L’amministratore delegato di FIAT, Sergio Marchionne, ha annunciato la disdetta di tutti gli accordi sindacali vigenti per applicare a tutti i lavoratori del gruppo, a partire dal 1 gennaio 2012, il cosiddetto “contratto di Pomigliano”, frutto dell’accordo votato con i lavoratori dello stabilimento campano alla fine del 2010 e a Mirafiori il 15 gennaio 2011. Ne abbiamo parlato con il Segretario Generale della FIOM Torino, Federico Bellono.
Uno dei cambiamenti fondamentali introdotti con questa decisione di FIAT è l’esclusione di FIOM da tutte le trattative interne al Gruppo, perché proprio il sindacato dei metalmeccanici della CGIL si è sempre rifiutato di aderire all’accordo.
In realtà la FIOM non si dice così certa della propria esclusione, perché proprio a proposito di Pomigliano una sentenza mette in discussione l’idea. Il tribunale ha stabilito che non è possibile che sia l’azienda a decidere quali sono i sindacati che possono rappresentare o meno i lavoratori.
“Abbiamo un sistema che prevede che siano i lavoratori a scegliere le organizzazioni sindacali da cui farsi rappresentare. È un principio fondamentale del nostro ordinamento che la FIAT intende mettere radicalmente in discussione”, dice Bellono.
In ogni caso, se l’azione di FIAT andasse fino in fondo, la conseguenza principale sarebbe questa: il principale sindacato italiano, nonché il più grande sindacato all’interno del Gruppo FIAT.
“È un problema non solo per noi, anche perché si introduce un principio molto pericoloso, cioè il fatto che la rappresentanza sindacale non è più libera, non è più decisa democraticamente dai lavoratori, ma c’è un filtro all’ingresso stabilito dall’impresa, non accettabile non solo per noi ma per tutti quelli che pensano che la democrazia non si possa fermare ai cancelli di una fabbrica”.
L’estensione dell’accordo riguarda 70.000 lavoratori in Italia, e il che significherebbe cancellare l’accordo nazionale. Questo perché la FIAT rappresenta la più grande azienda del settore, oltre ad essere la più grande azienda italiana, e sarebbe contraddittorio avere un contratto diverso per la principale azienda del Paese e per il resto dei lavoratori.
Questa è la ragione per cui, secondo la FIOM, siamo di fronte ad un problema politico, non solo legato al sindacato dei metalmeccanici o alla FIAT.
Gli altri sindacati potrebbero reagire in modo diverso rispetto al resto della condotta tenuta finora: ad esclusione della FISMIC, che secondo il segretario Bellono dovrebbe essere a proprio agio in questo nuovo accordo, le altre sigle sembrano subire questa scelta e questa situazione.
“Spero si rendano conto – prosegue Bellono – che questa scelta, per le implicazioni che ha, mette in discussione anche loro, perché c’è uno stretto legame tra la contrattazione nazionale e organizzazioni sindacali che hanno l’ambizione di avere un ruolo che riguarda l’insieme dei lavoratori di uno stesso settore”.
Nei prossimi giorni si incontreranno gli amministratori locali per cercare di capire quale strada è stata intrapresa dalla FIAT, sia in rapporto alla rappresentanza sindacale, sia per quanto concerne il piano industriale, che sembra guardare sempre più al modello americano senza però poter replicare le condizioni statunitensi nel modello italiano.
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