Ieri il Parlamento doveva votare come poi ha fatto, la legge che introduce nell’ordinamento greco i patti sulla riduzione del debito e il pacchetto di misure richiesto da FMI, UE e BCE perchè la Grecia attinga al prestito di 130 miliardi. Insieme a Margherita Dean proviamo a raccontare la Grecia che si risveglia dopo gli scontri.
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Si tratta di un pacchetto di misure di austerità molto pesante: Margherita Dean lo ha riassunto in un elenco lunghissimo di misure. A questo collegamento si trovano invece i documenti della Troika.
Il 12 febbraio alle 17:20 sono iniziati gli scontri, quando c’erano già 100.000 persone in piazza e la polizia ha sgomberato la zona di fonte al Parlamento. “I dimostranti si sono fermati per ore nelle vie intorno alla piazza e sono andati avanti per tutta la notte gli scontri. Sono andati a fuoco circa 45 edifici, ci sono stati 67 poliziotti e 54 dimostranti feriti“.
Si parla di circa 500.000 persone in piazza ad Atene. ”Ci sono state manifestazioni grosse a Salonicco, Patrasso, Creta“. Su quest’ultima isola è stata occupata anche una tv locale. “A Corfù sono stati presi d’assalto gli uffici politici di due deputati dell’isola“.
Tutti segnali di come “la società greca abbia incominciato a nutrire sentimenti di forte ostilità per quell’Europa istituzionale che ritiene essere colpevole e che ha imposto misure che vanno a soddisfare interessi altri rispetto a quelli della Grecia“. I cittadini greci credono che “i sacrifici non siano serviti a nulla in questi ultimi anni e il prestito venga garantito soltanto per ripagare il debito. I greci non credono più che i prestiti serviranno a sollevare le sorti del paese, ma ne protraggano l’agonia“.

Proviamo a offrire l’immagine della città di Atene (che raccoglie la metà della popolazione greca) in questi mesi. “Una città che in due anni si è trasformata profondamente: ci sono file infinite di negozi chiusi dalla crisi. Una città diventata più sporca di quanto già fosse: il comune non ha più i soldi per tenerla pulita. A livello di economia familiare parliamo di una disoccupazione che a novembre era del 20,9% e che quindi interessa 1 milione di greci su una popolazione totale di 11 milioni. Questo quando i prezzi dei consumi sono a livelli europei e i salari sono stati pesantemente colpiti dalla crisi (una riduzione tra tasse e imposizioni e tagli ai salari del 40%) e che adesso con il piano di austerità saranno tagliati del 22%. Il salario di ingresso al lavoro sarà di meno di 480 euro al mese netti.
Questo accanto all’aumento continuo delle nuove povertà: i nuovi senza-casa sono aumentati del 25% da settembre 2011 ad oggi. La città di Atene conta 52 punti dove si raccolgono a dormire persone che non hanno più la casa: coperte e scatole hanno fatto la loro apparizione nel centro di Atene“.

All’inizio di novembre l’allora primo ministro Papandreu aveva detto di voler indire un referendum per chiedere ai greci la loro opinione sul secondo pacchetto di austerità (quello votato il 12 febbraio). “In quel momento la notizia fu presa in modo abbastanza ironico dall’opinione pubblica: le istituzioni dovevano chiedere l’opinione degli lettori in un contesto in cui era presente l’FMI”. Stando ai sondaggi l’astensione oggi sarebbe al 30% e probabilmente il possibile voto del 9 maggio costituirà il vero referendum sulle riforme in Grecia. “Sicuramente verranno puniti i partiti che sono stati al governo: il Pasok (dato all’8%) e l’attuale coalizione“.
“L’ipotesi che la situazione precipiti è un’eventualità da tenere in conto” conclude la Dean.

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