
Cosa lega le rivolte esplose in Nordafrica e in Medio Oriente con le zone e i governi delle repubbliche exsovietiche dell’Asia Centrale? Potrebbe delinearsi in quelle zone uno scenario simile a quello esploso con la primavera araba? Ci potrebbe essere un processo di democratizzazione in Asia Centrale destinato a sovvertire lo status quo politico di quelle repubbliche molto poco democratiche e legate sotto molti aspetti agli interessi delle grandi potenze confinanti Russia e Cina?
A questo e a altri interrogativi gli analisti internazionali hanno iniziato a provare a dare alcune risposte.
La primavera araba in ogni caso ha allarmato e messo sulla difensiva i presidenti che guidano le cinque repubbliche dell’Asia Centrale post-sovietica: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Ora questi temono di perdere le redini del potere e devono affrontare un’ondata di islamizzazione capace di soppiantare le istituzioni politiche esistenti. Ma sotto molteplici punti di vista la situazione in NordAfrica e Medio Oriente è diversa da quella dell’Asia Centrale e una sorta di primavera araba in questi paesi è ancora lunga da venire. Per scoprirne i dettagli e il perché ascoltate l’intervista a Fabio Indeo, docente universitario e collaboratore di Limes.
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