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	<title>Piazza Tahrir &#187; Storie dall&#8217;Egitto in rivoluzione</title>
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		<title>Sugli ultimi avvenimenti e sui Fratelli Musulmani</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 12:16:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Interrompo solo per un giorno la pausa per fare il punto della situazione in Egitto, in parte perché sono successe tante cose importanti e in parte perché desidero fare alcune osservazioni sull&#8217;operato dei Fratelli Musulmani. Mi scuso in anticipo per la lunghezza dell&#8217;articolo. Ma veniamo innanzitutto agli ultimi avvenimenti. Ci eravamo lasciati alla vigilia dell&#8217;insediamento &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Interrompo solo per un giorno la pausa per fare il punto della situazione in Egitto, in parte perché sono successe tante cose importanti e in parte perché desidero fare alcune osservazioni sull&#8217;operato dei Fratelli Musulmani. Mi scuso in anticipo per la lunghezza dell&#8217;articolo. Ma veniamo innanzitutto agli ultimi avvenimenti. Ci eravamo lasciati alla vigilia dell&#8217;insediamento ufficiale di Morsy alla Presidenza, che si è svolto in quattro atti.</p>
<p><span id="more-1686"></span></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1687" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/07/12345-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Il primo di questi è stato in piazza Tahrir, il 29 giugno, dove Morsy ha letto il giuramento alla Costituzione (che non c&#8217;è ancora) in mezzo a una folla festante. Il secondo è stato il 30 giugno, davanti alla Corte Costituzionale, dove Morsy ha riletto il giuramento e tenuto un breve discorso. Il terzo, lo stesso giorno, ha avuto luogo all&#8217;Università del Cairo, di fronte ai generali più illustri, ai deputati parlamentari, a politici, giudici, accademici e personalità pubbliche, come Mohammed el-Baradei e Ahmed Zuweyl (premio Nobel per la chimica). Anche questa volta Morsy ha letto il giuramento alla Costituzione e tenuto un discorso. Il quarto e ultimo atto, sempre il 30 giugno, è stata la cerimonia ufficiale dei militari presso il loro quartier generale.<br />
Nei suoi vari discorsi d&#8217;insediamento, tenuti a pubblici diversi, Morsy ha lanciato messaggi un po&#8217; a tutti. Ha pronunciato lodi sperticate per i militari, ringraziato polizia e intelligence, affermato il proprio profondo rispetto per la magistratura, rassicurato che avrebbe rispettato i trattati internazionali e che l&#8217;Egitto non avrebbe esportato la rivoluzione (messaggio per i paesi del Golfo), confermato l&#8217;intenzione di volere uno stato civile, promesso di rafforzare l&#8217;esercito, di impegnarsi per la liberazione dello sheykh Omar Abdel Rahman (detenuto negli Stati Uniti per l&#8217;attentato al World Trade Center del 1993) e per riprendersi tutti i poteri che il Consiglio Militare ha tolto alla Presidenza. I sostenitori di Morsy hanno considerato questi discorsi come una mossa illuminata per riconciliare il paese, i detrattori vi hanno soltanto visto l&#8217;ennesima manovra opportunistica, mentre i critici più equilibrati stanno aspettando di giudicare le azioni, non le parole.<br />
E tra le prime azioni di Morsy c&#8217;è stata quella di sfidare la Corte Costituzionale, solo pochi giorni dopo aver personalmente premiato il presidente Farouq Sultan (ora in pensione) e altri vertici della magistratura, con medaglie del più alto grado. Morsy, infatti, ha deciso di annullare il decreto di scioglimento del Parlamento, emanato dal Consiglio Militare, in applicazione della sentenza d&#8217;incostituzionalità della legge elettorale, pronunciata dalla Corte Costituzionale. Cercando di evitare lo scontro con i giudici, Morsy e il suo staff hanno sostenuto che il nuovo decreto presidenziale annullava solo il decreto attuativo del Consiglio Militare, non la sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, quest&#8217;ultima ha ribadito in fretta la propria sentenza precedente, annullando a sua volta il decreto presidenziale di annullamento. Morsy ha infine piegato la testa, ma il risultato della sua mossa poco accorta è stato l&#8217;aggravarsi del conflitto istituzionale nel paese e della spaccatura della popolazione. Sì, perché il decreto presidenziale ha ulteriormente polarizzato il paese in &#8220;ultras&#8221; di Morsy (che sta guadagnando sostenitori anche tra persone insospettabili, per il classico &#8220;effetto magnete&#8221; del vincitore) e &#8220;ultras&#8221; del Consiglio Militare, ora considerato alleato dei giudici (spaccati pure loro). Ho assistito sgomenta a questa progressiva polarizzazione anche tra i miei conoscenti. Sono rimasti in pochi quelli che ragionano e riflettono senza schierarsi, che pur non sostenendo affatto i militari, mantengono un senso altamente critico (a ragion veduta) nei confronti di Morsy e della Fratellanza Musulmana.<br />
Morsy, nel frattempo, ha anche iniziato un giro di visite e incontri internazionali. Il primo viaggio è stato in Arabia Saudita, paese con il quale i Fratelli Musulmani non hanno mai avuto felici relazioni, ma il cui aiuto finanziario è fondamentale per l&#8217;Egitto. Ma a parte tentare di ripristinare il Parlamento a maggioranza islamista e tessere relazioni internazionali, ha fatto qualcos&#8217;altro Morsy? Il primo giorno della sua Presidenza sono iniziate una lunga serie di proteste davanti al palazzo presidenziale: operai, copti, famiglie dei martiri, attivisti&#8230; Tutti chiedevano qualcosa, soprattutto giustizia e miglioramento delle proprie condizioni di vita, tanto che Morsy ha dovuto istituire un &#8220;ufficio reclami&#8221; apposito, dove i cittadini possono depositare le proprie rimostranze, alle quali Morsy ha promesso di rispondere, un giorno. La buona notizia, almeno, è che le guardie presidenziali non hanno sparato sui manifestanti come al tempo di Mubarak. Eppure, perché Morsy, a due settimane dalla sua investitura, non ha ancora formato il governo, né nominato i propri vice (dovevano esserci un copto e una donna, secondo le sue promesse)? Sembrava fosse già tutto pronto, ma finora non si è visto nulla. Inoltre &#8211; e qui la richiesta di molti attivisti e associazioni per i diritti umani si fa insistente &#8211; perché Morsy non utilizza il suo potere di amnistiare i detenuti per scarcerare le migliaia di persone arrestate dai militari durante le proteste passate, incluso quei militari che si erano uniti ai manifestanti? Visto che si è cercato di far passare Morsy per un rivoluzionario, questo semplice atto lo confermerebbe. Invece, pare che lui si sia limitato a chiedere notizia di questi detenuti ai generali che, candidi candidi, gli hanno risposto di tenere in carcere solo delinquenti. Morsy, allora, ha istituito l&#8217;ennesima commissione d&#8217;indagine, che ovviamente non farà un bel nulla.<br />
Ma c&#8217;è un&#8217;altra bella gatta da pelare in arrivo per Morsy, seppur ampiamente attesa: le proteste dei lavoratori. E&#8217; iniziata un&#8217;altra ondata di scioperi in diverse fabbriche, come quelle tessili di Mahalla, luogo che alcuni ritengono sia stato la vera culla della rivoluzione negli anni 2006 e 2008. Gli operai protestano, tra tante altre cose, per il salario minimo, questione che Morsy e gli islamisti in Parlamento si sono guardati bene da affrontare. E chissà come saranno contenti gli operai, se sarà confermata la notizia che Morsy intende nominare primo ministro un banchiere o un nome dell&#8217;alta finanza. Già si sentono slogan contro Morsy in mezzo al clamore di alcune proteste operaie.<br />
Intanto proseguono i lavori della Costituente, in attesa di sapere, domani 17 luglio, se sarà sciolta anche questa. La Costituente, infatti, è stata ancora una volta monopolizzata dagli islamisti. Se sarà di nuovo sciolta, però, saranno i militari a formarne una nuova. Non si sa cosa sia meglio. L&#8217;articolo 1 della nuova carta costituzionale, comunque, è già pronto. La Repubblica Araba d&#8217;Egitto, non più socialista, è ora uno stato democratico, basato sulla consultazione (cioè la Shura), costituzionale e moderno (qualunque cosa ciò voglia dire). Sull&#8217;articolo 2, invece, quello che afferma che l&#8217;islam è la religione di stato e i principi della sharia sono la fonte principale delle leggi, c&#8217;è stata grande battaglia. I salafiti volevano a tutti i costi togliere la parola &#8220;principi&#8221;, finché non è intervenuta al-Azhar, sostenendo che l&#8217;articolo doveva restare inalterato, con la sola aggiunta di una postilla per le altre Religioni del Libro, ebraismo e cristianesimo, le quali devono e possono far riferimento alle proprie leggi celesti per tutto ciò che riguarda materia di fede, diritto familiare e matrimoniale, ecc. Non sono riuscita a capire, però, se la facoltà di definire quali sono questi principi della sharia resterà in mano alla Corte Costituzionale o passerà ad al-Azhar, come richiesto dai salafiti. Comunque sia, per accontentare i salafiti, in cambio della rinuncia a eliminare la parola &#8220;principi&#8221;, è stato inserito il riferimento alla Shura nell&#8217;articolo 1, ossia a quell&#8217;organo consultivo dei primi tempi dell&#8217;islam, nel quale molti islamisti vedono una sorta di democrazia ante litteram. Adesso, invece, la battaglia si è spostata sull&#8217;articolo 3, il quale deve stabilire a chi spetta la sovranità. Al popolo, secondo il testo precedente (articolo largamente disatteso, ovviamente). Solo a Dio, secondo i salafiti.<br />
Ci si può chiedere, tuttavia, cosa stanno facendo tutti quei candidati a Presidente e quelle forze rivoluzionarie che volevano dar vita a una &#8220;terza via&#8221;, in alternativa sia agli islamisti sia ai militari. In effetti stanno lavorando molto alla costruzione di nuovi partiti. Di &#8220;terze vie&#8221; ce ne sono già almeno tre: il Partito della Costituzione di el-Baradei, il partito dell&#8217;Egitto Forte di Abdel Moneim Abul Fotouh e il partito ancora senza nome di Sabbahi, Khaled Ali e Amr Moussa. Riusciranno mai a superare i propri ego smisurati e unirsi in una vera opposizione? E a ciò si aggiunge un altro nuovo partito, il Partito della Umma, del salafita Hazem Salah Abu Ismail (quello che era stato squalificato alle elezioni perché aveva la madre americana).<br />
Ciò che però mi preoccupa di più, in tutto questo, è constatare come molti mass media internazionali, specialmente statunitensi, siano rapidamente passati, nel corso dell&#8217;ultimo anno, dal demonizzare i Fratelli Musulmani come terroristi, all&#8217;esaltarli come la nuova democrazia islamica. Io ritengo che si debba usare estrema cautela nel sostenere i Fratelli Musulmani (senza demonizzarli), perché non mi pare proprio che siano una forza democratica. Coloro che, al loro interno, rappresentavano l&#8217;anima più progressista e democratica del gruppo se ne sono già andati, oppure si sono piegati all&#8217;obbedienza per preservare la coesione del movimento, ma non sono loro che sono andati al potere in Egitto. Al potere c&#8217;è Morsy, grigio funzionario della leadership del movimento che più esprime l&#8217;ala affaristica e reazionaria della Fratellanza, ben incarnata in Khayrat al-Shater e nella Guida Suprema Mohammed Badie. La struttura della Fratellanza stessa è tutt&#8217;altro che democratica: gerarchica, familistica, votata all&#8217;obbedienza della Guida Suprema (con un esplicito giuramento che si chiama bai&#8217;a) e opaca (c&#8217;è per esempio chi s&#8217;interroga seriamente sulla provenienza e sulla gestione dei finanziamenti al movimento). Se tutto ciò prima si poteva spiegare, in qualche modo, con la necessità di far fronte alla dura repressione del regime, alla caduta di Mubarak si sperava (soprattutto la gioventù della Fratellanza lo sperava) in una maggiore apertura del movimento, ma non mi pare che ciò sia avvenuto, purtroppo. Dunque, che speranze ci sono che una tale Fratellanza (perché non ci sono dubbi che a governare sia la Fratellanza e non Morsy da solo) proceda davvero alla riforma dello stato in senso democratico? Sono in tanti a temere che, sebbene Morsy abbia effettivamente pochi poteri, la Fratellanza approfitterà comunque dell&#8217;occasione per occupare tutti gli spazi disponibili nelle istituzioni (la Costituente è solo l&#8217;esempio più visibile e clamoroso). E&#8217; una questione di potere, insomma, non di democrazia. E i segnali preoccupanti sono tanti. Del comportamento opportunistico dei Fratelli Musulmani durante la fase di transizione abbiamo già parlato molte volte, ma di recente si riscontra anche una crescente difficoltà a criticare i Fratelli Musulmani. Chiunque ci prova, non importa se abbia o meno un passato di opposizione al regime di Mubarak, è subito tacciato di essere un feloul ed è preso di mira dagli squadroni elettronici della Fratellanza, che scatenano contro di lui una campagna mediatica di diffamazione su internet e sui propri giornali. E&#8217; vero, anche i Fratelli Musulmani sono spesso soggetto di queste campagne di diffamazione, ma ultimamente ci sono state addirittura denunce di aggressioni fisiche, durante varie manifestazioni, ad attivisti e ad esponenti politici che si sono espressi contro il decreto di Morsy, e gli accusati di queste aggressioni sono giovani o militanti islamisti. Inoltre, l&#8217;elezione di Morsy a Presidente ha fatto sì che certi islamisti estremisti si siano sentiti legittimati ad agire come &#8220;polizia morale&#8221;: un giovane è stato assassinato perché passeggiava con la sua fidanzata, donne senza velo sono state aggredite verbalmente e non solo, ecc. Certo, i leader islamisti hanno dichiarato di non aver nulla a che fare con queste persone (e io ci credo), ma la cosa preoccupante è che, nonostante ciò, non ho sentito nessuna severa e definitiva condanna di questi atti da parte loro. E in piazza Tahrir, ormai in mano islamista, non c&#8217;è più nessuna donna, sono state tutte scacciate via a suon di aggressioni sessuali. Ci sarà anche lo zampino dei baltagheya pagati dall&#8217;ex regime, ma certo la piazza non ha saputo (o voluto) far sì che questi episodi non accadessero, e anche in questo caso non ho sentito nessuna condanna da parte degli islamisti, solo commenti del tipo: &#8220;Perché non se ne stanno a casa, le donne?&#8221;. E potrei continuare con un lungo elenco di segnali premonitori che dovrebbero invitare tutti quanti all&#8217;estrema prudenza, prima di accodarsi ad esaltare i Fratelli Musulmani come la nuova democrazia islamica o come rivoluzionari della prima ora, trasformandoli in quel che non sono. Il minimo che si possa chiedere è una grande vigilanza accompagnata da grande senso critico, senza cadere tuttavia negli eccessi di qualche liberale egiziano, che ha persino invocato il colpo di stato dei militari per sbarazzarsi dei Fratelli Musulmani. Ci vogliono equilibrio e occhi aperti. Anzi, spalancati.</p>
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		<title>Mohammed Morsy, il nuovo Presidente</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 11:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo lunghe traversie, l&#8217;Egitto ha finalmente un nuovo Presidente. E&#8217; Mohammed Morsy, candidato dei Fratelli Musulmani, un ingegnere nato nel Delta che ha studiato e insegnato alla University of South California (si dice abbia anche lavorato per la NASA, a un certo punto della sua carriera), poi è ritornato in patria dove è diventato docente &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Dopo lunghe traversie, l&#8217;Egitto ha finalmente un nuovo Presidente. E&#8217; Mohammed Morsy, candidato dei Fratelli Musulmani, un ingegnere nato nel Delta che ha studiato e insegnato alla University of South California (si dice abbia anche lavorato per la NASA, a un certo punto della sua carriera), poi è ritornato in patria dove è diventato docente di scienze dei materiali all&#8217;Università di Zagazig.</div>
<div><span id="more-1673"></span></div>
<div></div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-1675" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/12-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />E&#8217; il primo Presidente egiziano (più o meno) democraticamente eletto, il primo che non proviene dall&#8217;ambiente militare ed anche il primo Presidente islamista democraticamente eletto del mondo arabo. Nonostante le grandi incognite che questa elezione si porta dietro, non v&#8217;è dubbio che segni l&#8217;inizio di una nuova epoca, sia per l&#8217;Egitto sia per la regione araba.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;annuncio della vittoria di Morsy, ieri, ha stemperato un clima di tensione che aveva ormai raggiunto livelli insopportabili. Due piazze stracolme si confrontavano minacciose: piazza Tahrir, riempita di sostenitori di Morsy, e Nasr City, dove si erano radunati i sostenitori di Shafiq. Ovunque erano dislocati i militari e le forze di sicurezza. All&#8217;ora prevista dell&#8217;annuncio le strade erano deserte. Molta gente era sinceramente convinta che la guerra civile potesse scoppiare da un momento all&#8217;altro, specie se avesse vinto Shafiq, contro ogni aspettativa basata sul conteggio ufficioso dei voti eseguito da più fonti. Sarebbe stata la chiara indicazione di una eclatante frode elettorale.</div>
<div></div>
<div>Invece, la Commissione Elettorale ha confermato tutti i risultati ufficiosi: Morsy ha vinto con il 52%, mentre Shafiq ha ottenuto il 48%. Alla notizia, attesa in piazza Tahrir da una folla immensa immersa in preghiera, è scoppiata la festa in tutto il paese, eccetto ovviamente tra i sostenitori di Shafiq. In realtà, in questo momento ci sono, suppergiù, un terzo dell&#8217;Egitto che festeggia, un terzo che si mantiene neutrale, diffidente o cautamente ottimista, e un altro terzo che è decisamente furioso, spaventato e preoccupato. Nulla di male in questo, è sempre così nei paesi dove si tengono regolari elezioni democratiche. Ciò che conta è la reazione dei perdenti e, per ora, non ci sono stati problemi. Persino Shafiq ha riconosciuto la vittoria di Morsy, al quale ha anche telefonato per congratularsi (e per offrire il suo aiuto e la sua esperienza!).</div>
<div></div>
<div><a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/34.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1677" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/34-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/56.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1678" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/56-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/78.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1680" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/78-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
<div></div>
<div>La vittoria di Morsy, pertanto, presenta diversi punti positivi. Il primo, l&#8217;ho già menzionato, è che i militari non hanno voluto (o potuto) truccare il risultato delle elezioni in favore di Shafiq, come molti si aspettavano (o speravano, addirittura). Una frode elettorale palese e sistematica non è più possibile in Egitto, dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011. Ciò dimostra che la pressione popolare c&#8217;è, funziona e chiunque governerà l&#8217;Egitto, d&#8217;ora in poi, dovrà tenerne conto. La gente ha imparato a non tacere, a non essere indifferente, a interessarsi alla politica, e questo mi sembra un risultato non da poco, soprattutto ora, perché Morsy avrà senz&#8217;altro bisogno di un forte contrappeso affinché la sua politica non si sbilanci troppo in direzione &#8220;islamizzante&#8221; (e la maggioranza del paese non è islamista). L&#8217;elezione di Morsy, inoltre, rappresenta un&#8217;ulteriore rottura con il passato, dimostrando che i nostalgici del vecchio regime sono una minoranza, mentre la stragrande maggioranza degli egiziani vuole davvero il cambiamento, anche se c&#8217;è discordia sulle sue modalità, come del resto è giusto che sia. Pur non essendo Morsy il vero candidato della rivoluzione, non è nemmeno il candidato dell&#8217;establishment militare e questa piccola &#8220;infiltrazione&#8221; potrebbe costituire la prima crepa nell&#8217;edificio dello stato militar-poliziesco egiziano, purché però non ne nasca invece una pericolosa simbiosi. Infine, simbolicamente, era fondamentale (anche per gli altri paesi arabi in rivolta) che Shafiq non vincesse, perché sarebbe stato come annullare un anno di lotta, sogni e aspirazioni. La rivoluzione non si sarebbe certo fermata, ma il colpo assestatole sarebbe stato più duro di quello di una vittoria islamista. Questo, almeno, è ciò che si spera.</div>
<div></div>
<div>Tuttavia, l&#8217;elezione di Morsy a Presidente presenta anche numerosi lati oscuri. Innanzitutto ci si chiede se la sua vittoria sia stata realmente determinata dalla volontà popolare. Prima dell&#8217;annuncio dei risultati sono circolate voci insistenti su presunte contrattazioni tra il Consiglio Militare e i Fratelli Musulmani. Un giornale saudita, e anche il quotidiano al-Ahram, hanno persino fornito alcuni dettagli su queste trattative dietro le quinte. I militari avrebbero concesso la vittoria a Morsy (cosa che permetterebbe di dimostrare la loro democraticità agli occhi del mondo e del proprio paese) in cambio del mantenimento di tutti i loro privilegi e dei ministeri più cruciali: difesa, interni e giustizia. Inoltre, durante le trattative si sarebbe discusso anche del futuro della famiglia Mubarak. Insomma, un patto che darebbe la Presidenza ai Fratelli Musulmani (forse anche il Parlamento?) con poteri limitatissimi, lasciando le redini del paese saldamente in mano all&#8217;esercito, esattamente come stipula la nuova dichiarazione costituzionale. E a questo punto torno a preoccuparmi della possibilità che i militari, tutt&#8217;altro che vero baluardo contro gli islamisti, siano disposti a chiudere un occhio sull&#8217;islamizzazione del paese e su una (ulteriore) restrizione delle libertà individuali, in cambio del mantenimento del controllo su economia, sicurezza interna e politica estera. In ogni caso, sono sempre loro, per adesso, i veri padroni dell&#8217;Egitto, assistiti da polizia e intelligence. Ma qualcosa sta cambiando. Anche questa presunta trattativa segreta non sarebbe mai potuta avvenire senza il voto e la pressione popolare. I militari hanno dovuto comunque scendere a patti, e questa è una novità.</div>
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<div><a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/90.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1674" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/90-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/13.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1676" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <a href="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/57.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1679" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/57-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
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<div>Soltanto i prossimi giorni e mesi, però, ci diranno che tipo di relazione s&#8217;instaurerà tra militari e islamisti. Nel frattempo, Morsy ha tenuto il suo primo discorso alla nazione dalle telecamere della tv di stato. A proposito, quest&#8217;ultima &#8211; dicono &#8211; ha già iniziato a virare di 180 gradi per predisporsi ad adulare il nuovo Presidente. Buffo, perché solo fino a poco tempo fa non faceva nemmeno il nome della Fratellanza Musulmana, chiamandola invece  &#8221;l&#8217;organizzazione proibita&#8221;. Comunque sia, il discorso di Morsy (poco carismatico e, a detta di molti, anche abbastanza noioso) è stato conciliatore. Prima ha lungamente ricordato i martiri, quindi ha ringraziato esercito, polizia, intelligence e giudici. Poi si è rivolto a tutti gli egiziani, menzionando una per una tutte le province. Ha esplicitamente citato anche la Nubia, il Sinai e le oasi, regioni neglette dal regime precedente. Infine è passato ha citare diverse professioni, incluso i guidatori di tuk tuk (gli ape-taxi caratteristici delle periferie delle città o dei paesi). Morsy si è dichiarato Presidente di tutti loro, a &#8220;uguale distanza&#8221; da ogni categoria. Ha affermato di non avere diritti, ma solo doveri (chissà se stava pensando ai poteri limitati che gli ha concesso il Consiglio Militare?), dopodiché ha fatto appello all&#8217;unità di tutti gli egiziani. Ha esplicitamente menzionato l&#8217;importanza di preservare i diritti umani, delle donne, della famiglia e dei bambini, senza discriminazioni. Più volte ha citato cristiani e musulmani insieme. Ha ribadito il rispetto di tutti i trattati internazionali, rifiutando tuttavia ogni interferenza straniera. Non c&#8217;è dubbio che questo discorso sia stato molto diverso da quelli di Mubarak, se non altro nello stile.</div>
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<div>Morsy ha già dato le dimissioni dall&#8217;Ufficio della Guida e dalla presidenza del partito Libertà e Giustizia per sottolineare la sua indipendenza, come deve fare chi si dichiara Presidente di tutti gli egiziani. Ora restano i grandi interrogativi, tutti riassumibili nell&#8217;unica domanda: Morsy manterrà le sue promesse? Tanto per cominciare, formerà davvero un governo di unità nazionale non dominato dai Fratelli Musulmani? Farà riprocessare Mubarak e i responsabili della morte di centinaia di manifestanti? Ma soprattutto: rispetterà sul serio il carattere secolare dello stato? Sarà il Morsy che garantisce i diritti e le libertà di tutti oppure quello che promette più sharia che pane, a seconda del pubblico che si trova davanti?</div>
<div></div>
<div>Il recente passato, con le tante vane promesse della Fratellanza, è contro di lui purtroppo, ma bisogna restare ottimisti, perché comunque sia c&#8217;è un paese laico forte che resiste. Io ritengo che, per poter procedere sulla strada di un reale cambiamento, piaccia o non piaccia, sia inevitabile e necessario passare per la fase islamista. Reprimerla porterebbe soltanto alla sua recrudescenza e al suo rafforzamento, mentre affrontarla, ponendola di fronte alle sfide del governo e della realtà, potrà portare a una evoluzione degli islamisti in senso moderato e infine, forse, potrà anche essere superata. La pustola deve scoppiare per guarire. Nessuno può prevedere cosa succederà, ma io credo che l&#8217;Egitto sia il paese arabo che ha gli strumenti migliori per affrontare l&#8217;avanzata islamista, sia dal punto di vista culturale e politico, sia dal punto di vista del forte senso di unità che lo caratterizza, il quale potrà aiutarlo a superare il pericolo di profonde divisioni. La speranza è che l&#8217;Egitto s&#8217;incammini su una strada di riforme che eviterà lo scontro violento tra democratici e antidemocratici, pur non evitando il conflitto civile, anche molto duro, tra queste due anime del paese (che poi esistono in tutto il mondo). Come ho ripetuto molte volte, il fattore essenziale sarà la pressione popolare.</div>
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		<title>L&#8217;Egitto con il fiato sospeso</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2012 07:19:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Egitto sta ancora aspettando l&#8217;annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali, inizialmente previsto per giovedì. La Commissione Elettorale l&#8217;ha rimandato a data da definirsi, ma alcune fonti non ufficiali prevedono che i risultati saranno resi noti durante il week end, sabato o domenica. Nel frattempo, il paese vive in un clima sospeso, carico di elettricità, e &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>L&#8217;Egitto sta ancora aspettando l&#8217;annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali, inizialmente previsto per giovedì. La Commissione Elettorale l&#8217;ha rimandato a data da definirsi, ma alcune fonti non ufficiali prevedono che i risultati saranno resi noti durante il week end, sabato o domenica.</div>
<div><span id="more-1669"></span></div>
<div></div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-1670" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Nel frattempo, il paese vive in un clima sospeso, carico di elettricità, e in mezzo a questa tensione si fronteggiano due titani: i Fratelli Musulmani e il Consiglio Militare. Simbolicamente (ma non poi tanto), lo scontro è rappresentato da piazza Tahrir da un lato e, dall&#8217;altro, dai carri armati sparsi per le città; oppure, alternativamente, è impersonato dalla sfida a distanza dei due candidati alla Presidenza, Mohammed Morsy e Ahmed Shafiq, entrambi sicuri di aver vinto alle elezioni.</div>
<div></div>
<div>Il sit-in in piazza Tahrir continua con successo, la <em>milioniya </em>indetta per oggi, principalmente per protestare contro la dichiarazione costituzionale complementare, ha attirato centinaia di migliaia di persone, a gran maggioranza Fratelli Musulmani e salafiti. La piazza è di nuovo strapiena e ben organizzata. Il Consiglio Militare ha risposto con uno dei suoi soliti comunicati, letto tuttavia da un anonimo e non da uno dei generali. Nel comunicato, i militari hanno velatamente minacciato la dura repressione di qualsiasi deriva violenta delle manifestazioni (c&#8217;è chi pensa che non aspettino altro, in realtà), pur riaffermando il diritto di manifestare per tutti i cittadini egiziani. Hanno inoltre invitato a rispettare le decisioni dei magistrati, proclamandosi neutrali rispetto a qualsiasi forza politica, e hanno bacchettato i Fratelli Musulmani per aver annunciato il vincitore delle elezioni prima del tempo, azione considerata illegale.</div>
<div></div>
<div>Due ore dopo il comunicato del Consiglio Militare si è tenuta una conferenza stampa di Mohammed Morsy, accompagnato da illustri personalità della rivoluzione, come Wael Ghonim (amministratore della pagina Facebook &#8220;Siamo tutti Khaled Said&#8221;) e Ahmed Maher (fondatore del Movimento 6 Aprile), e da vari esponenti di altre forze politiche. La conferenza stampa ha fatto seguito a un incontro mirato a costruire un&#8217;alleanza in grado di contrastare le manovre controrivoluzionarie dei militari e realizzare gli obiettivi della rivolta del 25 gennaio. Morsy, dopo aver adeguatamente ricordato i martiri della rivoluzione, ha innanzitutto ribadito la volontà di costruire uno stato civile, democratico, costituzionale e moderno. Su questo punto hanno insistito anche gli speaker che sono seguiti. Poi, sempre Morsy, ha proseguito dicendo di aspettarsi che la Commissione Elettorale annuncerà un risultato in linea con la volontà popolare. Ha quindi ribadito il rifiuto della dichiarazione costituzionale complementare, dello scioglimento del Parlamento (pur accettando la sentenza della Corte Costituzionale sull&#8217;incostituzionalità di alcuni articoli della legge elettorale) e del Consiglio di Difesa Nazionale.</div>
<div></div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-1671" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/1.jpg" alt="" width="454" height="254" /></div>
<div></div>
<div>Infine, Morsy è giunto al punto più discusso negli ultimi giorni, affermando l&#8217;intenzione di formare un governo di coalizione, nel quale la maggioranza dei ministri non apparterrà a Libertà e Giustizia, il partito della Fratellanza (avevano già fatto una promessa simile a proposito della Costituente, però). Inoltre, il vice Presidente potrebbe essere un cristiano, un giovane della rivoluzione o persino una donna (tuttavia non ho potuto fare a meno di notare che non c&#8217;era nessuna donna alla conferenza stampa). Morsy ha quindi ribattuto alle illazioni girate nei giorni scorsi sulla possibilità che i Fratelli Musulmani ricorrano alla violenza in caso di sconfitta alle elezioni, assicurando che le loro proteste rimarranno pacifiche e che, laddove possibile, si limiteranno a fare ricorso alle vie legali. Dunque, ha tenuto a sottolineare Morsy, non esiste nessun conflitto con la magistratura, né con l&#8217;esercito.</div>
<div></div>
<div>In conclusione, tutte le forze politiche rappresentate alla conferenza stampa hanno espresso una forte preoccupazione per il ritardo dell&#8217;annuncio dei risultati elettorali, accompagnata dal timore che ciò possa significare la volontà di alterarli. Molti, infatti, ormai ritengono che la Commissione Elettorale sia in possesso dei conteggi finali dei voti già da tempo, ma che li tenga segreti in attesa di decidere cosa farne (o che il Consiglio Militare decida cosa farne), in barba a ogni richiamo alla volontà popolare. La sensazione che quest&#8217;attesa, in realtà, nasconda una fase di fitte contrattazioni su chi debba essere il prossimo Presidente, tra le forze che hanno in mano le redini del paese, è molto forte.</div>
<div></div>
<div>Nonostante la conferenza stampa di Morsy possa far pensare che i rivoluzionari abbiano finalmente raggiunto l&#8217;unità attorno alla sua figura, in cambio di precise garanzie di democraticità, bisogna notare che erano assenti tre personaggi fondamentali: Mohammed el-Baradei, Hamdeen Sabbahi e Abdel Moneim Abul Fotouh. In attesa di capire il significato di quest&#8217;assenza, il tentativo di Morsy e dei suoi nuovi alleati di presentarsi come l&#8217;embrione di un nuovo Fronte Nazionale Rivoluzionario (così vorrebbero chiamarsi), in grado di rappresentare anche le donne, i copti e i giovani, pare ancora minoritario, tuttavia non si può mai dire. Per ora, però, i liberali e i secolari tutti d&#8217;un pezzo proprio non riescono a fidarsi dei Fratelli Musulmani e quindi se ne stanno ben alla larga da piazza Tahrir, osservando con ansia lo svolgersi degli eventi.</div>
<div></div>
<div>Il temporale potrebbe scoppiare già domani, se la Commissione Elettorale renderà finalmente noti i risultati elettorali. Secondo indiscrezioni del giornale al-Ahram, che cita fonti governative, il vincitore sarebbe Shafiq, per poche centinaia di migliaia di voti. E&#8217; possibile che si tratti dell&#8217;ennesima notizia falsa per testare l&#8217;umore dell&#8217;opinione pubblica, ma vi lascio immaginare cosa succederebbe se fosse davvero così. Non importa chi vincerà, comunque, perché in ogni caso ne vedremo ancora delle belle.</div>
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		<title>Cosa bolle in pentola?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 07:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se lo stanno chiedendo in molti, in Egitto, cosa bolle in pentola. In attesa che la Commissione Elettorale annunci i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, il nervosismo è alle stelle. Da ieri, infatti, dopo la conferenza stampa di Ahmed Shafiq, nella quale il suddetto si è autoproclamato vincitore, esattamente come ha fatto Morsy (solo che &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Se lo stanno chiedendo in molti, in Egitto, cosa bolle in pentola. In attesa che la Commissione Elettorale annunci i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, il nervosismo è alle stelle. Da ieri, infatti, dopo la conferenza stampa di Ahmed Shafiq, nella quale il suddetto si è autoproclamato vincitore, esattamente come ha fatto Morsy (solo che nel caso di Morsy vi sono anche altre fonti indipendenti che confermano la sua vittoria), si è messa in moto la macchina delle dicerie incontrollate.</div>
<div><span id="more-1664"></span></div>
<div></div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-1666" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/333-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" />Alla confusione politica e legale in cui è sprofondato il paese è seguita anche quella dell&#8217;informazione, che per gli egiziani smaliziati non è altro che il preludio a qualche avvenimento sgradito all&#8217;opinione pubblica, oppure un tentativo di distrazione da una situazione potenzialmente esplosiva.</div>
<div></div>
<div>Ieri sera, mentre piazza Tahrir si riempiva di manifestanti, in maggioranza islamisti o loro simpatizzanti, sono circolate diverse notizie bomba che hanno tenuto occupati i social network e i mass media mainstream (anche internazionali) per ore, gettando tutti quanti nell&#8217;apprensione. Al momento in cui scrivo l&#8217;ondata di nuove dicerie e notizie, non provate, non si è ancora esaurita. Prima ha cominciato a girare voce che la Commissione Elettorale, giovedì, avrebbe dichiarato Shafiq vincitore con 260.000 voti in più rispetto a Morsy; poi la gente ha cominciato a ricevere avvisi da fonti non identificate con l&#8217;invito a lasciare il Cairo il prossimo week end, in previsione di un possibile bagno di sangue (e vi lascio immaginare l&#8217;angoscia che ha provocato questa diceria). Dopodiché è giunta anche la notizia che Khayrat al-Shater e Mohammed el-Beltagy, due leader eminenti della Fratellanza Musulmana, fossero stati arrestati per frode elettorale.</div>
<div></div>
<div>Il culmine, naturalmente, si è raggiunto con l&#8217;ennesima notizia della morte di Mubarak, che ha coinvolto anche la stampa internazionale. Prima si è parlato di un arresto cardiaco, poi di un embolo, quindi di morte clinica, poi ancora di stato d&#8217;incoscienza o coma non profondo, infine Mubarak sembra essere risuscitato. Intanto, però, è stato trasferito davvero all&#8217;ospedale militare di Maadi, lasciando così la prigione di Tora dov&#8217;era rinchiuso dal 2 giugno.</div>
<div></div>
<div>Benvenuti in un giorno di ordinaria dittatura, si potrebbe dire, dove si fa fatica a distinguere le informazioni vere da quelle false. Ciò che pare vero, tuttavia, è l&#8217;incredibile dispiegamento di forze di sicurezza in previsione dell&#8217;annuncio dei risultati elettorali. C&#8217;è chi dice addirittura (ma chissà se è vero, a questo punto) che l&#8217;esercito si sia dislocato alle porte del Cairo e in vari punti nevralgici del paese, come il canale di Suez ad esempio. L&#8217;annuncio dei risultati elettorali dovrebbe aver luogo domani, ma la Commissione Elettorale ha fatto sapere che potrebbe slittare, a causa del gran numero di ricorsi presentati dai due candidati. Questo, purtroppo, prolungherebbe lo stato d&#8217;incertezza che l&#8217;Egitto sta vivendo. Ormai è una guerra di nervi, con la preoccupazione della possibile reazione violenta dei sostenitori del candidato sconfitto, chiunque sia.</div>
<div></div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-1665" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/444.jpg" alt="" width="359" height="418" /></div>
<div></div>
<div>Nel frattempo si sono rifatti vivi gli Stati Uniti, minacciando la sospensione degli aiuti finanziari all&#8217;Egitto (o per meglio dire all&#8217;esercito egiziano) se i militari non cederanno davvero il potere ai civili. Solo parole, naturalmente. L&#8217;hanno già minacciato tante volte, per esempio in occasione del processo alle ONG straniere, ma in realtà appare chiaro a tutti che a loro non importa nulla della vera democratizzazione dell&#8217;Egitto, basta che i generali garantiscano il mantenimento della pace con Israele così com&#8217;è e la stabilità della regione, pertanto continueranno a foraggiarli abbondantemente. Che importa se stabilità è sinonimo di morte per gli egiziani. A proposito, sembra che la nuova tenuta della polizia d&#8217;assalto (vedi foto) sia stata pagata proprio con gli aiuti statunitensi.</div>
<div></div>
<div>Gli Stati Uniti, ad ogni modo, non paiono spaventati nemmeno nel caso di una vittoria dei Fratelli Musulmani e non soltanto perché il nuovo Presidente non avrà grandi poteri, grazie al recente giro di vite militare. Sono mesi, infatti, che Stati Uniti e Fratelli Musulmani si fanno la corte, nonostante la rispettiva retorica anti-islamista e anti-americana. I Fratelli Musulmani hanno fatto ben undici viaggi negli Stati Uniti, e non certo per turismo. E poi è ancora possibile che Consiglio Militare, Stati Uniti e Fratelli Musulmani pervengano a qualche accordo. Gira voce (ma, ancora una volta, chissà se è vero oppure no) che siano in corso colloqui tra alcuni esponenti della Fratellanza e alcuni generali. L&#8217;Egitto continua ad attendere nervosamente gli sviluppi successivi. Speriamo che i prossimi giorni trascorrano in pace.</div>
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		<title>I due presidenti</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 07:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli egiziani si erano appena fatti una ragione della vittoria di Mohammed Morsy che Ahmed Shafiq, l&#8217;altro candidato alle presidenziali, ha rimesso in dubbio il conteggio dei voti, proclamando di essere lui il vincitore, con estrema sicurezza. L&#8217;ha fatto oggi in conferenza stampa, sostenendo di aver vinto con il 51,5% dei voti. Questo, secondo lui, &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Gli egiziani si erano appena fatti una ragione della vittoria di Mohammed Morsy che Ahmed Shafiq, l&#8217;altro candidato alle presidenziali, ha rimesso in dubbio il conteggio dei voti, proclamando di essere lui il vincitore, con estrema sicurezza. L&#8217;ha fatto oggi in conferenza stampa, sostenendo di aver vinto con il 51,5% dei voti.</div>
<div><span id="more-1660"></span></div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_1661" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1661" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/222-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">L&#039;Egitto, sconsolato, è indeciso tra il votare per Morsy o per Shafiq.</p></div>
<p>Questo, secondo lui, sarebbe il dato ufficiale che la Commissione Elettorale non ha ancora rivelato pubblicamente. Si tratta di un patetico caso di rimozione oppure c&#8217;è davvero la possibilità che la Commissione Elettorale faccia lo sgambetto a Morsy? Per ora la Commissione si è limitata a invitare i due candidati ad astenersi dal dare (letteralmente) i numeri, ma c&#8217;è nervosismo in Egitto, in vista del prossimo annuncio ufficiale dei risultati. Nel frattempo, si assiste al singolare spettacolo di due contendenti alla Presidenza che festeggiano entrambi la vittoria, dimentichi che il vero vincitore è il feldmaresciallo Tantawi.</p></div>
<div></div>
<div>Oggi, però, è il giorno della <em>milioniya</em> contro la dichiarazione costituzionale supplementare emanata dal Consiglio Militare. Finora non c&#8217;è stato il temuto tentativo, da parte dei deputati, di forzare il cordone di sicurezza per entrare in Parlamento. Tuttavia, migliaia di persone sono già scese in piazza Tahrir (vedi foto) e altre ne stanno arrivando. Sono soprattutto islamisti di vario tipo e attivisti di sinistra, i liberali invece sembrano titubanti. Per questi ultimi, infatti, non basta chiedere, come fanno gli altri, che i militari lascino il potere al Presidente, perché in assenza di costituzione questo gli darebbe poteri illimitati. Non importa che il Presidente sia islamista o secolare, la cosa fondamentale è definire innanzitutto i suoi poteri. Non basta essere genericamente contro i militari, bisogna anche pensare a un piano alternativo. Questo ragionamento ha tenuto molti secolari lontano dalla piazza.</div>
<div></div>
<div>Nel frattempo, pur non avendo idea del destino che l&#8217;aspetta questa volta, la Costituente ha eletto il suo presidente. Si tratta del giudice Hossam el-Gheriani. I lavori della Costituente proseguiranno nella più totale incertezza e con la consapevolezza che, anche se le sarà concesso di andare avanti, dovrà darsi parecchio da fare per impedire che subentri il Consiglio Militare. E parlando di Consiglio Militare, oggi è stata smentita la notizia della nomina di un generale a capo del gabinetto del Presidente: il generale in questione dirigerebbe soltanto il comitato finanze. La sostanza non cambia molto, comunque.</div>
<div></div>
<div><img class="aligncenter  wp-image-1662" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/111.jpg" alt="" width="717" height="538" /></div>
<div></div>
<div>E sempre a proposito di elezioni, oggi si è anche tenuta la solita conferenza stampa di Jimmy Carter, a commento della regolarità delle votazioni. In sostanza, l&#8217;organizzazione ha dichiarato di non aver assistito a violazioni sistematiche, tuttavia le liste dei votanti non sono state rese pubbliche, dunque non è stato possibile verificare se contenessero il nome di deceduti, residenti all&#8217;estero, e militari e poliziotti che non possono votare. Chi non crede alla regolarità delle elezioni ritiene che sia proprio al momento della preparazione delle liste elettorali che i brogli siano avvenuti. Inoltre, gli osservatori dell&#8217;organizzazione di Carter hanno ricevuto l&#8217;accredito troppo tardi per poter fornire adeguata copertura, cosa lamentata anche al primo turno. Infine (e questa è una nuova denuncia) i vari osservatori sono stati tutti accuratamente filmati dai soldati presenti ai seggi, fatto denunciato anche da molti attivisti sui social networks.</div>
<div></div>
<div>Per finire, leggo in questo istante che Mubarak avrebbe lasciato la prigione di Tora per essere trasportato all&#8217;ospedale militare di Maadi, al Cairo. Simbolicamente, un brutto segno.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Un presidente fantoccio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 06:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono una buona e una cattiva notizia oggi. La notizia buona è che l&#8217;Egitto si è rifiutato di tornare al passato, bocciando Shafiq alle elezioni presidenziali; quella cattiva è che ha vinto Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Quest&#8217;ultimo ha ottenuto il 52% dei voti, circa venticinque milioni e mezzo su cinquanta milioni di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono una buona e una cattiva notizia oggi. La notizia buona è che l&#8217;Egitto si è rifiutato di tornare al passato, bocciando Shafiq alle elezioni presidenziali; quella cattiva è che ha vinto Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Quest&#8217;ultimo ha ottenuto il 52% dei voti, circa venticinque milioni e mezzo su cinquanta milioni di aventi diritto al voto, più o meno.</p>
<p><span id="more-1656"></span></p>
<div id="attachment_1657" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1657" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/177902_403057313063899_803184649_o-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /><p class="wp-caption-text">Mohammed Morsy</p></div>
<p>Shafiq invece si è fermato al 48%, nonostante abbia espugnato la città del Cairo, il serbatoio di elettori più cospicuo. In realtà i risultati non sono ancora ufficiali e bisognerà aspettare fino a giovedì perché la Commissione Elettorale, il cui giudizio è inappellabile anche da parte del Padreterno, li annunci pubblicamente. Qualcuno pertanto invita ancora alla prudenza. Gli organizzatori della campagna elettorale di Shafiq ci sperano ancora, preparandosi a presentare ricorso nel caso in cui fossero delusi.</p>
<p>Ma tutto ciò non ha grande rilevanza, ormai. Ieri sera, non appena chiusi i seggi, il Consiglio Militare ha finalmente promulgato l&#8217;appendice alla dichiarazione costituzionale, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, rovinando la festa a tutti e dissipando gli ultimissimi dubbi sulle reali intenzioni dei generali. Nell&#8217;appendice il Consiglio Militare dichiara che: il nuovo Presidente giurerà di fronte alla Corte Costituzionale; i militari manterranno il potere legislativo fino all&#8217;elezione di un nuovo Parlamento (per bilanciare i poteri, dicono); il Presidente potrà dichiarare guerra solo con il consenso dei militari; il Presidente potrà ricorrere all&#8217;esercito per ripristinare l&#8217;ordine pubblico se la sicurezza interna è minacciata e se i militari acconsentono; il Consiglio Militare avrà facoltà di nominare una nuova Assemblea Costituente, qualora questa incontri difficoltà a completare il proprio lavoro (ed è questo il caso); il Consiglio Militare avrà il diritto di decidere su qualsiasi questione inerente all&#8217;esercito, incluso la nomina dei suoi componenti e del ministro della difesa (questo per sottrarsi a qualsiasi controllo del potere civile); infine, il presidente del Consiglio Militare, il presidente della repubblica, il primo ministro e un quinto della Costituente avranno tutti il diritto di chiedere la revisione degli articoli della carta costituzionale che riterranno incompatibili con gli scopi della rivoluzione (sic!), ma se non si raggiungerà un accordo nemmeno così, alla fine deciderà la Corte Costituzionale.</p>
<p>Non basta, però. Oggi il Consiglio Militare si è dato molto da fare. Sempre attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i generali hanno anche annunciato la formazione del Consiglio di Difesa Nazionale, previsto dalla dichiarazione costituzionale, definendone la composizione: 10 militari, 5 civili e il Presidente. Le decisioni all&#8217;interno del Consiglio saranno prese a maggioranza assoluta (50% più uno). Naturalmente, dato che la maggioranza assoluta è fatta di militari. Tale Consiglio si occuperà di qualsiasi questione concernente la sicurezza interna del paese.</p>
<p>Che cosa rimane, allora, al neoeletto Presidente? Il potere di decidere delle finanze dello Stato magari? Eh no, il Consiglio Militare ha pensato anche a quello. Ha appena nominato l&#8217;ennesimo generale come segretario dell&#8217;ufficio del Presidente, con il preciso incarico di occuparsi anche delle finanze. E&#8217; probabile che, dal momento in cui ho iniziato a scrivere questo articolo, il Consiglio Militare avrà già piazzato qualche altro generale in posizioni strategiche (l&#8217;informazione ad esempio?).</p>
<p>Insomma, i Fratelli Musulmani avranno pur vinto le elezioni, ma chi comanda, tanto per cambiare, è Tantawi. Quando i sostenitori di Morsy avranno finito di festeggiare forse si accorgeranno che non c&#8217;è poi molto di cui essere felici. Sarà dura, anzi durissima. E&#8217; chiaro che il nuovo stato egiziano si sta avviando ad essere un&#8217;entità ibrida civil-militare con sapore islamista. Ma la domanda cruciale è questa: come si relazioneranno la parte militare e quella islamista? sarà scontro o sarà contrattazione? Il mio grande timore è che i Fratelli Musulmani, come al solito, cederanno il potere reale ai militari senza fiatare, per evitare lo scontro diretto, e questi, in cambio, faranno loro delle concessioni in settori &#8220;minori&#8221;, ritenuti meno pericolosi per la casta dei generali, tipo l&#8217;educazione, dove saranno lasciati liberi di esercitare la loro influenza islamizzatrice. La società laica deve rimanere combattiva e vigile, cosa che in effetti ha tutta l&#8217;intenzione di fare.</p>
<p>Un primo test, comunque, ci sarà già domani, giorno di massima tensione. Gli islamisti, infatti, insistono con il rifiuto dello scioglimento del Parlamento e domani tenteranno di entrare, forzando il cordone di sicurezza. Anche se il Consiglio Militare mantiene il suo pieno potere, i Fratelli Musulmani, ora, possono reclamare una legittimità popolare che i generali non hanno, se sceglieranno la via dello scontro. Questo potrebbe renderli baldanzosi. E domani, tra l&#8217;altro, è anche il giorno in cui un tribunale deciderà se sciogliere o meno la Fratellanza. L&#8217;unica cosa che si può dire con certezza è che la stabilità non è dietro l&#8217;angolo.</p>
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		<title>Gli egiziani al voto</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 07:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[In mezzo a un potente dispiegamento di forze di sicurezza ed esercito (vedi foto) gli egiziani hanno iniziato a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Oggi è il secondo giorno e le operazioni procedono regolari. L&#8217;affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, oscillante, a seconda dei seggi, tra il 10 e il 20%, almeno fino a questa &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>In mezzo a un potente dispiegamento di forze di sicurezza ed esercito (vedi foto) gli egiziani hanno iniziato a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Oggi è il secondo giorno e le operazioni procedono regolari. L&#8217;affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, oscillante, a seconda dei seggi, tra il 10 e il 20%, almeno fino a questa mattina. Gli egiziani, dunque, non sono entusiasti di queste elezioni, come abbiamo già avuto modo di commentare ampiamente.</div>
<div><span id="more-1651"></span></div>
<div></div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-1652" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/600253_399947803380852_1466954643_n-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" />Parte dei rivoluzionari laici voteranno per Shafiq, superando il loro naturale disgusto; altri voteranno per Morsy, lottando contro un disgusto altrettanto grande. Ma c&#8217;è anche un terzo gruppo fatto di <em>muqati&#8217;un</em>(boicottatori) e di <em>mubtilun </em>(annullatori): i primi diserteranno del tutto i seggi, convinti che le elezioni sotto governo militare siano una farsa priva di legittimità, che porterà inevitabilmente al risultato preferito dal Consiglio Militare (al massimo c&#8217;è qualche discordia su quale sia questo risultato, se si tratti della vittoria di Shafiq, come logica vorrebbe, o di Morsy, con la sottesa allusione a un possibile nuovo patto tra islamisti e militari); i <em>mubtilun,</em> invece, faranno la coda sotto il sole bollente solo per annullare il proprio voto, magari aggiungendo una frase a sostegno della rivoluzione. I<em>mubtilun</em> hanno anche preparato degli adesivi appositi da appiccicare sulla scheda elettorale, con sopra scritto <em>batil</em>, cioè &#8220;non valido&#8221;, uno dei primi slogan della rivoluzione, fra l&#8217;altro.</div>
<div></div>
<div>I seggi chiuderanno alle nove di sera, dopodiché inizieranno ad arrivare i primi risultati. Quelli ufficiali, però, saranno annunciati solo il 21 giugno. E prima di quella data dovrebbe essere pronta &#8220;l&#8217;appendice&#8221; alla dichiarazione costituzionale preparata dai militari, cosicché i poteri del nuovo Presidente potranno finalmente essere conosciuti. Secondo il giornale al-Ahram, che cita fonti anonime vicine ai generali, il Presidente avrà soltanto la facoltà di formare il governo, nominare diplomatici e concedere il perdono ai condannati (qui non c&#8217;è bisogno che commenti ulteriormente). Il potere legislativo rimarrà nelle mani del Consiglio Militare, fino all&#8217;elezione d un nuovo Parlamento. Inoltre, ai militari spetterà l&#8217;ultima decisione in materia di bilancio dello stato. Se queste informazioni si riveleranno giuste, l&#8217;Egitto avrà un burattino dei militari al posto del Presidente, il tutto secondo copione. A proposito, sembra che il nuovo Presidente non giurerà davanti ai generali, ma davanti alla Corte Costituzionale, così almeno le apparenze saranno salve.</div>
<div></div>
<div>Ma la domanda che gira è: perché la gente non è scesa in piazza, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sciolto il Parlamento? Secondo me le risposte sono varie. Sicuramente c&#8217;è una certa stanchezza riguardo alle manifestazioni, ma c&#8217;è anche il bisogno di rifocalizzare i propri obiettivi e ritengo che per farlo si aspetti il risultato delle elezioni. A seconda di chi vincerà, il modo d&#8217;agire sarà differente. Ma ci sono anche altri motivi per l&#8217;apatia di piazza Tahrir e delle sue piazze sorelle. Innanzitutto, i primi a scendere in piazza avrebbero dovuto essere gli islamisti, Fratelli Musulmani in testa. Questo, però, non è avvenuto (per ora) a causa dei timori di cui ho parlato in un precedente articolo, cioè la paura di una dura repressione da parte delle autorità, che non aspetterebbero altro che una mossa azzardata da parte loro. D&#8217;altro canto, i rivoluzionari laici hanno ormai il dente avvelenato con i Fratelli Musulmani e i salafiti. Non hanno affatto voglia di scendere in piazza rischiando di nuovo le loro vite, per difendere un Parlamento, poi, che quando sarebbe stato il suo turno di difenderli se n&#8217;è infischiato, anzi si è divertito a diffamarli pesantemente.</div>
<div></div>
<div>Negli ultimi giorni, tuttavia, i Fratelli Musulmani sono ritornati sulla loro decisione. Inizialmente avevano dichiarato di accettare la sentenza della Corte Costituzionale sul Parlamento; poi, ripensandoci (forse rendendosi conto che rischiano di perdere la Presidenza), hanno deciso di rifiutare la decisione della Corte, sostenendo che il Parlamento può essere sciolto solo con un referendum popolare. Ancora una volta, i Fratelli Musulmani cambiano idea a seconda dell&#8217;interesse del momento.</div>
<div></div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-1653" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/533458_419346314776102_306567625_n.jpg" alt="" width="602" height="337" /></div>
<div></div>
<div>Ma adesso, prepariamoci per la lunga notte elettorale. Che non sarà l&#8217;ultima, però. Oltre alle parlamentari che andranno ripetute, infatti, si dovranno tenere anche le elezioni amministrative, ed è proprio a questo livello, forse, che i giovani della rivoluzione potranno cominciare a costruire dal basso una nuova forza politica, in grado di sfidare il regime che va ricostituendosi. E se neanche qui troveranno spazio, non pensiate che si arrenderanno tanto facilmente. Il momento è tetro, è vero, ma finché vedrò e sentirò gli egiziani, anche i più umili, discutere e litigare per la politica, come mai hanno osato fare sotto Mubarak, il cambiamento non si fermerà.</div>
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		<title>Parlamento blindato alla vigilia del ballottaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 07:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo ormai giunti alla vigilia del ballottaggio delle elezioni presidenziali, ma ancora non si spegne il dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale, che ieri ha approvato la candidatura di Ahmed Shafiq e sciolto il Parlamento. In realtà, non bastava questa sentenza per sciogliere il Parlamento, perché andava ancora applicata. Non ci è voluto molto, comunque. &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Siamo ormai giunti alla vigilia del ballottaggio delle elezioni presidenziali, ma ancora non si spegne il dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale, che ieri ha approvato la candidatura di Ahmed Shafiq e sciolto il Parlamento. In realtà, non bastava questa sentenza per sciogliere il Parlamento, perché andava ancora applicata. Non ci è voluto molto, comunque. Il Consiglio Militare ha agito in fretta: questo pomeriggio ha notificato ufficialmente lo scioglimento delle due Camere, ha proibito l&#8217;ingresso nell&#8217;edificio a tutti i deputati e, per attuare il divieto, l&#8217;ha fatto circondare da polizia ed esercito. Il Parlamento è ufficialmente chiuso.<span id="more-1647"></span></div>
<div></div>
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<div id="attachment_1648" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1648" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/179170_367450579987832_1776556227_n-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /><p class="wp-caption-text">Nella vignetta si vede la rivoluzione del 25 gennaio camminare su un filo sottile, come un equilibrista, al di sopra di un mare di disperazione.</p></div>
<p>Il candidato Shafiq, ieri sera, ha subito tenuto una conferenza stampa per commentare la sentenza e lo stesso ha fatto il suo rivale Morsy, della Fratellanza Musulmana. Il primo era a dir poco gongolante, mentre il secondo ha lasciato trapelare tutta la sua rabbia, minacciando una seconda rivoluzione in caso di brogli alle elezioni, che ora i Fratelli Musulmani temono ancora di più. Ciò, tuttavia, non li ha spinti a ritirarsi da quella che per i rivoluzionari è una farsa, cioè le elezioni. Nonostante i tanti appelli, loro andranno avanti testardi, insensibili alle proprie contraddizioni.</p></div>
<div></div>
<div>E sono in molti ad attribuire gran parte della colpa per la situazione attuale proprio ai Fratelli Musulmani: hanno sempre contrattato con il regime che si voleva abbattere fin dai primi giorni della rivoluzione e solo per i propri interessi; hanno spinto per avere le elezioni parlamentari prima di una nuova Costituzione, sperando, com&#8217;è avvenuto, di monopolizzare il Parlamento; hanno sempre sostenuto i militari, anche durante i momenti di violenta oppressione dei manifestanti, da loro accusati di essere dei teppisti pagati da stranieri; hanno tentato due volte di monopolizzare anche la Costituente e, da ultimo, hanno approvato in fretta e furia una legge piena di falle per isolare dalla politica gli uomini di Mubarak, solo pochi giorni prima delle elezioni presidenziali. Ne hanno davvero tanta di responsabilità, i Fratelli Musulmani.</div>
<div></div>
<div>Ma nel gioco di attribuzione delle colpe che si sta facendo in Egitto, non dimentichiamo il Consiglio Militare. Se i Fratelli Musulmani sono stupidamente caduti nella trappola tesa loro dai generali, sono pur sempre questi ultimi che hanno ordito una transizione ad hoc per non cedere il potere, con l&#8217;aiuto naturalmente di quello &#8220;stato profondo&#8221; (parola che va di moda di questi tempi) che è così difficile da smantellare. Per quanto le colpe dei Fratelli Musulmani possano essere gravi, non bisogna dimenticare chi sta alla regia.</div>
<div></div>
<div>E dei giudici cosa si può dire? E&#8217; innegabile che la sentenza di ieri sia legalmente ineccepibile e dietro questo si nascondono quanti li difendono. Ma tra gli stessi giudici ci sono opinioni discordi. Quella di Zakariya Abdel Aziz ad esempio, uno dei giudici vicini alla rivoluzione e vice presidente della Corte di Cassazione. Secondo lui c&#8217;erano solo due possibilità. Se la Commissione Elettorale (sulla cui natura c&#8217;è stato un grosso dibattito) fosse stata considerata come un puro organo amministrativo, la Corte Costituzionale avrebbe dovuto rifiutarsi di esaminare la legge sull&#8217;isolamento politico, perché la Commissione non aveva la facoltà di sottoporla a loro. In questo caso la Corte Costituzionale avrebbe sbagliato ad accogliere la domanda di esaminare la legge. Se invece la Commissione Elettorale fosse stata considerata come un organo giudiziario, aveva sì facoltà di sottoporre la legge alla Corte Costituzionale, ma allora la Commissione sarebbe stata tenuta a posticipare le presidenziali per attendere il verdetto della Corte Costituzionale. In questo caso avrebbe sbagliato la Commissione. E ricordiamo inoltre che alcuni suoi membri fanno parte anche della Corte Costituzionale.</div>
<div></div>
<div>Per quanto riguarda la legge sulle elezioni parlamentari, alcuni s&#8217;interrogano sulla velocità e sul tempismo della decisione della Corte Costituzionale. Negli anni passati, infatti, era già successo alcune volte che la Corte sciogliesse il Parlamento, ma c&#8217;erano voluti anni. Come mai questa differenza di tempi? E mi chiedo io: chi l&#8217;ha fatta la legge sulle parlamentari? Il Consiglio Militare, ovviamente, con la consulenza di esperti legali. Possibile che abbiano inconsapevolmente confezionato una legge che presentava falle costituzionali così vistose, sulle quali erano stati messi in guardia anche sui mass media, mettendo a repentaglio il futuro del paese? A me non sembra che i giudici siano del tutto innocenti. E&#8217; facile nascondersi dietro i cavilli legali a volte. Ovviamente il discorso non vale per tutta la magistratura, anch&#8217;essa attraversata da conflitti pesanti.</div>
<div></div>
<div>Anche i giovani rivoluzionari hanno le loro colpe naturalmente. Per nulla privi di autocritica, sono i primi ad ammetterlo, a cominciare dal riconoscimento delle loro divisioni alle ultime elezioni. Ieri girava la battuta che, alla notizia della sentenza della Corte Costituzionale, i rumeni fossero scesa in piazza per festeggiare, perché finalmente avevano trovato una rivoluzione più stupida della loro. Tuttavia, voi pensate quel che volete, ma io credo che ci sia una bella differenza tra gli errori della rivoluzione e le colpe dei Fratelli Musulmani o dei militari. C&#8217;è la differenza che esiste tra chi sbaglia per inesperienza, ingenuità, magari anche stupidità, ma perseguendo un fine giusto e nobile, e chi &#8220;sbaglia&#8221; calpestando i diritti altrui per i propri interessi (vedi i Fratelli Musulmani) o per mantenere la propria stretta autoritaria sulla vita di milioni di persone. Per me la differenza è sostanziale.</div>
<div></div>
<div>Nel frattempo, in attesa del verdetto delle urne, il Consiglio Militare è riunito in seduta straordinaria per discutere di una nuova dichiarazione costituzionale. Vediamo un po&#8217; cosa tireranno fuori dal cappello questa volta&#8230;</div>
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		<title>Addio Parlamento, benvenuto Shafiq</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 10:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello che è avvenuto oggi in Egitto è già stato definito su Twitter come &#8220;il colpo di stato più sofisticato degli ultimi due secoli&#8221;. Consiglio Militare e forze controrivoluzionarie egiziane farebbero impallidire persino Machiavelli. Chi aveva creduto che il regime egiziano fosse più debole rispetto a quello siriano di al-Assad, o a quello di Gheddafi, &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Quello che è avvenuto oggi in Egitto è già stato definito su Twitter come &#8220;il colpo di stato più sofisticato degli ultimi due secoli&#8221;. Consiglio Militare e forze controrivoluzionarie egiziane farebbero impallidire persino Machiavelli. Chi aveva creduto che il regime egiziano fosse più debole rispetto a quello siriano di al-Assad, o a quello di Gheddafi, ora dovrà ricredersi. Si tratta soltanto di differenza di metodo, o di &#8220;stile&#8221; se così vogliamo. Il regime egiziano è arduo da estirpare quanto e più degli altri, solo che preferisce la strategia.</div>
<div><span id="more-1643"></span></div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_1644" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1644 " src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/534122_427438553963755_935988578_n-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /><p class="wp-caption-text">Nella vignetta si vede un islamista immaginarsi un generale che ride sguaiatamente; mentre &quot;sfoglia&quot; i peli della sua barba, invece di quelli di una margherita, si chiede: &quot;M&#039;ama... Non m&#039;ama...&quot;</p></div>
<p>E oggi i generali hanno compiuto un altro passo decisivo verso la restaurazione completa (o persino peggiore di prima) che li ha ricompensati del faticoso lavoro durato più di un anno.</p></div>
<div></div>
<div>Veniamo ai fatti. Questa mattina la Corte Costituzionale si è riunita per decidere della costituzionalità di due leggi: la prima riguardava l&#8217;esclusione dalla politica degli esponenti principali del regime di Mubarak, che avrebbe potuto eliminare Shafiq (ex primo ministro dell&#8217;ex rais e uomo a lui fedelissimo) dal ballottaggio delle presidenziali (che ricordo si terrà tra due giorni); la seconda era la legge elettorale con la quale è stato eletto il Parlamento dopo un processo durato mesi. Il problema di quest&#8217;ultima legge è che consentiva ai partiti di candidare i propri rappresentanti anche per la quota riservata agli indipendenti (un terzo dei seggi), norma sospettata d&#8217;incostituzionalità fin dall&#8217;inizio.</div>
<div></div>
<div>La decisione della Corte è stata piuttosto rapida: la legge sull&#8217;isolamento politico è costituzionale, mentre la legge sulle elezioni parlamentari non lo è. Risultato: Shafiq può procedere nella corsa elettorale, mentre il Parlamento dovrà essere sciolto. Non soltanto la quota di seggi riservata agli indipendenti, tutto il Parlamento, e si dovrà tornare alle urne.</div>
<div></div>
<div>Che cosa significa tutto ciò? Le conseguenze sono ancora fumose e ci sono discussioni al riguardo, ma il quadro, sostanzialmente, è abbastanza chiaro. Tanto per cominciare, il Consiglio Militare ha annunciato che si riprenderà il potere legislativo che era stato dato al Parlamento (anche se, in realtà, per ogni legge c&#8217;era comunque bisogno della ratifica dei generali). Le leggi approvate dal Parlamento resteranno valide, ma non quella sulla formazione della Costituente, perché il verdetto della Corte Costituzionale è avvenuto prima che il Consiglio Militare apponesse la sua firma. Pertanto, addio anche alla Costituente. Nessuno piange per questo, a dire il vero, però ciò vuol dire probabilmente che saranno i militari a deciderne la composizione, e questo sì che fa piangere davvero. Tanto vale che si scrivano la Costituzione da soli, ipotesi non così remota.</div>
<div></div>
<div>Poi ci sono altre questioni che restano aperte. Ad esempio, come la mettiamo con la dichiarazione costituzionale che decreta che le elezioni parlamentari debbano aver luogo prima delle presidenziali? Ma che importa? Tutto carta straccia, i militari hanno già detto che le presidenziali si terranno secondo i tempi previsti. Sono loro la legge dopotutto, se qualcuno non l&#8217;avesse ancora capito. Protestare? Attenzione, perché da ieri è in vigore la legge marziale, peggiore che ai tempi di Mubarak. In effetti, per ora, piazza Tahrir è vuota, tutti sono congelati dall&#8217;orrore. Non tutti, in realtà. La cosa che fa più male è vedere quanti cristiani e quanti musulmani sedicenti liberali esultino per questo colpo militare. Come si fa a pensare che il pugno di ferro militare sia la soluzione al problema degli islamisti, anche se questo significa sopprimere la libertà di milioni di persone, per me resta un mistero fitto e un grande dolore.</div>
<div></div>
<div>E l&#8217;Egitto, adesso, si prepara a eleggere un Presidente senza una Costituzione che ne definisca i poteri e senza un Parlamento che gli faccia da contrappeso. Il nuovo Presidente giurerà di fronte al Consiglio Militare, non di fronte al Parlamento eletto dal popolo. Un&#8217;immagine più che significativa, mi pare. Un altro giovane su Twitter ha detto che in diciassette mesi l&#8217;Egitto è riuscito a passare da una rivoluzione esemplare a una contro-rivoluzione esemplare, e moltissime persone attribuiscono la responsabilità maggiore di questo stato di cose ai Fratelli Musulmani, i quali hanno tradito subito la piazza per salire sul carrozzone dei militari, non appena questi hanno fatto loro vedere l&#8217;esca del potere. Il minimo che oggi potrebbero fare, sempre secondo alcuni dei giovani rivoluzionari, è ritirare Morsy dal ballottaggio e scendere in piazza. Invece non lo faranno e nessuno si è veramente illuso che potessero farlo davvero. Hanno già dichiarato che proseguiranno sulla via delle elezioni.</div>
<div></div>
<div>In effetti ora la situazione dei Fratelli Musulmani è particolarmente delicata, visto l&#8217;aria che tira. Dopo che in passato vari analisti politici si sono divertiti, di volta in volta, a prevedere per l&#8217;Egitto uno scenario iraniano, afghano, pakistano, turco, iracheno, siriano (anche libico?), ora già si parla di scenario algerino, con riferimento al 1991, quando le elezioni vinte dagli islamisti vennero annullate e iniziò un decennio di terrore provocato da gruppi islamisti. I Fratelli Musulmani, però, finora hanno scelto la linea più prudente, accettando il verdetto della Corte Costituzionale e non chiamando la gente a protestare. Il loro timore, infatti, è piuttosto quello dello scenario egiziano del 1954, quando Nasser sciolse la Fratellanza e iniziò la loro persecuzione sistematica. La storia non insegna mai, purtroppo. E adesso non resta che attendere l&#8217;ultimo atto della farsa: il ballottaggio delle presidenziali.</div>
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		<title>La stretta militare che non si allenta</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jun 2012 16:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie dall'Egitto in rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tira una brutta aria in Egitto, aria militare per la precisione. E&#8217; appena uscita la notizia che il ministero della giustizia ha emanato un decreto che consente a intelligence e polizia militare di arrestare qualsiasi civile che commetta crimini anche non militari. Questo fino all&#8217;entrata in vigore della nuova Costituzione, che non si sa quando &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Tira una brutta aria in Egitto, aria militare per la precisione. E&#8217; appena uscita la notizia che il ministero della giustizia ha emanato un decreto che consente a intelligence e polizia militare di arrestare qualsiasi civile che commetta crimini anche non militari. Questo fino all&#8217;entrata in vigore della nuova Costituzione, che non si sa quando (e se) vedrà la luce, visto che la Costituente è sempre in alto mare. Il nuovo decreto dovrebbe essere approvato dal Parlamento prima di entrare in funzione, ma proprio domani la Corte Costituzionale deciderà delle sue sorti: se la Corte riterrà incostituzionale la legge che ha portato alla sua elezione, il Parlamento sarà sciolto.</div>
<div><span id="more-1639"></span></div>
<div></div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-1640" src="http://rbe.it/piazzatahrir/files/2012/06/198344_417838494926884_729854042_n-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" />Domani la Corte deciderà anche le sorti di Shafiq. Infatti, se la Corte riterrà che la Commissione Elettorale non aveva la facoltà di sottoporre a loro la legge sull&#8217;isolamento politico degli ex esponenti del vecchio regime, allora la legge dovrebbe essere applicata e le elezioni potrebbero essere annullate.</div>
<div></div>
<div>In vista di tutte queste cruciali decisioni, date un&#8217;occhiata alla foto allegata che mostra lo schieramento di sicurezza attorno alla sede dove si riunirà la Corte (riunione che avverrà a porte aperte, alla presenza della stampa). Le Forze di Sicurezza Centrale sono state dotate di una nuova &#8220;divisa&#8221; che ricorda Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari. E meno male che le leggi di emergenza erano state abolite!</div>
<div></div>
<div>La Costituente, si diceva, è sempre in alto mare. Ieri, in effetti, i cento membri dell&#8217;assemblea sono stati eletti dal Parlamento, anche se cinquanta deputati liberali e indipendenti hanno lasciato l&#8217;aula in segno di protesta. Le forze secolari, infatti, accusano gli islamisti di aver di nuovo monopolizzato la Costituente, lasciando fuori, inoltre, numerose personalità significative e rappresentative dell&#8217;Egitto. Tra gli altri, sono stati esclusi i sufi, Mohammed el-Baradei (Nobel per la pace) e Ahmed Zuwayl (Nobel per la chimica), Hamdeen Sabbahi e Abdel Moneim Abul Fotouh e i sindacati non dominati dai Fratelli Musulmani. Sono entrate solo sette donne (delle quali la maggioranza appartengono alla corrente islamista) e solo sette giovani rivoluzionari (Ahmed Maher, fondatore del Movimento 6 Aprile è tra questi). Eletti, invece, Amr Moussa e Ayman Nour.</div>
<div></div>
<div>Per protesta, oltre ai partiti liberali del Blocco Egiziano, hanno ritirato la loro partecipazione anche Wael Ghonim e tutti gli esperti costituzionalisti, questi ultimi con la motivazione di non voler essere messi in mezzo a conflitti politici, dopo aver constatato la mancanza (un&#8217;altra volta) di consenso nazionale sulla Costituente. Per lo stesso motivo si è persino ritirato il generale Shahin, rappresentanto del Consiglio Militare.</div>
<div></div>
<div>Che succederà ora? La Costituente contestata sarà di nuovo sciolta da una sentenza di qualche tribunale amministrativo? Se la Costituente così com&#8217;è non approderà a nulla, indovinate chi avrà diritto di interferire e scrivere la Costituzione al posto suo o emanare un&#8217;altra dichiarazione costituzionale? Esatto, il Consiglio Militare, non c&#8217;era neanche bisogno di chiederlo.</div>
<div></div>
<div>Molti ora sono ancora più pronti a scommettere che Morsy ha già perso in partenza al ballottaggio. La vittoria di Shafiq, a loro, sembra inevitabile per portare a compimento il piano diabolico dei generali, che cuoce in pentola da più di un anno e del quale gli islamisti si sono fatti stupidamente complici. Solo il risultato delle elezioni saprà dirci se sarà davvero così. Intanto, però, Shafiq riscuote il sostegno del Jihad Islamico (sorpresa, sorpresa), fatto paradossale se si pensa che la stragrande maggioranza di chi voterà l&#8217;ex primo ministro di Mubarak lo farà proprio per paura degli islamisti. Fatto sul quale bisognerebbe riflettere, aggiungo io, perché non è la prima volta che gli islamisti tornano utili al regime. E non voglio nemmeno pensare a uno scenario, come qualcuno teme, di un&#8217;eventuale alleanza tra islamisti e militari dopo le elezioni.</div>
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