzi – in cui ci si è limitati a fare il tifo per una parte, senza capire bene cosa quell’accordo prevedeva”. Questa volta invece “Chiamparino sta facendo un ‘operazione giusta, offrendosi come punto di mediazione tra le parti“. In generale però per Lazzi richiama il ruolo della politica “che deve fare da garante chiamando alla propria responsabilità non solo i lavoratori ma soprattutto le imprese, che a quanto si vede, immaginano di uscire dalla crisi abbassando i costi del lavoro e dei lavoratori“. Per fare questo la politica non deve fare il tifo, “ma mettere in campo delle politiche che vadano nella direzione di uno sviluppo sostenibile” (Lazzi cita come esempio il motore ecocompatibile). “Questo però fino ad adesso non è successo“


