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Contenuto audio ascoltabileDal mondoDocumentoLa libertà riconquistata: un bilancio delle elezioni tunisine

«La rivoluzione ha ridato ai tunisini la diginità, le elezioni hanno ridato la libertà». Insieme a Wejdane Majeri proviamo a fare un bilancio della tornata elettorale tunisina, che ha disegnato il volto democratico del paese.

Festaggiamenti a Parigi per la vittoria di Ennahda

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«Per queste elezioni – precisa Wejddane – c’erano due tipologie di partiti che correvano per l’Assemblea Costituente: i partiti tradizionali e quelli nuovo, nati dopo il 14 gennaio e i giovani indipendenti. I partiti tradizionali hanno vinto, perchè esistevano anche prima e avevano delle strutture sul territorio». Ennahda ha vinto con oltre il 40% dei suffragi. Si è scritto molto si questa formazione politica che, ci racconta Wejdane «è l’unico partito islamico tunisino; un partito non estremista o integralista, ma conservatore perchè si costruisce intorno all’identità arabo-musulmana, come del resto anche gli altri partiti, anche quelli di sinistra. Questo perché in Tunisia c’è una grande voglia di ritornare a questi valori calpestati dalla dittatura». In Italia la politica nordafricana è poco conosciuta e spesso la complessità dei riferimenti all’islam da parte delle formazioni politiche, viene raccontata attraverso categorie poco efficaci. Quel che bisogna considerare è che per i tunisini «non è stato facile votare per la prima volta. Un gesto sognato e per il quale molta gente ha pagato con la propria vita e che è divenuto un gesto di liberazione del popolo, in Tunisia come in Francia o in Italia».

Spoglio delle schede. Foto dell' ONG "I watch", condivisa su Facebook

Proprio in Italia la partecipazione «è stata interessante che ha fatto capire che i tunisini all’estero sono interessati alla costruzione della Tunisia e vogliono partecipare. I risultati sono stati in linea con quelli tunisini. Ha vinto anche qui Ennahda  e questo fa capire che il voto non è relativo alle condizioni di vita. C’è stato un voto conservatore, a mio parere, perché nel cambiamento la gente aveva bisogno di sicurezza e probabilmente questo ha permesso alle persone di iniziare un percorso democratico in modo più sicuro».

Sono ore di proteste e contestazioni in Tunisia, dopo l’esclusione di alcune liste collegate alla fomazione Petition Populaire, guidata da El Hamdi, vecchio sodale del dittatore Ben Ali. Il partito, scrive il Corriere, rischia di perdere tutti o buona parte dei 18 seggi conquistati per aver infranto le regole elettorali. Il perchè, viene riportato da Michele Camerota, osservatore elettorale in Tunisia:

La decisione è stata presentata in ottemperanza del decreto legge (artt. 15-52-53-70) che disciplina le modalità e i limiti di finanziamento privato e estero ai partiti nonché l’interdizione di concorrere a cariche pubbliche nei confronti di ex quadri del RCD, il partito di Ben Ali dissolto e dichiarato fuori legge (come nel caso del capolista di Al Aridha nella circoscrizione Francia 2). Nel Palazzo dei Congressi di Tunisi, la notizia è stata salutata da un’esplosione di gioia da parte della platea presente, che si è alzata in piedi per applaudire e intonare l’inno nazionale. Simultaneamente, invece, sono scoppiati disordini nel centro-ovest del paese, in particolare nella regione di Sidi Bouzid, luogo d’origine di El Hamdi. Proprio qui, dove ha avuto inizio la rivoluzione tunisina, Pétition Populaire aveva ottenuto 3 seggi, risultando il primo partito davanti ad Ennhada, unico caso in tutta la Tunisia.

«Un altro segnale che hanno dato queste elezioni  - commenta Wejdane – è il fatto che il regime di Ben Alì doveva essere combattuto con strumenti democratici. I cittadini tunisini hanno scelto di eliminare il regime utilizzando la legge. La legge elettorale è stata molto chiara e proibiva a chi era funzionario del regime di Ben Alì di ripresentarsi pubblicamente. Noi speriamo che siano annullate tutte le liste di quel partito visto che dietro c’è un personaggio molto dubbio e non vogliamo avere queste persone nella costituente insieme ai partiti e a chi vuole lavorare per la Tunisia».

Ora, oltre alla costituzione, bisognerà capire come far ripartire l’economia. «La gente ha bisogno di lavorare e i giovani hanno bisogno di trovare punti di riferimento».




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