I Fratelli Musulmani perdono il monopolio del sindacato dei medici

Finalmente svelato l’arcano sulle elezioni sindacali dei medici, il cui risultato svela uno scenario davvero interessante. I giornali che nei giorni scorsi hanno sventolato la schiacciante vittoria dei Fratelli Musulmani – al-Ahram in testa – hanno dimenticato di menzionare un dettaglio importante, cioè che i Fratelli Musulmani, in realtà, hanno perso il monopolio che avevano prima, arretrando considerevolmente. Un prospettiva molto diversa, dunque. 

La penosa situazione della tv egiziana: "al-Masreya (tv di Stato, sulla sinistra): bugiardi, ipocriti, incitatori alla violenza; al-Jazeera Mubashir Misr (nel centro): vietata; TV25 (a destra): chiusa".

Oggi, tuttavia, altri quotidiani, e numerosi individui sui social network, forniscono il quadro dei risultati, che riassumo qui per lasciarvi giudicare da soli. La formazione Medici per l’Egitto, sostenuta dai Fratelli Musulmani, vince, ma perde il controllo totale del Consiglio Nazionale del sindacato, vincendo 18 seggi su 24. Conquistato anche il posto di Segretario Nazionale, ma il neo-eletto non è un membro della Fratellanza, come ha tenuto a precisare lui stesso. La lista degli Indipendenti, nata da poco dopo la rivoluzione, vince, quasi a parimerito, nelle sezioni di diversi governatorati, assumendo il controllo di 14 consigli su 27. Al Cairo, i Fratelli Musulmani mantengono il direttore della sezione locale, ma perdono 14 seggi su 16 nel consiglio. Ad Alessandria, 10 seggi su 12 vanno agli Indipendenti, incluso il posto di direttore di sezione. A Suez, roccaforte storica dei Fratelli Musulmani, questi ultimi non guadagnano nemmeno un seggio. Persino ad Ismailiya, culla della Fratellanza, perdono la maggioranza.

Nonostante la campagna mediatica di alcuni giornali, non mi sembra dunque che si possa affermare che i Fratelli Musulmani abbiano intascato una vittoria schiacciante. La lista degli Indipendenti, appena nata e molto meno organizzata, ha strappato un notevole successo. Inoltre, tranne alcune contestazioni, queste elezioni sono considerate le prime realmente trasparenti e dimostrano che i Fratelli Musulmani non sono affatto imbattibili, come qualcuno teme. Altro dato interessante è che il 20-25% dei medici sono copti e, ulteriore buona notizia, Mona Mina, già menzionata in questa newsletter tempo fa come leader dello sciopero generale dei medici, donna e copta (e dunque soggetto discriminato per eccellenza, secondo i canoni comuni), è stata eletta nel Consiglio Nazionale.

Questi risultati, secondo me, dimostrano che le forze laiche, avendo il tempo necessario per organizzarsi e a patto che le consultaziono elettorali non siano truccate o influenzate da pressioni esterne, possono farcela benissimo contro gli islamisti. Questi, completamente assenti nell’attuale movimento di scioperi e proteste sociali che sta attraversando il paese, quando il dibattito si sposta dall’identità religiosa sui problemi sociali e concreti, si possono battere. Inoltre, la partecipazione dei copti, che sono il 10% di una popolazione di più di 80 milioni, è essenziale e può fare la differenza.

Gli islamisti, inoltre, sono ancora più divisi, dopo che i salafiti hanno lasciato la coalizione con i Fratelli Musulmani. Il blogger Sandmonkey ha riassunto la situazione con una battuta: “Salafiti contro Fratelli Musulmani = Arabia Saudita contro Qatar = distruzione dei voti islamisti = gran divertimento per tutti!”. Speriamo che abbia ragione. Intanto, i Fratelli Musulmani compiono un’altra mossa impopolare: l’Ufficio della Guida ha ordinato (ebbene sì) a tutti i membri della Fratellanza di aderire al partito LIbertà e Giustizia. I giovani Fratelli Musulmani, che da tempo chiedono più democrazia interna e in parte appoggiano i partiti di alcuni dissidenti, sono già sul piede di guerra.

Ma le buone notizie, oggi, non sono finite qui. Anche le donne, che stanno sempre tentando di affrancarsi dalla tutela benefica dell’ex first lady Suzanne Mubarak, si stanno muovendo. L’Associazione delle Donne Arabe ha annunciato di aver fatto domanda per la costituzione del proprio partito, l’Unione delle Donne Egiziane. L’obiettivo immediato è coinvolgere cinque milioni di donne (cinque milioni!) nella campagna a sostegno delle candidate donne alle parlamentari, boicottando invece quei partiti che non danno spazio ai diritti delle donne. Secondo obiettivo è lanciare un’altra campagna per eliminare l’analfabetismo femminile in due anni, così forse, attraverso l’educazione, si elimineranno anche tanti dei problemi che affliggono le donne, ad esempio l’infibulazione.

Come si vede, mentre islamisti e conflitti settari tengono le scene, la società egiziana è tutta in attività, un movimento sotterraneo inarrestabile che, prima o poi, emergerà visibile in superficie. E’ importante quindi, di tanto in tanto, dargli visibilità fin da ora e il giusto merito. Ci sarebbero anche altre notizie, ma oggi era doveroso dare risalto a questo aspetto.