Dal PiemonteDocumentoGalleria fotograficaTorino, città più inquinata d’Italia

E’ uscito il rapporto “Mal’Aria di città 2012“ di Legambeinte sullo stato dell’aria e dell’inquinamento, ambientale ed acustico, nelle maggiori città italiane. E non ci sono buone notizie. Soprattutto per le città del nord Italia racchiuse dalla Pianura Padana. E la palma d’oro di questa particolare classifica la vince, senza sorprese, Torino.

La classifica, che Legambiente stila dal 2006, elenca i capoluoghi di provincia in base al numero dei giorni di superamento di tale valore della centralina peggiore presente sul territorio urbano (a prescindere dal tipo di centralina) per numero di superamenti, raccogliendo i dati disponibili e diffusi sui siti delle Arpa Regionali.

Mappa della concentrazione di sostanze inquinanti in Europa

La cronica malattia di cui soffrono le città italiane, ovvero la pessima qualità dell’aria, non accenna a placarsi. Se da una parte aumentano le città che rispettano i limiti per l’ozono, peggiorano quelle che sono oltre i valori di legge per il biossido di azoto e i superamenti del PM10. Nel 2011, secondo la classifica di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio”, sono state 55 (sulle 82 monitorate) le città che hanno esaurito i 35 superamenti all’anno del limite di legge giornaliero per la protezione umana del PM10.

Nella tabella sottostante riportiamo i dati di questa impietosa classifica dalla quale emerge quindi che sono fuorilegge il 67% dei capoluoghi monitorati, 55 su 82. Torino, Milano e Verona: queste le prime tre città in classifica, rispettivamente  con 159, 131 e 130 superamenti. Ancora una volta il nord Italia, in particolare l’area della Pianura Padana, si conferma come la zona più critica: tutti i capoluoghi lombardi hanno superato il “bonus” dei 35 giorni, in Piemonte si salva solo Verbania, in Veneto solo Belluno rispetta la legge, salve anche Cesena in Emilia Romagna e Gorizia in Friuli Venezia  Giulia.

Abbiamo sentito al telefono il responsabile trasporti di Legambiente Piemonte, Fabio Dovana

“Torino, Milano e Verona sono le prime tre città in classifica, rispettivamente con 158, 131 e 130 superamenti registrati nella centralina peggiore della città. Il numero dei capoluoghi fuorilegge è aumentato rispetto allo scorso anno (erano 47 su 86), ma quello che più preoccupa è l’entità del fenomeno e il numero impressionante di superamenti annuali del limite giornaliero di protezione della salute umana per molte di queste 55 città. Se per ipotesi le città potessero accumulare dei “debiti di emissione”, ovvero utilizzare in anticipo i 35 superamenti concessi ogni anno, Torino non potrebbe più andare oltre i 50 µg/m3 per almeno tre anni e mezzo”.

Le città italiane stanno facendo qualcosa per modificare questa situazione?

“ Dipende da città a città. Torino ad esempio è molto in ritardo. Quest’anno non ha ancora attuato alcuna azione concreta per limitare gli sforamenti. Milano, invece, con l’attuazione dell’area C, ovvero la possibilità di entrare con l’auto nel centro solo al costo di 5 euro, dimostra con azioni deterrenti di voler davvero combattere l’inquinamento cittadino. Ma Torino da questo dati risulta la città più inquinata d’Italia.

Gli scarichi automobilistci rimangono la causa principale

Quali sono i principali fattori che causano ciò?

“Sicuramente i tubi di scappamento delle automobili, dei camion e di tutto il traffico che si muove alimentato dagli idrocarburi. Poi anche il riscaldamento delle case e degli edifici, ma il primo fattore è causato dal traffico automobilistico. In più, la Pianura Padana soffre di cronica mancaza di ricircolo dell’aria, e questo non fa altro che peggiorare la situazione”.

Che cosa chiedete alle istituzioni, in particolare a quella regionale?

“Innanzitutto di realizzare una volta per tutte il tanto decantato “Piano integrato di trasporto regionale”. La cattiva qualità dell’aria in città può essere migliorata affrontando serie politiche di mobilità sostenibile, finalizzate a disincentivare l’uso dell’auto privata all’interno dei centri urbani, potenziando il trasporto pubblico locale e sistemi alternativi per muoversi all’interno del perimetro comunale. Insieme a questo, è utile allargare l’ottica di azione anche oltre i confini delle città, e comprendere il traffico in ingresso, in particolare quello pendolare quotidiano. Sono circa 11milioni in tutta Italia i pendolari, ovvero le persone che ogni mattina si recano al lavoro in un luogo diverso da quello di residenza, e di questi, ben il 73% si sposta in macchina, creando un notevole impatto sul traffico e sull’inquinamento atmosferico nelle città di destinazione. Solo 2,8 milioni di persone si muovono in treno, molto spesso in condizioni altamente disagiate, come Legambiente denuncia da anni con la sua campagna Pendolaria giunta alla sesta edizione nel 2011. Gravi ritardi, treni fatiscenti, sovraffollamento causato dal numero di corse insufficiente, ma anche difficoltà di movimento verso il luogo di lavoro una volta arrivati alla stazione di destinazione, sono questi i principali motivi di frustrazione quotidiana, che spingono molte persone a non scegliere il treno e a spostarsi invece in automobile. Purtroppo, per chi si muove in treno il 2011 è stato un anno drammatico a causa dei tagli dei collegamenti e degli aumenti del costo dei biglietti effettuati in quasi tutte le Regioni italiane, dovuti alla drastica riduzione delle risorse operata da parte del Governo Berlusconi”.

 

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Dalla tabella si evidenzia che, delle città monitorate, la stragrande maggioranza di quelle che superano i limiti di legge nel 2011 si trova nel nord Italia

 

 

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