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	<title>Caravan &#187; guerra</title>
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		<title>“Fiori di pace” a Romallo</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 16:44:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Al telefono con Gian Mario Gillio, Mustafa Qossoqsi e Marco Luchi per parlare del progetto &#8220;Fiori di pace&#8221;, promosso dalla rivista Confronti. <a href="http://www.confrontiblog.it/template.php?pag=63298" target="_blank">Il progetto</a> ha lo scopo di mettere in dialogo giovani palestinesi e giovani israeliani offrendo loro un&#8217;opportuniutà di &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al telefono con Gian Mario Gillio, Mustafa Qossoqsi e Marco Luchi per parlare del progetto &#8220;Fiori di pace&#8221;, promosso dalla rivista Confronti. <a href="http://www.confrontiblog.it/template.php?pag=63298" target="_blank">Il progetto</a> ha lo scopo di mettere in dialogo giovani palestinesi e giovani israeliani offrendo loro un&#8217;opportuniutà di dialogo al di fuori del conflitto. Per offrire loro un diverso punto di vista sull&#8217;altro. Per costruire ponti sul futuro.<span id="more-1082"></span></p>
<p><strong><a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/07/17905_thumb_DSCN0915.jpg" rel="lightbox[1082]"><img class="alignright size-medium wp-image-1083" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2010/07/17905_thumb_DSCN0915-300x225.jpg" alt="17905_thumb_DSCN0915" width="300" height="225" /></a>Ascolta l&#8217;intervista</strong></p>
<p><strong>Giovani israeliani e palestinesi si incontrano in Italia</strong></p>
<p>di Gian Mario Gillio*</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A poco più di un mese è inevitabile chiedersi le ragioni che hanno spinto il governo israeliano al blitz contro la “Freedom flottilla” che intendeva portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. L’assalto, l’ultimo così eclatante, ha provocato nove morti, una quarantina di feriti tra i passeggeri e una decina di feriti tra i soldati. Il fatto ha delineato scenari geopolitici nuovi. Quale ruolo giocherà la Turchia nello scacchiere mediorientale? È realistico ipotizzare un nuovo asse Libano, Turchia, Siria? Domande che si pongono gli adulti, i giornalisti e gli analisti. Ma cosa pensano i giovani israeliani e palestinesi che vivono, loro malgrado, l’«eredità» di questo conflitto? E cosa sanno i ragazzi italiani? Romallo, <em>Romàl</em> in <a title="Nones" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nones">nones</a>, è un piccolo comune di 602 abitanti della <a title="Provincia di Trento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Trento">provincia di Trento</a> dove in questi giorni sono giunti da Gerusalemme 12 giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni per il progetto “Fiori di pace” promosso dalla rivista “Confronti” e realizzato dall’Associazione Arca. «La domanda che ci siamo posti – dice la presidente Lucia Busetti –  è questa: chi sono i primi a pagare questo conflitto che da più di sessant’anni genera dolore e vittime? Da tre anni invitiamo questi ragazzi in un luogo diverso per farli incontrare e discutere insieme, un modo per esorcizzare le paure del conflitto».</p>
<p>Il contatto tra i due gruppi non è stato facile. Partiti da Tel Aviv si sono visti per la prima volta a Fiumicino, scalo verso Verona. I gruppi in attesa al gate non volevano proprio incontrarsi, «it’s better tomorrow» dicevano. I palestinesi stavano da una parte e gli israeliani dall’altra, si cercavano con lo sguardo, tra curiosità e timore. Coinvolti da associazioni come “Hand in Hand”, la scuola bilingue della Galilea,  l’&#8221;African Community Society&#8221; e la &#8220;Library on Wheels for Nonviolence and Peace” . «I ragazzi che frequentano Hand in Hand sono abituati a dialogare tra loro – ha detto Orna Eylat, direttore, di parte israeliana, dell’organizzazione –, tuttavia la situazione è sempre più difficile, molti studenti stanno abbandonando la scuola». Non è facile soprattutto per le associazioni palestinesi: “Fatichiamo a trovare giovani disponibili a incontrarsi con quello che si considera “il nemico””, ha ribadito il leader palestinese Kayed Sharabati.</p>
<p>Odio, giochi di potere, privazione d’identità, insicurezza, prigionia, disperazione, le parole associate al conflitto. «Questo – ha rilevato lo psicologo Mustafa Qossoqsi – non è un  progetto di massa, è un’esperienza che i ragazzi portano e diffondono nei territori, dove vivono una realtà insostenibile anche per il loro sviluppo psicologico. Senza aiuto sono  perennemente candidati ad essere traumatizzati. Farli incontrare è un modo di far accrescere in loro la resilienza». La condizione dei giovani israeliani sottoposti alla minaccia di attentati terroristici e dall’atra la situazione dei palestinesi stretti dalla violenza dell’occupazione e dalla propaganda di fazioni estremiste rende difficile parlare di pace. «Da qui emerge l’importanza di programmi educativi che consentano di incontrare l’altro direttamente, fuori dagli schemi di pregiudizio correnti» ha rilevato il prof.  Marco Luchi, coordinatore di Arca.</p>
<p>«Il 16 marzo scorso – dice Anas, giovane palestinese –  c’era tensione a Gerusalemme, mio fratello era a casa con me, tuttavia è stato arrestato due giorni dopo, fermato per due settimane e allontanato per un mese. Avviene spesso, ogni tanto i soldati arrivano e arrestano, dicono che sono misure precauzionali per la sicurezza». «Noi invece – dice Itai, giovane israeliano – abbiamo sempre paura di possibili attentati, ma sentiamo anche la tristezza di un conflitto che non riusciamo a comprendere e viviamo tutta la disperazione di questa situazione».</p>
<p>Agli incontri hanno partecipato molti studenti: «Per noi è difficile entrare nella loro realtà – ha detto Jessica – noi conosciamo questa guerra solo grazie alle notizie sui giornali». Valentina: «Noi siamo abituati ad avere tutto e facilmente. Per voi la libertà è una conquista, per noi una condizione normale» e Virginia «Se penso che per noi la reclusione è essere costretti a stare in casa una sera, magari per la punizione dei genitori…». Il progetto “Fiori di pace”, prevede oltre all’analisi del conflitto, un modo per esorcizzare paure e diffidenza, momenti ludici condivisi, gite, partite di pallone, incontri con associazioni umanitarie e culturali. I prossimi appuntamenti di “Fiori di pace” a Verona con l’Associazione “Il Germoglio” e al campo invernale della Chiesa cristiana Avventista del 7° giorno.</p>
<p>* direttore di Confronti</p>
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		<title>Contro la legge bavaglio: Emergency e i conflitti dimenticati</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 16:28:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel giorno in cui si parla di legge bavaglio e di libertà di informazione, con Gianni Salza torniamo a parlare di Emergency e delle guerre dimenticate.<span id="more-1077"></span></p>
<p>Non è un mistero che in Italia, al di fuori della cronaca, si parli &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno in cui si parla di legge bavaglio e di libertà di informazione, con Gianni Salza torniamo a parlare di Emergency e delle guerre dimenticate.<span id="more-1077"></span></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-1078" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2010/07/este_26090547_06540.jpg" alt="este_26090547_06540" width="280" height="294" />Non è un mistero che in Italia, al di fuori della cronaca, si parli sempre meno dei contesti di guerra. Gli unici testimoni di molti conflitti sono, loro malgrado, gli operatori umanitari che vanno a curarne le vittime.</p>
<p>Gianni ci parla dei progetti di Emergency in Italia e nel mondo.</p>
<p><strong>Ascolta l&#8217;intervista</strong></p>
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		<title>Freedom Flottilla: la voce di Infopal</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 14:22:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le notizie che si susseguono circa <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22212/Gaza%2C+assalto+in+mare" target="_blank">l&#8217;attacco delle forze speciali di Israele alla Freedom Flottilla</a>, il gruppo di nove navi organizzato per portare aiuti &#8211; cibo, medicinali, materiali e assistenza &#8211; alle popolazioni di Gaza, delineano un quadro sempre più preciso circa le responsabilità del mondo intero, non solo di chi ha premuto il grilletto. Sul sito Witness Gaza si possono seguire gli <a href="http://www.witnessgaza.com/" target="_blank">aggiornamenti in diretta</a>.</p>
<p>Per capire meglio quale sia la situazione e quale sia la portata  dell&#8217;accaduto, abbiamo raggiunto telefonicamente il redattore per la  sezione <em>resistenza nonviolenta</em> di Infopal, Elvio Arancio,  direttore del Centro studi europei Ibn Sina.</p>
<p><strong><a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/05/29168.jpg" rel="lightbox[864]"><img class="alignright size-medium wp-image-867" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2010/05/29168-300x225.jpg" alt="29168" width="300" height="225" /></a>Ascolta la sua testimonianza </strong></p>
<p>Martedì 1 è stato ufficializzato il bilancio di 9 morti e 40 feriti (anche se alcune deputate tedesche parlano di un bilancio superiore), ma a lungo non ci sono state conferme sulle vittime, né da Israele, né dalla Farnesina, che è risultata tagliata fuori dai canali ufficiali e ufficiosi di informazione. Elvio Arancio ci ha detto di non avere &#8220;<em>certezze sulle sorti degli italiani, perchè gli israeliani hanno predisposto una barriera militare che non permette neanche ai giornalisti di sapere chi sta sbarcando dalle navi colpite</em>&#8220;.</p>
<p>A bordo di una delle navi attaccate dei militari, anche una donna piemontese: è Angela Lano, direttrice dell&#8217;<a href="http://www.infopal.it/" target="_blank">agenzia di stampa Infopal</a>, un&#8217;agenzia senza scopo di lucro che pubblica notizie, attraverso i propri uffici di corrispondenza nella  Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e informazioni culturali, politiche  e sociali sulla Palestina, dirette al mondo della comunicazione  giornalistica, della politica, della cultura e dell&#8217;associazionismo  italiani, oltre che ai semplici navigatori del Web.</p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;attacco è avvenuto in acque internazionali ed è stato un attacco premeditato che ha voluto dare un segnale di cosa succede a chi si mette contro gli interessi israeliani</em>&#8220;. Un attacco di queste proporzioni &#8220;<em>significa che hanno perso il contatto con la realtà</em>&#8220;. La freedom Flottilla &#8220;<em>è stata una manifestazione di solidarietà enorme mai accaduto prima di cui i media non hanno dato minimamente notizia. Questo significa che Israele ha potuto agire nel silenzio.</em>&#8220;</p>
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		<title>Emergency:la testimonianza di Michela Paschetto, cooperante di ritorno dall&#8217;Afghanistan</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 10:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai nostri microfoni parla Michela Paschetto, infermiera cooperante di Emergency originaria di Prarostino (To). Un&#8217;occasione per approfondire insieme i pensieri profondi che toccano e muovono chi sceglie di andare nelle zone di guerra a curare le vittime dei conflitti. Michela operava a <em>Lashkar Gah</em>, la capitale della provincia dell&#8217;Helmand nell&#8217;ospedale di Emergency chiuso il 10 aprile scorso dalla forze di sicurezza Afghane, quando furono arrestati i suoi colleghi Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall&#8217;Aira.</p>
<p><a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/05/lashkar-gah.jpg" rel="lightbox[787]"><img class="alignright size-medium wp-image-789" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2010/05/lashkar-gah-300x225.jpg" alt="lashkar-gah" width="300" height="225" /></a><strong>Ascolta l&#8217;intervista a Michela Paschetto</strong></p>
<p>Michela è partita lo scorso ottobre per l&#8217;Afghanistan e nel suo lungo racconto ci parla della giornata tipo in un&#8217;ospedale di Emergency oltre a dirci come è cambiata dopo questa esperienza.&#8221;<em>Ripartirò presto perchè diventa necessario dopo la prima volta. Ho voglia di partire e vedere mondi diversi perchè è un&#8217;esperienza che ti cambia prospettiva</em>&#8220;.</p>
<p>Nel paese asiatico Emergency &#8220;<em>ha anche un ruolo di testimone e da sempre pubblica sul sito le storie dei suoi pazienti. Anche da <em>Lashkar Gah</em> cercavamo di raccontare quello che stava succedendo. Questo ha fatto scalpore perchè da laggiù informazioni non ne arrivano. Ci sono pochi giornalisti e possono andare nelle zone di guerra solo se accompagnati dai militari</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;arresto dei tre cooperanti è stato vissuto con &#8220;<em>grande stupore. La popolazione di <em><em>Lashkar Gah</em></em> ci vuole bene. Noi ci muovevamo da casa all&#8217;ospedale tutti i giorni senza guardie armate e avrebbero potuto farci quello che volevano. In sei mesi non ho mai avuto una sensazione di insicurezza. Quando sono stati prelevati Matteo, Marco e Matteo, noi non sapevamo niente, continuavamo a chiamarli e non ci rispondevano. Sono passare alcune ore prima che capissimo dove fossero finiti</em>.&#8221;</p>
<p>Ora l&#8217;ospedale è chiuso e Michela ci spiega che &#8220;<em>un ospedale vuoto in Afghanistan, in quella provincia, vuol dire tante persone che muoiono. Per i pazienti con grandi traumi non c&#8217;è nulla. L&#8217;unica possibilità che hanno per curarsi è andare a Kabul o in Pakistan, il che presuppone 2-3 giorni di viaggio. Tutti i giorni faccio mentalmente il calcolo delle persone che sono morte dalla chiusura dell&#8217;ospedale. E sono veramente tante</em>&#8220;.</p>
<p>La solidarietà dall&#8217;Italia è stata fondamentale. &#8220;<em>Ci rincuorava vedere la forte solidarietà della gente in Italia che è servita molto a noi che eravamo lì e ai tre arrestati. Ci sono state mobilitazioni anche in Afghanistan per chiedere la liberazione. Tutto è partito dal Panshir dove c&#8217;è il primo ospedale aperto da Emergency. Nonostante le strade sterrate ed impervie in pochi giorni hanno raccolto 10.000 firme. C&#8217;è gente che ha camminato per tre giorni per venire a firmare. Anche a Kabul molta gente si è mobilitata. A <em><em>Lashkar Gah</em></em> meno, perchè è una zona dove il terrore la fà da padrone e schierarsi per la popolazione sarebbe stato stupido</em>&#8220;.</p>
<p>Vedi anche il <a href="http://rbe.it/caravan/2010/04/stare-con-emergency/" target="_blank">nostro speciale</a> durante i giorni di prigionia dei cooperanti di Emergency.</p>
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		<title>Stare con Emergency</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 16:06:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La notte tra l&#8217;8 e il 9 aprile 2010 tre operatori di Emergency a Lashkargah in Afghanistan vengono prelevati dalle forze di sicurezza e accusati di terrorismo. <span id="more-604"></span><a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/04/10543.jpg" rel="lightbox[604]"><img class="alignright size-medium wp-image-658" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2010/04/10543-300x123.jpg" alt="10543" width="300" height="123" /></a>Emergency parla di un piano per eliminare uno scomodo testimone da una della zone del paese in cui nei prossimi mesi avrà luogo una importante offensiva militare della NATO. Anche un&#8217;infermiera di Prarostino, Michela Paschetto, era presente a Lashkargah al momento della perquisizione.</p>
<p><strong> </strong><strong>Ecco le nostre corrispondenze e i nostri approfondimenti:</strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888">13 Aprile, con Paola Feo di Emergency Torino</span></strong></p>
<p><span style="color: #888888"><strong>17 Aprile, in studio con Gianni Salza, Gianni Capitani e Matilde Salza di Emergency Pinerolo</strong></span></p>
<p><strong>Documenti</strong></p>
<p><a href="http://it.peacereporter.net/videogallery/video/12127">Ascolta</a> la testimonianza di un&#8217;infermiera di Emergency a Lashkargah rilasciata a Peacereporter</p>
<p>Firma l&#8217;appello sul <a href="http://www.emergency.it" target="_blank">sito di Emergency</a></p>
<p><strong>Scarica</strong>: <a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/04/io-sto-con-emergency.pdf" target="_blank">L&#8217;appello di Emergency</a> [Pdf] | <a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/04/notizie-dallafganistan.pdf" target="_blank">Le corrispondenze di Matteo da Lashkargah</a> [Pdf] | <a href="http://rbe.it/caravan/files/2010/04/AFG_Scheda_LASHKAR-GAH_dic-091.pdf" target="_blank">Scheda dell&#8217;ospedale di Lashkargah</a> [Pdf]</p>
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		<title>Nel buco nero della Somalia</title>
		<link>http://rbe.it/caravan/2009/10/nel-buco-nero-della-somalia/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:55:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I fotoreporter di <a href="http://www.volontariperlosviluppo.it/" target="_blank">Volontari per lo Sviluppo</a> Ugo Lucio Borga, Giampaolo Musumeci e Matteo Fagotto sono stati i primi giornalisti a rientrare in Somalia ad inizio settembre. In collaborazione con Volontari per lo Sviluppo abbiamo potuto metterci in contatto con &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I fotoreporter di <a href="http://www.volontariperlosviluppo.it/" target="_blank">Volontari per lo Sviluppo</a> Ugo Lucio Borga, Giampaolo Musumeci e Matteo Fagotto sono stati i primi giornalisti a rientrare in Somalia ad inizio settembre. In collaborazione con Volontari per lo Sviluppo abbiamo potuto<img class="alignright" style="margin: 5px" src="http://rbe.it/caravan/files/2009/10/somalia.jpg" alt="somalia" width="168" height="300" /> metterci in contatto con loro, per farci raccontare la situazione di questo paese, terra di un <a href="http://www.volontariperlosviluppo.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=776&amp;Itemid=2" target="_blank">conflitto dimenticato</a>.</p>
<p>I tre sono stati i primi giornalisti a rientrare nel paese dopo i violenti attacchi degli shabaab a Mogadiscio.</p>
<p><strong>Ascolta l&#8217;intervista a Lucio Borga</strong></p>
<p>Il loro racconto è disponibile anche in formato video a cura dei tre giornalisti, su <a href="http://www.giampaolomusumeci.com/giampaolomusumeci.com/Tv_Mogadishu.html" target="_blank">questo sito</a>. A <a href="http://www.volontariperlosviluppo.it/cms/index.php?option=com_rsgallery2&amp;Itemid=162&amp;catid=19" target="_blank">questa pagina</a> trovate invece le foto dal buco nero della Somalia.</p>
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