Basta agli aiuti statunitensi?

Dopo l’annuncio dell’apertura ufficiale delle candidature alla Presidenza il prossimo 10 marzo, questa mattina è giunta la notizia che le elezioni si dovrebbero tenere alla fine di maggio (anche se Tantawi ha ribadito ieri che cederà il potere solo il 30 giugno). In attesa di ricevere ulteriore conferma della notizia, l’ex Primo Ministro Ahmed Shafiq (quello nominato da Mubarak durante i diciotto giorni di rivolta di gennaio-febbraio 2011) si è candidato ufficialmente.

Un murale dipinto dall'artista Alaa Awad sul muro di via Muhammad Mahmoud

Inoltre, ha fatto capire di avere l’appoggio di Tantawi. Ahimé… Ci mancherebbe un altro Presidente allevato dai militari, e per di più proprio Shafiq, lo stesso che, durante l’insurrezione di gennaio 2011, negava l’uso della violenza contro i manifestanti, mentre le tv di tutto il mondo trasmettevano immagini che lo smentivano clamorosamente. Abdel Moneim Abul Futouh, un altro candidato alla Presidenza, fuoriuscito dalla Fratellanza Musulmana, ha commentato che Shafiq non sarebbe in grado di dirigere nemmeno un consiglio locale di paese. E Amr Moussa, altro aspirante Presidente, ha ribattuto di essere lui il vero candidato della gente. C’è purtroppo la possibilità che abbia ragione.

Intanto, a seguito del massacro di tifosi dell’Ahly nello stadio di Port Said, il Parlamento ha convocato a rapporto il Ministero degli Interni, Mohammed Ibrahim, sul quale cadono le accuse soprattutto dei deputati islamisti. Il ministro, pare, non ha saputo rispondere alle domande rivoltegli. Su Port Said, dunque, ancora non si è fatta chiarezza, almeno ufficialmente. Ora sembra che il Parlamento voglia sentire anche Tantawi ed altri ministri, ma il Consiglio Militare ha avuto da ridire sulla convocazione del feldmaresciallo. A proposito, mi sono resa conto che gli egiziani non sanno nemmeno quanti sono i membri del Consiglio Militare. Ci sono alcuni attivisti che stanno cercando di identificarli e di contarli tutti: finora ne hanno individuati ventidue. L’esercito continua a essere un imperscrutabile buco nero, ma la sua imperscrutabilità è minacciata ogni giorno di più. Il boicottaggio dei prodotti militari, ad esempio, anche se è fallito, ha contribuito se non altro ad approfondire la conoscenza della rete di interessi economici dei generali.

Una composizione fatta da cartucce vuote di vario tipo (il cui contenuto è stato sparato sui manifestanti, evidentemente) che disegna la frase: "Allahu akbar"

La crisi con gli Stati Uniti, invece, continua. In risposta alle minacce di questi ultimi di togliere i finanziamenti all’Egitto (o meglio al suo esercito), alcuni islamisti, salafiti in testa, hanno risposto “accomodatevi, possiamo farne a meno”. Un famoso predicatore salafita, Mohamed Hassan, sostiene di poter sostituire gli aiuti americani con donazioni da parte degli egiziani stessi (purché non siano donazioni dell’Arabia Saudita…). Anche un progressista come Abdel Moneim Abul Futouh sembra favorevole all’idea di rinunciare agli aiuti americani e quindi a tutte le condizioni politiche annesse. Si attende dibattito.

Un momento di una protesta studentesca

E tornano a farsi sentire le tensioni settarie. Dopo la vicenda dell’esilio forzato di otto famiglie cristiane da un villaggio vicino ad Alessandria, stava per scoppiare una nuova guerriglia religiosa in un paese del governatorato di Sharqiya. La scintilla è sempre la stessa: la presunta conversione all’islam di una ragazza cristiana e l’accusa alla chiesa locale, da parte di alcuni musulmani, di averla rapita e nascosta. Per fortuna, questa volta, il disastro è stato scongiurato. Gli anziani musulmani del luogo, gli imam delle moschee e gli esponenti di Libertà e Giustizia si sono tutti attivati per proteggere la chiesa (addirittura con il ferimento di alcuni, si dice). Anche le forze di sicurezza si sono mobilitate, per una volta, respingendo gli aggressori. Come si può vedere, quando ci s’impegna, i cosiddetti conflitti settari possono essere prevenuti. Ma le violenze che non accadono non raggiungono mai la cronaca internazionale.

Nel frattempo, molti studenti continuano le loro proteste. Ieri c’è stata una marcia sul Ministero della Difesa, ovviamente superdifeso. Gli studenti insistono, dunque, ma sono allo studio anche altre iniziative.