Forse un accordo sul prossimo Presidente

Egitto e Stati Uniti tentano di gettare acqua sul fuoco a proposito delle recenti tensioni tra i due paesi. Oggi l’Università di al-Azhar ha fatto sapere che la propria iniziativa di istituire un fondo per sostenere l’economia nazionale, alimentato dalle donazioni degli egiziani (quelli che se lo possono permettere, ovviamente), non è in alternativa al ricevimento di aiuti finanziari americani.

Analogamente, sul versante americano, il capo di stato maggiore Martin Dempsey (che recentemente è stato in visita al Cairo) preme affinché gli aiuti all’Egitto non siano tagliati. Attualmente, dunque, la prudenza e la cautela sembrano prevalere da entrambe le parti.

La notizia del giorno, tuttavia, riguarda un presunto accordo tra Consiglio Militare, Fratellanza Musulmana e (forse) alcuni liberali per sostenere un candidato comune alla Presidenza. Il nome che da alcuni giorni si fa con insistenza è quello di Nabil al-Araby, il presidente della Lega Araba. al-Araby era già stato l’apprezzato Ministro degli Esteri del governo Sharaf (il primo del dopo Mubarak) per il suo sforzo nel rinnovare e rinvigorire la politica estera del paese. E’ stato durante il suo ministero, infatti, che si è siglato l’accordo di riconciliazione palestinese, si sono migliorati i rapporti con i paesi del bacino del Nilo e si è persino tentato di riaprire un canale diplomatico con l’Iran (tentativo presto fallito, a dire il vero).

Comunque sia, chi ha digerito peggio la notizia è stato Amr Moussa, perché al-Araby sarebbe un pericoloso avversario nella corsa alla Presidenza. C’è chi pensa, in effetti, che questa mossa congiunta dei militari e dei Fratelli Musulmani miri a mettere i bastoni tra le ruote sia ad Amr Moussa (che non piace ai militari) sia ad Abdel Moneim Abul Futouh (che non piace alla Fratellanza, dalla quale ha divorziato). Nabil al-Araby, dal canto suo, secondo alcuni giornali sarebbe d’accordo di candidarsi, mentre secondo altri starebbe ancora riflettendo.

Ma oggi è anche il giorno di un’altra iniziativa, promossa da alcuni attivisti e deputati parlamentari: il soccorso di Port Said. Dopo il massacro di tifosi dell’Ahly, avvenuto recentemente nello stadio della città, quest’ultima è stata fatta oggetto di uno di quei micidiali boicottaggi di cui solo la società egiziana è capace. Considerata colpevole di aver teso una trappola mortale ai tifosi cairoti, Port Said è stata tagliata fuori dal resto del paese, socialmente ed economicamente. Questo, almeno, è ciò che dicono molti suoi abitanti. Qualche giorno fa l’esercito ha persino inviato loro alcuni aerei con delle scorte di cibo, che starebbe scarseggiando. Preoccupati per questa punizione ingiusta che potrebbe dividere ulteriormente il paese, alcuni attivisti e parlamentari hanno quindi organizzato una carovana diretta a Port Said con l’intento di romperne l’embargo. Alla sua testa c’è proprio il deputato della città.

 

Al Cairo, invece, il venerdì di protesta oggi è stato dedicato interamente alla Siria, per chiedere che il suo ambasciatore in Egitto sia espulso. La situazione siriana preoccupa e coinvolge profondamente gli egiziani.

Nel frattempo è giunta la notizia che Mubarak sarà trasferito all’ospedale della prigione di Tora solo il mese prossimo, dunque, molto probabilmente, dopo il verdetto del processo, la cui data sarà decisa mercoledì 22 febbraio. Si attende, invece, una nuova ondata di trasferimenti di ufficiali di polizia. La mossa è stata annunciata dal Ministro degli Interni, in risposta – pare – a una esplicita richiesta del Parlamento. I Fratelli Musulmani avrebbero fornito al Ministro 1.300 nomi di uomini, ancora legati all’ex Ministro degli Interni di Mubarak Habib al-Adly, che vorrebbero rimuovere. Speriamo soltanto che non sia una farsa, come è successo a giugno dell’anno scorso.