Un libro semplice, ma non banale; veloce da leggere ma capace di segnare nel profondo il lettore. Sono queste le prime parole che rivolgo a Toti Rochat, quando arriva in studio per registrare l’intervista. In effetti “Via Monte Grappa 62/b – La comune di Cinisello negli anni ’70 tra scuola popolare e lotte operaie” è un libro davvero particolare. Lo si potrebbe definire come “una storia narrata attraverso l’intreccio di tante storie”. Toti ci conferma che l’attenzione alle persone, alle storie, alle relazioni è stato il centro del suo scrivere, oltre che dell’attività politica all’interno della comune e della scuola popolare. “Ma questo l’ho capito dopo“. “A me interessano le persone. Non è un libro ideologico né saggio. Cerca di raccontare quello che c’era dietro ai fatti e alle persone, come motivazione di atti e comportamenti“.
A
scolta l’intervista a Toti Rochat
I fatti, gli scenari che fanno da sfondo alle storie, sono quelli degli anni ’70, con le molte contraddizioni, le spinte sociali e le speranze di un periodo ancora oggi al centro di un forte dibattito. Era il 1969 quando un gruppo di protestanti (valdesi, battisti e metodisti) decise di fondare un’esperienza comunitaria nella periferia dell’area metropolitana milanese. “Il centro era l’attivià politica e sociale di testimoninza nel movimento operaio” che nel corso della lunga storia della comune vedrà fianco a fianco evangelici, cattolici e non credenti, intellettuali, operai, comunisti. Una diversità di storie ed esperienze in riferimento alla fede e alle idee politiche che rappresentava una ricchezza nella laicità dell’azione politica. Toti ci ricorda un dato importante che riassume molto del rimosso e delle contraddizioni dell’oggi in riferimento agli anni ’70.
Una memoria spesso a senso unico, che non lascia spazio alla complessità dei vissuti, alle storie, alle lotte e speranze; un racconto di quel periodo che si concentra molto spesso sui fatti drammatici di quegli anni: terrorismo, lotta armata, drammi. Ciò che manca è invece il racconto della vita delle persone, i perchè delle spinte sociali, l’idea di una memoria che non sia solo la conservazione di un elenco cronologico di date, fatti e drammi.
C
erto, conservare la memoria ha un senso, ma è un peccato che essa venga conservata esclusivamente in un archivio, ribadisce con forza Toti. La memoria deve dialogare con l’oggi, essere una sponda. “Sono convinta che l’importante sia che il credente testimoni e viva nel mezzo delle contraddizioni. Per questo non è assolutamente impossibile anche oggi trovarci nei punti cruciali, nei punti più scabrosi” del presente. “Penso che sia assolutamente possibile anche oggi. Non solo possibile, ma doveroso. Il problema è il come. Lo pongo come domanda cui non ho risposta. Dovrebbero rispondere le giovani generazioni“.
Oggi questo interrogativo diventa di stretta attualità. Se ne parlerà in un incontro in occasione del Sinodo, ci dice Toti. All’incoltro parteciperanno alcune delle molte persone che hanno attraversato la Comune di Cinisello. Oggi molte delle tracce di quella storia sono presenti sul sito del Centro Culturale Jacopo Lombardini, da cui provengono anche le foto di questo articolo.




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