Francesco Azzarà è stato rapito da 4 mesi e non è ancora libero. Il nostro logista del Centro Pediatrico di Nyala è stato sequestrato il 12 agosto di quest’anno nel Sud del Darfur. Il comunicato di Emergency di questi giorni dice: “Insieme con le autorità sudanesi, continuiamo a lavorare per la sua liberazione, che ci auguriamo sempre più vicina. Con la sua famiglia, gli amici, i colleghi e i volontari di Emergency continuiamo a chiedere, ogni giorno, che Francesco torni a essere un uomo libero.”
Ecco, con molto ritardo, traccia e podcast delle scorse puntate
Puntata 48 – 11 settembre 2011
Podcast della puntata:
Si parla di Francesco, ovviamente e poi del Sudan, per ricordare quali sono le attività di Emergency nel paese.
“Il Sudan è un paese che non riesce ad uscire dalla spirale delle guerre civili. Quella tra governo federale e Sud Sudan si è interrotta con un negoziato di pace 7 anni fa e poi si è conclusa con la formazione di uno stato indipendente, non sappiamo bene, al momento, con quali vantaggi per la popolazione del Sud Sudan, che non sembra prossima a beneficiare delle grandi ricchezze, soprattutto petrolifere, del nascente stato. Finite le operazioni militari contro il sud ribelle, si sono intensificate quelle nel Darfur, che hanno portato ad un processo internazionale nei confronti del presidente sudanese. Globalmente, si parla di centinaia di migliaia di morti e di almeno 4-5 milioni di profughi. Le conseguenze…”
Emergency in questi 7 anni in Sudan ha curato 180.000 persone. Una persona che ha contribuito molto a queste cure, progettando e costruendo i nostri ospedali, è Raoul Pantaleo. Ascoltiamo un suo flash, un ricordo di una delle tante persone che sono state curate negli ospedali che ha costruito:
“La nostra idea di pace» in questi giorni è anche nelle corsie del Centro Salam. Una babele di lingue, etnie, storie, un vociare di bambini che corrono per i corridoi facendo impazzire tutti. Eritrei, etiopi, sudanesi, centrafricani e, tra poco, sierraleonesi e ruandesi. Il Centro Salam è ormai in grado di effettuare quattro interventi quotidiani e l’ospedale è in un fermento indescrivibile. Vado a trovare Fannè, la bimba centrafricana che avevo accompagnato all’aeroporto lo scorso settembre; è appena stata operata. Sta bene ma si muove ancora con difficoltà, ostacolata dai drenaggi e dalla ferita fresca dell’operazione. Viene da un piccolo villaggio alla periferia di Bangui…”
11 settembre. Sono passati 10 anni dall’attentato e le polemiche di certo non si placano. Cosa è veramente successo in quei giorni? Le versioni ufficiali hanno molte falle, alcune delle teorie alternative sono suggestive. Peace Reporter in questi giorni ha pubblicato una serie di articoli che fanno il punto della situazione di quello che è stato detto sull’argomento, presentano le varie posizioni e le confrontano. E’ una rassegna veramente interessante e consiglio di andarla a guardare, ovviamente sul sito di PeaceReporter:
http://it.peacereporter.net/articolo/30366/9-11+Cospirazione+e+propaganda+%28tutte+le+puntate%29
Podcast della puntata:
Puntata 49 – 18 settembre 2011
Podcast della puntata:
Alcune prime impressioni dell’Incontro Nazionale di Firenze. Poi un’intervista con Mimmo Risica. Mimmo Risica è un cardiologo. E’ primario di cardiologia all’ospedale di Venezia. L’ho intervistato a Firenze in questi giorni. Quando Emergency ha cominciato a costruire la cardiochirurgia di Khartoum si è subito fatto avanti, aspettava l’occasione di poter lavorare per l’Africa mettendo a disposizione le sue competenze. Da allora ha sempre lavorato come volontario per Emergency. “Perché una cardiochirurgia? Quale è il problema “al cuore” dell’Africa? E’ una cosa che stupisce sempre il discorso “C’è bisogno di cardiochirurgia, c’è bisogno di curare le cardiopatie in Africa. In realtà la situazione è sotto gli occhi di tutti in quei paesi… Io ho questa esperienza per esempio di aver girato in questi paesi dell’Africa, non ho mai trovato qualcuno che mi dicesse “No, non ha senso che voi veniate a fare questa cosa qua, abbiamo altri bisogni più essenziali, più pratici”. Questa (del bisogno di curare le cardiopatie) è una coscienza diffusa ormai in Africa, tanto che anche l’OMS nei suoi report sulla situazione sanitaria dell’Africa indica le malattie cardiovascolari come la seconda causa di morte, che entro il 2015-2020 supereranno le malattie infettive…”
Poi la la storia di Rose, così come è stata raccolta dai nostri operatori dei polibus, i nostri poliambulatori mobili che attualmente sono in provincia di Foggia ad occuparsi della salute dei migranti presenti nella zona. “Rose ha 60 anni, è in Italia da 20 e da più di 4 abita in contrada Ciceroni, nelle campagne intorno a Foggia. Ha un’unica speranza: tornare nel suo paese d’origine, il Camerun, dove vive una delle sue due figlie. L’altra l’ha raggiunta in Italia e ora vive a Napoli. Qualche settimana fa abbiamo visitato Rose e il nipote di 6 anni presso il nostro ambulatorio mobile; ora andiamo a trovarli a casa, per informarci sulla loro situazione… – Venite, vi offro dell’acqua – dice mentre ci invita all’interno della masseria dove abita. – È una tradizione africana: la prima cosa che si offre quando arriva un ospite è l’acqua…”
Poi un commento sul Parlamento Europeo: “Lo dice il Parlamento Europeo, peccato solo che lo dica con 10 anni di ritardo. In una risoluzione del 16 dicembre 2010, una risoluzione che dovrebbe essere la base per la nuova strategia europea per l’Afganistan, Dice che la coalizione di forze internazionali non vincerà mai…”. Per approfondire, il testo della risoluzione è disponibile sul sito del Parlamento Europeo:
Podcast della puntata:
Puntata 50 – 25 settembre 2011
Podcast della puntata:
Lampedusa torna agli onori della cronaca. C’è da vergognarsi a pensare che sia stato necessario che alcuni immigrati dessero fuoco alla baracca per arrivare a scoprire la disumanità delle condizioni in cui vengono ammassati… Il comunicato di Emergency: “Quello che sta succedendo a Lampedusa è figlio di una politica criminale che da molti anni i governi di questo paese stanno attuando nei confronti dei migranti. Migranti che, oltre a essere privati dei più elementari diritti umani, vengono deliberatamente usati per esasperare gli animi, costruire “diversi” e “nemici”, alimentare guerre tra poveri. La tensione e la violenza delle ultime ore, a Lampedusa come a Pozzallo, sono l’inevitabile conseguenza della politica di un governo che tratta gli stranieri come criminali…”
Il testo completo su:
http://www.emergency.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/631
“Persone, non numeri”. Durante l’Incontro Nazionale di Emergency, Cecilia Strada ha proposto più volte un interrogativo. Perchè le nostre vittime hanno sempre un nome? Perchè le nostre vittime hanno sempre una famiglia? Perchè sappiamo che lavoro facevano, quanti anni avevano, se avevano dei figli? Perchè delle nostre vittime sappiamo se avevano dei sogni nel cassetto e cosa avrebbero voluto fare un giorno? E perchè, allora, quando le vittime sono “gli altri”, qualsiasi cosa voglia dire questo, sono solo dei numeri? Non sono mai nomi. Essere un numero, è molto meno che essere una persona. Antonio Romano è direttore sanitario del poliambulatorio di Emergency di Palermo. L’abbiamo intervistato durante l’incontro nazionale. Davanti alla platea dei volontari di Emergency e del pubblico presente per sentir parlare del progetto di Emergency in Italia, Antonio ha parlato delle persone che passano ogni giorno al poliambulatorio di Palermo. Persone, non numeri, con i loro problemi. La patologia più diffusa? Antonio non ha dubbi su questo, la patologia più diffusa è il disagio psicologico. Semplice ed ovvio. Ma noi come ci sentiremmo se fossimo costretti a vivere la loro, di vita? “Questa è una cosa di cui ci siamo resi conto, anche se è ovvia pensarla, ci siamo resi conto man mano che sono aumentati i numeri, che sono persone, e man mano che il nostro ambulatorio è diventato, per queste persone, un riferimento certe volte anche affettivo, e quindi hanno cominciato a fidarsi, hanno cominciato ad aprirsi… ed hanno cominciato a raccontarci i loro problemi. E’ cominciato questo soprattutto con le cittadine centroeuropee, per intenderci le badanti, che quasi sempre sono qui da noi per sostenere figli che sono rimasti a casa, vecchi genitori rimasti a casa, per sostenerli da un punto di vista economico, e che non hanno la tendenza ad interrompere i legami con la loro famiglia…”
Vi proponiamo, da Lampedusa, un’audiostoria, tra quelle pubblicate da E-il mensile. Lui si chiama Franco Tuccio, falegname, anzi maestro d’ascia. “L’idea è nata due anni fa. Dovevamo fare la Via Crucis in paese e con il parroco abbiamo deciso di costruire una croce usando il legno della barche dei migranti. La croce è il simbolo della sofferenza di queste persone. Ne abbiamo fatte alcune per la diocesi di Agrigento e la voce si è sparsa. Ora me le chiedono da tutte le parrocchie della Sicilia, ne vogliono una in ogni chiesa. Il lavoro di falegname per me è una tradizione familiare: mio padre era maestro d’ascia e costruiva barche, io ho imparato a lavorare il legno da autodidatta. Mi piaceva fare sculture, soprattutto religiose. Io non ho guadagnato niente da questo lavoro, è un contributo di cuore… “
http://www.e-ilmensile.it/2011/09/21/il-gesto-della-memoria-laltra-lampedusa/
Lo dice il Parlamento Europeo, mica lo diciamo noi. Lo dice in una risoluzione del 16 dicembre 2010. Dice che le condizioni di vita e di salute in Afganistan si sono deteriorate, che l’istruzione non è migliorata, che la situazione delle donne non è migliorata, che il 59% dei bambini non mangia abbastanza, che anche gli afgani che inizialmente approvavano la presenza delle forze NATO ora non li vogliono più e li considerano un esercito invasore. E dice che ce ne dobbiamo andare. Questo lo dice il Parlamento Europeo. Potevano accorgersene 10 anni prima, un milione di bombe prima, un milione di morti prima. Per approfondire, il testo della risoluzione è disponibile sul sito del Parlamento Europeo:
Podcast della puntata:



