Al telefono con Alessio Genovese, operatore di Borderline Sicilia e fotoreporter sulla situazione a Lampedusa, tra ronde e violenze sui migranti, incertezze economiche per gli isolani e un modello che non funziona.
Ascolta la testimonianza di Alessio Genovese
Ora l’isola e vuota. Tutti i migranti sono stati trasferiti in altri centri in Italia. Il tutto in 24 ore, il che testimonia, ci dice Genovese, “che era una questione di volontà politica: l’isola è stata svuotata, il Centro di contrada Imbriacola è stato svuotato. Resta un gruppo di minori accompagnati che nei prossimi giorni verranno accompagnati nei centri siciliani“.
Restano i segni e l’eco di due giorni di caos sull’isola siciliana. “Nella giornata di martedì – dice Genovese – c’è stato l’incendio in uno dei capannoni del centro di contrada Imbriacola. Le forza dell’ordine si sono trovate davanti all’impossibilità di contenere i migranti nel centro” e li hanno fatti uscire dalla struttura. “I tunisini erano contenti perchè respiravano un po’ di libertà” mentre “la comunità lampedusana era nervosissima e non accettacva di avere gli immigrati in giro per l’isola. Si sono armati fin da subito, arrabbiati anche contro le forze dell’ordine” accusate di non aver gestito la situazione.
“Le dichiarazioni del sindaco sul fatto che Lampedusa era in guerra e i lampedusani si sarebbero dovuti difendere da soli - dice Genovese – hanno sostanzialmente giustificato la reazione degli isolani“.
Mercoledì, poi, “il sindaco ha fatto visita ad un gruppo di 300 tunisini rimasti bloccati e circondati dalle forze dell’ordine nei pressi di una pompa di benzina alle porte del paese e ha aizzato i lampedusani presenti. Ai tunisini ha detto che se non se ne fossero andati sarebbero stati attaccati“. Questo ha creato panico tra i tunisini che, non capendo, hanno pensato di nascondersi nella pompa di benzina dicendo “se ci sparano saltiamo tutti in aria“. Circolava fra di loro la voce che sarebbero stati attaccati dai siciliani mafiosi. La lingua non ha aiutato a capirsi.
“Erano terrorizzati – racconta – e da 24 ore senza dormire mangiare e bere“. Poi il caos.
“Un paio di loro hanno cominciato a rispondere alle provocazioni dei lampedusani ed stato un attimo: i lampedusani hanno caricato e le forze dell’ordine sono intervenute. Non ho visto violenza da parte dei tunisini e nessun tentativo da parte delle forze dell’ordine di gestire l’emergenza“.
Guarda il video-denuncia
Ora la situazione è tranquilla. Ma grosse nubi di incertezza pesano sul futuro.
“Non credo che ci saranno altri sbarchi a breve. Ieri un barcone è stato dirottato verso Porto Empedocle“. Ma la situazione resta tesa, pesante. “Questo manipolo di persone che ha preso parte alle violenze, da due giorni va in giro a fare le ronde per Lampedusa. Ieri, quando si è sparsa la voce di uno sbarco sull’isola si sono radunati al molo dove attraccano le forze dell’ordine“. La situazione resta molto tesa anche per giornalisti e attivisti: “abbiamo avuto paura di andare in giro perchè minacciati di linciaggio. Prima o poi quando si fermeranno le acque, e Questura e tribunali proseguiranno con l’identificazione di chi ha preso parte alle aggressioni dei tunisini e alle minacce agli operatori umanitari“. Certo, non c’è tempo da perdere, anche perchè, come ci conferma Genovese, c’è da sperare che lo Stato si faccia vivo al più presto visto che “in un’isola di 5000 persone, 100 persone violente e arrabbiate che ricordano le ronde fasciste, non possono mettere a repentaglio la convivenza e la tranquillità“.
Già, ma come sta vivendo Lampedusa questo clima sospeso da frontiera? “I lampedusani non hanno torto: la scelta del governo di far diventare Lampedusa un’isola galera in un contesto in cui i tunisini non vogliono fermarsi e i lampedusani non vogliono la presenza di queste persone” non poteva funzionare. “Qui si va avanti con convenzioni con le forze dell’ordine che pagano a 6 o 7 mesi e queste persone (i cittadini ndr. ) non vedono soldi da mesi“. Una motivazione che va oltre le preoccupazioni per l’immagine dell’isola.
In conclusione una denuncia rispetto alle condizioni dell’accoglienza sull’isola. “Una cosa che mi ha preoccupato moltissimo è che ho visto numerosi operatori della ‘Lampedusa accoglienza’ caricare e picchiare con bastoni e con mazze di ferro i tunisini. Se questo avveniva alla luce del sole in pieno centro a Lampedusa alle 12, non voglio immaginarmi cosa accada o cosa potrebbe accadere se il centro venisse riempito un’altra volta e se fossero loro gli unici ad avere a che fare con i tuinisini dentro“. Su questo saranno gli organi competenti a far luce, ma l’auspicio finale suona come la madre di tutte le soluzioni per Lampedusa: “spero che chiudano in fretta questo lager“.
Approfondimenti
Il sito di Alessio Genovese Vai al sito
Il reportage di Alessio Genovese per Fortress Europe Vai al sito




