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Contenuto audio ascoltabileDall'ItaliaDal mondoAnonymous, Acta e il web: cosa sta cambiando nella rete di cui facciamo parte?

La risposta di Paola Binetti sul suo sito

L’ACTA viola la legislazione europea? È con questa domanda che la Commissione ha fermato momentaneamente l’accordo, per ulteriori verifiche. Da qui, insieme a Fabio Chiusi, giornalista e Blogger, cerchiamo di tracciare un percorso per capire cosa sta succedendo nel mondo del web.

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«La parte più controversa dell’Acta riguarda la nuova struttura di fondo che vorrebbe dare, da qui la battuta di arresto, che segue probabilmente le manifestazioni che ci sono state in tutta Europa, ma delle quali in Italia si è parlato poco. Evidentemente la Commissione ha voluto vederci più chiaro. Quello che non è piaciuto ad attivisti e società civile è stato anche il voler discutere di una questione che riguarda tutti a porte chiuse, invece che pubblicamente. Negli ultimi giorni ci sono stati attacchi di blocco ad alcune home page di politici italiani. Il clima non è dei più tranquilli: quello che è successo a vayont.info, dimostra che le urla e gli strepiti dell’industria dell’intrattenimento, sono vani. Le norme per chiudere i siti ci sono già, la necessità di ridefinire il quadro normativo (come vorrebbero Acta, Sopa, Pipa), allora non c’è. Ma sicuramente c’è la necessità di ridefinire, ad esempio, il concetto stesso di diritto d’autore, così come il mercato che ci sta intorno. C’è un modo di fare guadagnare gli artisti senza dover prendere misure come le leggi citate».

«L’ultima azione sul sito della binetti, un defacement, potrebbe non essere riconducibile ad Anonymous, ma ad un cane sciolto. Questo apre un quadro interessante della riflessione: chiunque può dire di essere anonymous, non c’è una tessera. Ma questo in fondo non importa».

Fabio Chiusi Fonte:twitter.com/#!/fabiochiusi

«Bisogna distinguere azione per azione. Dal punto di vista giuridico è illegale, ma dal punto di vista etico è lecito che ci sia un contrattacco da parte degli utenti e dei cittadini, come ad esempio con attacchi Ddos, che sono l’equivalente di una manifestazione. Interessante di conseguenza riflettere l’etica dell’hacktivismo.

Se ci fosse un etica dell’attivismo informatico, un attacco come quello alla Binetti non ci sarebbe stato, forse. Così come un attacco al sito de Il Giornale di qualche tempo fa: se si analizza il nucleo centrale di anonymous, è strana un azione del genere, perchè ad esempio non si attacca mai un media, come in questo caso, perchè la libertà di espressione è sacra. Ha fatto bene la Binetti a dire “potevate mandare una mail”. In questo caso è lei che ha difeso la libertà di espressione. Il succo, anche nelle azioni sul web dunque non è impedire la libertà di espressione altrui, ma casomai difendersi con azioni dimostrative quando la nostra è messa a rischio».

Link interessanti
Blog de ilNichilista
Articolo sullo sciopero Sopa e Pipa
Intervista a Fabio Chiusi su libertà di espressione on line




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