L’attenzione si sposta sull’Assemblea Costituente

I due attesi processi di ieri, quello sulle ONG e quello sui “test di verginità”, sono stati entrambi aggiornati a nuova data. Il primo processo, che vede come imputati 43 attivisti, dei quali 19 americani, è stato quasi immediatamente aggiornato al 26 aprile (forse in attesa di trovare una soluzione diplomatica, secondo qualche commentatore).

Il graffito, intitolato "Peace machine", è dell'artista Zeft.

Il secondo processo, invece, è stato più movimentato, con la testimonianza di tre attiviste che hanno dichiarato di aver udito, in occasioni diverse, alcuni membri del Consiglio Militare affermare come i test di verginità siano una pratica corrente nelle carceri dell’esercito. I test verrebbero eseguiti per accertare quali donne arrestate non sono più vergini, per impedire che queste, in seguito, denuncino le forze armate per stupro. Notare come, nella mentalità militare, si possano stuprare solo le vergini, mentre lo stupro delle non-vergini non esiste per definizione. Ad ogni modo, il processo è stato infine aggiornato all’11 marzo, giorno nel quale si attende probabilmente anche il verdetto finale.

Ieri è stato inoltre il giorno del discorso del premier Ganzouri al Parlamento, il primo dopo l’insediamento di quest’ultimo. Ganzouri ha dipinto un ritratto dell’economia del paese a dir poco oscuro, denunciando la mancata ricezione degli aiuti finanziari promessi da tanti paesi arabi e occidentali. Tuttavia, si è mostrato fiducioso in una possibile ripresa. Il deficit del paese è del 10%, mentre il debito è salito a 807 miliardi di sterline egiziane (circa 115 miliardi di euro). I disoccupati, invece, sono 3,5 milioni, su una popolazione di circa 80 milioni (altre fonti arrivano a stimare il numero di abitanti pari a 85 milioni). Ganzouri ha anche aggiornato il numero delle vittime della rivoluzione: 1757. Non so se questo numero si riferisca solo ai 18 giorni “standard” della rivoluzione di gennaio 2011, oppure anche al periodo successivo. I feriti, inoltre, sarebbero 4758. E queste sono solo le stime ufficiali.

Intanto, si comincia a discutere di Assemblea Costituente. I Fratelli Musulmani hanno avanzato la propria proposta su come formarla: 40 membri dalla due Camere del Parlamento, 30 membri scelti tra le personalità pubbliche e 30 riservati ai rappresentanti dei sindacati, di al-Azhar e della chiesa copta (e le donne?). Inutile dire che tale proposta è stata subito rifiutata dalle altre forze politiche, perché la quota di parlamentari (leggi islamisti) sembra loro veramente eccessiva. Altri vorrebbero che l’Assemblea Costituente fosse eletta, come è successo in Tunisia. Ma a dirimere la questione c’è sempre il Consiglio Militare, che ha già convocato le due Camere parlamentari il 3 marzo per una seduta congiunta, durante la quale dovrà essere nominata l’Assemblea. Secondo quali criteri nessuno lo sa ancora.

Eppure, nonostante il cammino della transizione democratica sia a dir poco irto di ostacoli – e anche quando la piazza tace – l’impalcatura del regime viene lentamente erosa. Ad esempio, il Parlamento sta valutando un emendamento della legge che garantisce al Presidente della Repubblica la facoltà di nominare il Presidente della Corte Costituzionale. Se l’emendamento passerà, il Presidente della Repubblica sarà costretto a nominare quest’ultimo scegliendo tra i tre membri più anziani della Corte Costituzionale. Poiché questi sono eletti dall’assemblea generale, ciò significa che il Presidente dovrà sostanzialmente ratificare la scelta dei giudici e non potrà più imporre la propria volontà. Dopo l’indipendenza di al-Azhar (ancora da implementare), questo sarebbe un altro piccolo passettino sulla via dell’indipendenza dei vari poteri.

E in vista delle elezioni presidenziali, le forze della sinistra hanno forse trovato un proprio candidato. Si tratterebbe di Khaled Ali, avvocato fortemente impegnato sia nei movimenti dei lavoratori, sia in quelli studenteschi. Inoltre, all’età di soli 41 anni, sarebbe anche il candidato più giovane. Sinceri auguri.