Sugli ultimi avvenimenti e sui Fratelli Musulmani

Interrompo solo per un giorno la pausa per fare il punto della situazione in Egitto, in parte perché sono successe tante cose importanti e in parte perché desidero fare alcune osservazioni sull’operato dei Fratelli Musulmani. Mi scuso in anticipo per la lunghezza dell’articolo. Ma veniamo innanzitutto agli ultimi avvenimenti. Ci eravamo lasciati alla vigilia dell’insediamento ufficiale di Morsy alla Presidenza, che si è svolto in quattro atti.

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Mohammed Morsy, il nuovo Presidente

Dopo lunghe traversie, l’Egitto ha finalmente un nuovo Presidente. E’ Mohammed Morsy, candidato dei Fratelli Musulmani, un ingegnere nato nel Delta che ha studiato e insegnato alla University of South California (si dice abbia anche lavorato per la NASA, a un certo punto della sua carriera), poi è ritornato in patria dove è diventato docente di scienze dei materiali all’Università di Zagazig.

Cosa bolle in pentola?

Se lo stanno chiedendo in molti, in Egitto, cosa bolle in pentola. In attesa che la Commissione Elettorale annunci i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, il nervosismo è alle stelle. Da ieri, infatti, dopo la conferenza stampa di Ahmed Shafiq, nella quale il suddetto si è autoproclamato vincitore, esattamente come ha fatto Morsy (solo che nel caso di Morsy vi sono anche altre fonti indipendenti che confermano la sua vittoria), si è messa in moto la macchina delle dicerie incontrollate.

I due presidenti

Gli egiziani si erano appena fatti una ragione della vittoria di Mohammed Morsy che Ahmed Shafiq, l’altro candidato alle presidenziali, ha rimesso in dubbio il conteggio dei voti, proclamando di essere lui il vincitore, con estrema sicurezza. L’ha fatto oggi in conferenza stampa, sostenendo di aver vinto con il 51,5% dei voti.

Un presidente fantoccio

Ci sono una buona e una cattiva notizia oggi. La notizia buona è che l’Egitto si è rifiutato di tornare al passato, bocciando Shafiq alle elezioni presidenziali; quella cattiva è che ha vinto Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Quest’ultimo ha ottenuto il 52% dei voti, circa venticinque milioni e mezzo su cinquanta milioni di aventi diritto al voto, più o meno.

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Gli egiziani al voto

In mezzo a un potente dispiegamento di forze di sicurezza ed esercito (vedi foto) gli egiziani hanno iniziato a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Oggi è il secondo giorno e le operazioni procedono regolari. L’affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, oscillante, a seconda dei seggi, tra il 10 e il 20%, almeno fino a questa mattina. Gli egiziani, dunque, non sono entusiasti di queste elezioni, come abbiamo già avuto modo di commentare ampiamente.

Parlamento blindato alla vigilia del ballottaggio

Siamo ormai giunti alla vigilia del ballottaggio delle elezioni presidenziali, ma ancora non si spegne il dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale, che ieri ha approvato la candidatura di Ahmed Shafiq e sciolto il Parlamento. In realtà, non bastava questa sentenza per sciogliere il Parlamento, perché andava ancora applicata. Non ci è voluto molto, comunque. Il Consiglio Militare ha agito in fretta: questo pomeriggio ha notificato ufficialmente lo scioglimento delle due Camere, ha proibito l’ingresso nell’edificio a tutti i deputati e, per attuare il divieto, l’ha fatto circondare da polizia ed esercito. Il Parlamento è ufficialmente chiuso. Continue reading “Parlamento blindato alla vigilia del ballottaggio”

Addio Parlamento, benvenuto Shafiq

Quello che è avvenuto oggi in Egitto è già stato definito su Twitter come “il colpo di stato più sofisticato degli ultimi due secoli”. Consiglio Militare e forze controrivoluzionarie egiziane farebbero impallidire persino Machiavelli. Chi aveva creduto che il regime egiziano fosse più debole rispetto a quello siriano di al-Assad, o a quello di Gheddafi, ora dovrà ricredersi. Si tratta soltanto di differenza di metodo, o di “stile” se così vogliamo. Il regime egiziano è arduo da estirpare quanto e più degli altri, solo che preferisce la strategia.

La stretta militare che non si allenta

Tira una brutta aria in Egitto, aria militare per la precisione. E’ appena uscita la notizia che il ministero della giustizia ha emanato un decreto che consente a intelligence e polizia militare di arrestare qualsiasi civile che commetta crimini anche non militari. Questo fino all’entrata in vigore della nuova Costituzione, che non si sa quando (e se) vedrà la luce, visto che la Costituente è sempre in alto mare. Il nuovo decreto dovrebbe essere approvato dal Parlamento prima di entrare in funzione, ma proprio domani la Corte Costituzionale deciderà delle sue sorti: se la Corte riterrà incostituzionale la legge che ha portato alla sua elezione, il Parlamento sarà sciolto.