Visto dall’esterno, il voto greco lancia un messaggio molto chiaro: i partiti che hanno sostenuto l’austerità escono sconfitti dalle urne. Il rigetto del piano di tagli e riforme imposto da Unione europea, Bce e Fmi sembra aver guidato la mano della maggioranza degli elettori, tanto che il partito di centrodestra Nea Dimokratia di Antonis Samaras ha raccolto solo il 19,1 percento dei consensi (-14,4% rispetto al 2009), mentre il Pasok, il Partito Socialista greco, ha subito un tracollo del 30,6%, raccogliendo solo il 13,3% e venendo scavalcato al secondo posto dalla sinistra di Syriza, che ha conquistato il 16,6.
Le due forze politiche che per decenni hanno dominato, quindi, non hanno i numeri per governare, anche in coalizione: 108 seggi per i conservatori e 41 per i socialisti, che sommati arrivano a 149 su 300, con il risultato di una coalizione senza maggioranza. A Syriza vanno invece 51 parlamentari. Premiata anche l’estrema destra neonazista di Alba d’Oro, che entra in Parlamento con il 6,9 percento dei consensi.
Fin qui i numeri, che sembrano allineati alle impressioni di questo voto. In realtà, scavando sotto questa dimensione, si può vedere come in realtà siano stati puniti altri aspetti della politica dei due partiti storici: dalle bugie del Pasok («I soldi ci sono», disse Papandreou nel 2009) all’incapacità di Nea Dimokratia di invertire la tendenza, e in generale una marcata arrendevolezza alle richieste franco-tedesche. Nella retorica di uno dei partiti vincenti, Syriza, non c’è odio antieuropeo e non ci sono politiche di uscita dall’Euro (proprie invece del Partito Comunista greco), ma fondamentalmente la rivendicazione di uno spazio di manovra per l’uscita dalla crisi, con la richiesta di una moratoria di 3 o 5 annim, che permettano al paese di lavorare per la ricostruzione economica senza la scura delle rate da saldare.
Per contro, quello che viene presentato come un voto di protesta e antisistema, quello andato ai neonazisti di Alba d’Oro, è in realtà un voto di protesta contro l’altra destra nazionalista, esclusa dal Parlamento da un elettorato molto arrabbiato, ma che non ha badato affatto nè alla composizione del movimento Alba d’Oro, nè al suo programma, che prevede al primo posto la necessità di onorare i propri impegni con l’Europa e saldare i debiti.
Insomma, l’apparenza sembra ingannare, e dietro la forma del voto greco si nascondono contenuti inattesi e probabilmente molto più significativi di quanto si possa pensare.
Ne abbiamo parlato con Margherita Dean, giornalista per E il mensile, blogger e cittadina greca, da sempre osservatrice dei fenomeni politici del paese.
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