Concluse le elezioni della Shura

Il 22 febbraio si sono finalmente concluse le elezioni della Shura, la Camera Alta del Parlamento. I risultati ufficiali sono attesi per oggi, ma i Fratelli Musulmani, sul loro sito ufficiale, hanno già annunciato di aver intascato un’altra vittoria schiacciante, con la conquista di 107 seggi (59%) su 180 (i seggi totali sono 270, ma 90 sono nominati dal Presidente della Repubblica).

la corsa alla Presidenza

Altri 46 seggi – sempre secondo i Fratelli Musulmani – vanno al partito salafita al-Nour, seguito dal Wafd con 19 seggi e il Blocco Egiziano (quel che ne resta) con sette seggi. Come si vede, la porzione eletta della Shura è all’85% islamista. C’è da dire, tuttavia, che l’affluenza alle urne è stata scarsissima, attorno al 10%. La prima seduta della Shura è prevista per il 28 febbraio, dopodiché il passo successivo sarà la formazione dell’Assemblea Costituente, sulle cui modalità di nomina/elezione vige ancora la confusione più assoluta.

Nel frattempo si è concluso il processo di Mubarak, ma per il verdetto si dovrà attendere il 2 giugno. Molti sono propensi a credere che si voglia attendere l’uscita di scena dei militari prima di dichiarare Mubarak innocente. E’ questo che si teme infatti: un verdetto di innocenza.

Venerdì 24 febbraio, invece, la piazza ha dedicato una giornata di protesta alla Siria e alla Palestina, due paesi che ultimamente hanno suscitato la preoccupazione degli egiziani forse più che il loro stesso paese: la Siria per le sempre più efferate violenze del regime di al-Assad sulla popolazione e la Palestina per i recenti fatti alla moschea al-Aqsa. Tra l’altro, questo venerdì al-Azhar ha ospitato il leader di Hamas Ismail Haniyya, che durante la khutba ha ribadito che il suo movimento non riconoscerà Israele.

A proposito di al-Azhar, il Parlamento intende ridiscutere la legge sulla sua indipendenza approvata dal Consiglio Militare poco prima che la Camera Bassa iniziasse le sue attività. Ora, i Fratelli Musulmani chiedono anche l’elezione indipendente del mufti, attualmente dipendente dello Stato, e l’unione del Dar al-Ifta’ (l’organismo preposto all’emanazione delle fatawa) con l’Università di al-Azhar.

Quel che preoccupa, in questi giorni, è una serie di aggressioni fisiche ai danni di alcuni esponenti politici. La prima vittima è stata nientemeno che l’illustre candidato alla Presidenza, ed ex leader progressista della Fratellanza, Abdel Moneim Abul Fotouh, la cui auto è stata assaltata e rubata, mentre lui, nel tentativo di difendersi, è stato colpito alla testa. Ora sta bene, ma ci si chiede se questa aggressione sia un semplice episodio di criminalità spicciola oppure un assalto mirato. Stesso discorso per il presidente della Commissione Sanità del Parlamento, la cui auto è stata investita da un camion. Ciò che in questo caso induce a sospettare un attacco mirato è il fatto che il politico, dopo aver ispezionato l’ospedale della prigione di Tora, in vista del trasferimento di Mubarak, abbia recentemente ricevuto minacce alla propria vita da parte dei Figli di Mubarak.

Samira Ibrahim

Oggi, invece, sotto i riflettori vi sono due attesi processi: quello sui finanziamenti stranieri alle ONG, che coinvolge pesantemente le relazioni tra Egitto e Stati Uniti, e quello sui test di verginità, portato avanti da Samira Ibrahim nei confronti del Consiglio Militare. La buona notizia è che, finalmente, si sono fatte avanti altre testimoni, vincendo pudore e paura. In questo momento in cui la rivoluzione sembra soffocata dal ricompattarsi di militari, ex del Partito Nazional Democratico e islamisti, la fiaccola della speranza è tenuta alta soprattutto dai giovani (vedi ad esempio il movimento studentesco), tra i quali le donne stanno svolgendo un ruolo esemplare.