La battaglia dei copti

Le violenze di ieri notte, di cui i copti sono stati vittime, hanno definitivamente fatto cadere tutte le maschere. I giochi non sono mai stati così drammaticamente chiari come ieri sera, secondo me. Lascerò a voi il giudizio, dopo che avrò raccontanto per filo e per segno quanto è accaduto. Come sempre, infatti, ho seguito le testimonianze in diretta per ore e il quadro che ne esce merita una bella denuncia pubblica. Il pericolo di una guerra settaria è cresciuto, purtroppo, ma è bene sapere chi sono i veri responsabili.

Tutto ha avuto inizio una decina di giorni fa, quando dei musulmani hanno attaccato una chiesa vicino ad Aswan, l’ennesimo episodio, ahimé, di intolleranza religiosa, almeno a sentire i giornali. L’incidente ha suscitato l’ira e le proteste dei copti, anche nella capitale. Mercoledì 5 ottobre ha avuto luogo una loro manifestazione al Maspero, terminata con l’intervento dell’esercito e della polizia, che hanno disperso i manifestanti con la forza. Esasperati, sia per gli ultimi eventi sia per quelli passati, per i quali nessun responsabile è stato mai punito, nonostante le presunte indagini che le autorità avrebbero avviato, i copti hanno indetto una marcia per ieri sera, da Shubra (quartiere ad alta densità cristiana) al Maspero, il palazzo della tv. La marcia, di circa 10.000 persone, è partita verso le cinque del pomeriggio, chiedendo la fine delle discriminazioni contro i copti (tra l’altro, anche la legge anti-discriminazione che era stata promessa da governo e Consiglio Militare è finita nel dimenticatoio), la ricostruzione della chiesa vicino ad Aswan a spese dello stato e la riapertura di altre chiese. Molti gli slogan contro il feldmaresciallo Tantawi, ormai ritenuto da molti, musulmani e cristiani, il nuovo dittatore egiziano.

La marcia dei copti è stata pacifica, come attestano decine e decine di testimonianze, tra le quali quelle di Buthayna Kamel, l’unica candidata donna alla Presidenza. Inoltre, erano presenti anche i sufi e molti altri musulmani. Diverse persone testimoniano di aver visto, tra i partecipanti, molte donne velate. A un certo punto, la marcia è stata attaccata da sconosciuti, probabilmente i soliti baltagheya. Respinto l’attacco, la marcia è giunta nei pressi del Maspero e lì è scoppiato il finimondo. L’esercito ha attaccato, investendo decine di persone con i blindati. Un’auto, passando, ha sparato sulla folla. Altre bande di “civili” hanno assalito i manifestanti. Insomma, guerriglia vera e propria, con l’esercito, ormai, palesemente spogliato del ruolo di protettore della rivoluzione, al quale nessuno ha mai realmente creduto. I giornalisti, o chiunque avesse con sé una telecamera, sono stati attaccati e picchiati a loro volta. Hanno cominciato ad arrivare messaggi disperati di richieste di aiuto: medici, kit di soccorso, ambulanze. Molti hanno riportato l’uccisione in diretta di persone investite o colpite da proiettili. Hanno cominciato ad arrivare video e immagini terribili, che vi risparmio. Qua, tuttavia, c’è un video tra i meno cruenti:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Ps0cZESV-ec[/youtube]

Ma il peggio doveva ancora venire. Mentre i copti venivano brutalmente attaccati, la tv di stato egiziana dava il meglio di sé per alimentare il conflitto religioso. E’ questo il vero scandalo. Il primo canale ha iniziato a diffondere la notizia che i copti stavano uccidendo i soldati, invitando tutti gli onorati cittadini a scendere in strada per difendere l’esercito. Non so se recepiate la gravità della cosa. Non contenta di ciò, la tv di stato ha trasmesso l’intervista a un militare ferito che ha corroborato ulteriormente questa visione: “Quei figli di cane dei cristiani ci hanno aggredito”. Testuali parole. Naturalmente, la tv di stato ha dato grande rilievo al ferimento e alla morte di un soldato, ignorando sistematicamente le decine di morti e le centinaia di feriti tra i manifestanti copti (e non solo). Intanto, l’ospedale copto si riempiva di corpi schiacciati dai blindati e di feriti, con appelli concitati a donare sangue, che non era sufficiente.

E non è certo finita qua. L’esercito si è dato molto da fare anche per imbavagliare l’informazione. Vi sono state due irruzioni in due sedi televisive che stavano trasmettendo gli eventi: al-Hurra TV e la TV25. Qui c’è un video dove si sente il grido terrorizzato della conduttrice, tanto per darvi un’idea:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DvPWB-ThuhI&feature=share[/youtube]

E il zelante lavoro della tv di stato egiziana ha dato i suoi frutti. Quando ormai l’esercito si era ritirato ai margini (si fa per dire, perché un dispiegamento di mezzi come quello di ieri sera non c’era stato neanche durante i diciotto giorni della rivoluzione), vi erano ormai squadre di musulmani che combattevano contro copti e altri musulmani. Inoltre, hanno cominciato a girare bande islamiste che urlavano: “Islamiya, islamiya!”. O peggio: “I cristiani dove sono? Qui c’è l’islam!”. Ragazze con la croce al collo sono state aggredite, oppure donne a capo scoperto, non importa se cristiane o musulmane. Assaliti anche alcuni negozi dei copti. persino l’ospedale copto, dove era ricoverata la maggior parte dei feriti, è stato a un certo punto attaccato. Ma le bande di islamo-teppisti, ormai sguinzagliate per la città, hanno attaccato anche il sindacato dei giornalisti.

Chiaramente, c’è anche stata una forte reazione da parte della società egiziana, per reagire subito a quest’ultimo tentativo di seminare il conflitto religioso. Sul web sono immediatamente partiti appelli ai musulmani a scendere in strada con i copti, per non lasciarli soli e non permettere che passasse l’immagine veicolata dalla tv di stato di un conflitto tra copti e esercito. Alcuni attivisti si sono sparsi per i quartieri, per spiegare a voce, porta a porta, la reale situazione, anche a quelle persone che non utilizzano internet. Altri hanno invitato i comitati popolari ad attivarsi per la protezione delle chiese. In piazza Tahrir, si è radunata una manifestazione di musulmani e cristiani che hanno ribadito: “Cristiani e musulmani, una mano sola!”. La società civile egiziana sta stringendo i denti più che mai.

Intanto, le forze di sicurezza, al Maspero, cancellavano le tracce degli scontri, alcuni ministri accusavano le solite “mani straniere” e il primo ministro Sharaf, redivivo, condannava debolmente l’accaduto, senza proporre alcuna soluzione. Infine, è stato imposto il coprifuoco in centro città, dalle due alle sette del mattino. Un tweet amaro, ieri notte, ha commentato: “A quando il discorso di Mubarak?”. Oggi, invece, è il triste giorno dei funerali.

In copertina: Le violenze di ieri notte, di cui i copti sono stati vittime, hanno definitivamente fatto cadere tutte le maschere. I giochi non sono mai stati così drammaticamente chiari come ieri sera, secondo me. Lascerò a voi il giudizio, dopo che avrò raccontanto per filo e per segno quanto è accaduto. Come sempre, infatti, ho seguito le testimonianze in diretta per ore e il quadro che ne esce merita una bella denuncia pubblica. Il pericolo di una guerra settaria è cresciuto, purtroppo, ma è bene sapere chi sono i veri responsabili. Tutto ha avuto inizio una decina di giorni fa, quando dei musulmani hanno attaccato una chiesa vicino ad Aswan, l'ennesimo episodio, ahimé, di intolleranza religiosa, almeno a sentire i giornali. L'incidente ha suscitato l'ira e le proteste dei copti, anche nella capitale. Mercoledì 5 ottobre ha avuto luogo una loro manifestazione al Maspero, terminata con l'intervento dell'esercito e della polizia, che hanno disperso i manifestanti con la forza. Esasperati, sia per gli ultimi eventi sia per quelli passati, per i quali nessun responsabile è stato mai punito, nonostante le presunte indagini che le autorità avrebbero avviato, i copti hanno indetto una marcia per ieri sera, da Shubra (quartiere ad alta densità cristiana) al Maspero, il palazzo della tv. La marcia, di circa 10.000 persone, è partita verso le cinque del pomeriggio, chiedendo la fine delle discriminazioni contro i copti (tra l'altro, anche la legge anti-discriminazione che era stata promessa da governo e Consiglio Militare è finita nel dimenticatoio), la ricostruzione della chiesa vicino ad Aswan a spese dello stato e la riapertura di altre chiese. Molti gli slogan contro il feldmaresciallo Tantawi, ormai ritenuto da molti, musulmani e cristiani, il nuovo dittatore egiziano. La marcia dei copti è stata pacifica, come attestano decine e decine di testimonianze, tra le quali quelle di Buthayna Kamel, l'unica candidata donna alla Presidenza. Inoltre, erano presenti anche i sufi e molti altri musulmani. Diverse persone testimoniano di aver visto, tra i partecipanti, molte donne velate. A un certo punto, la marcia è stata attaccata da sconosciuti, probabilmente i soliti baltagheya. Respinto l'attacco, la marcia è giunta nei pressi del Maspero e lì è scoppiato il finimondo. L'esercito ha attaccato, investendo decine di persone con i blindati. Un'auto, passando, ha sparato sulla folla. Altre bande di "civili" hanno assalito i manifestanti. Insomma, guerriglia vera e propria, con l'esercito, ormai, palesemente spogliato del ruolo di protettore della rivoluzione, al quale nessuno ha mai realmente creduto. I giornalisti, o chiunque avesse con sé una telecamera, sono stati attaccati e picchiati a loro volta. Hanno cominciato ad arrivare messaggi disperati di richieste di aiuto: medici, kit di soccorso, ambulanze. Molti hanno riportato l'uccisione in diretta di persone investite o colpite da proiettili. Hanno cominciato ad arrivare video e immagini terribili, che vi risparmio. Qua, tuttavia, c'è un video tra i meno cruenti: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Ps0cZESV-ec[/youtube] Ma il peggio doveva ancora venire. Mentre i copti venivano brutalmente attaccati, la tv di stato egiziana dava il meglio di sé per alimentare il conflitto religioso. E' questo il vero scandalo. Il primo canale ha iniziato a diffondere la notizia che i copti stavano uccidendo i soldati, invitando tutti gli onorati cittadini a scendere in strada per difendere l'esercito. Non so se recepiate la gravità della cosa. Non contenta di ciò, la tv di stato ha trasmesso l'intervista a un militare ferito che ha corroborato ulteriormente questa visione: "Quei figli di cane dei cristiani ci hanno aggredito". Testuali parole. Naturalmente, la tv di stato ha dato grande rilievo al ferimento e alla morte di un soldato, ignorando sistematicamente le decine di morti e le centinaia di feriti tra i manifestanti copti (e non solo). Intanto, l'ospedale copto si riempiva di corpi schiacciati dai blindati e di feriti, con appelli concitati a donare sangue, che non era sufficiente. E non è certo finita qua. L'esercito si è dato molto da fare anche per imbavagliare l'informazione. Vi sono state due irruzioni in due sedi televisive che stavano trasmettendo gli eventi: al-Hurra TV e la TV25. Qui c'è un video dove si sente il grido terrorizzato della conduttrice, tanto per darvi un'idea: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DvPWB-ThuhI&feature=share[/youtube] E il zelante lavoro della tv di stato egiziana ha dato i suoi frutti. Quando ormai l'esercito si era ritirato ai margini (si fa per dire, perché un dispiegamento di mezzi come quello di ieri sera non c'era stato neanche durante i diciotto giorni della rivoluzione), vi erano ormai squadre di musulmani che combattevano contro copti e altri musulmani. Inoltre, hanno cominciato a girare bande islamiste che urlavano: "Islamiya, islamiya!". O peggio: "I cristiani dove sono? Qui c'è l'islam!". Ragazze con la croce al collo sono state aggredite, oppure donne a capo scoperto, non importa se cristiane o musulmane. Assaliti anche alcuni negozi dei copti. persino l'ospedale copto, dove era ricoverata la maggior parte dei feriti, è stato a un certo punto attaccato. Ma le bande di islamo-teppisti, ormai sguinzagliate per la città, hanno attaccato anche il sindacato dei giornalisti. Chiaramente, c'è anche stata una forte reazione da parte della società egiziana, per reagire subito a quest'ultimo tentativo di seminare il conflitto religioso. Sul web sono immediatamente partiti appelli ai musulmani a scendere in strada con i copti, per non lasciarli soli e non permettere che passasse l'immagine veicolata dalla tv di stato di un conflitto tra copti e esercito. Alcuni attivisti si sono sparsi per i quartieri, per spiegare a voce, porta a porta, la reale situazione, anche a quelle persone che non utilizzano internet. Altri hanno invitato i comitati popolari ad attivarsi per la protezione delle chiese. In piazza Tahrir, si è radunata una manifestazione di musulmani e cristiani che hanno ribadito: "Cristiani e musulmani, una mano sola!". La società civile egiziana sta stringendo i denti più che mai. Intanto, le forze di sicurezza, al Maspero, cancellavano le tracce degli scontri, alcuni ministri accusavano le solite "mani straniere" e il primo ministro Sharaf, redivivo, condannava debolmente l'accaduto, senza proporre alcuna soluzione. Infine, è stato imposto il coprifuoco in centro città, dalle due alle sette del mattino. Un tweet amaro, ieri notte, ha commentato: "A quando il discorso di Mubarak?". Oggi, invece, è il triste giorno dei funerali.

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