La coesione all’interno del Governo sta venendo a mancare, con pericolose conseguenze per la stabilità del Paese. È comunque preoccupante l’assenza di una valida alternativa o comunque di una risposta coerente e concreta al bisogno di progettazione dell’opinione pubblica, che comunque sta cedendo ad un pericoloso immobilismo.

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti
I contrasti in seno all’attuale esecutivo stanno diventando sempre più evidenti. Ci sono conflitti continui tra il Premier e Giulio Tremonti, per tutto quel che riguarda la complicata situazione economica attuale e tensioni nel PDL stesso, con Pisani, Scajola e altri, che stanno allontanandosi dalla linea generale del partito per ipotizzare un’assemblea di carattere più tecnico, in grado di traghettare l’Italia fino al 2013 e risanare l’immagine internazionale del paese.
Pesano in questo quadro le parole di Silvio Berlusconi, puntualmente smentito dai fatti, sull’entità della crisi e le strategia intraprese per superarla. Pesa la nuova ed infelice battuta, ripresa anche da La Repubblica e Il Corriere della Sera, sul nuovo ipotetico nome del partito. pesa la scarsa incisività dell’opposizione, accompagnata dalla rassegnazione dell’opinione pubblica, che è andata diventando sempre più evidente nel corso del tempo: il potere è considerato qualcosa di immutabile, dannoso e deludente.
In questo scenario, nemmeno l’antipolitica a trecentosessanta gradi è salutare, per via del fatto che non pone nessuna valida alternativa costruttiva, ma addirittura aggrava il problema, focalizzando ad esempio tutta la soluzione sull’individualismo, quindi l’accentramento del potere in un’unica figura; la pericolosa anticamera del totalitarismo.
La soluzione prospettata è quella di una nuova solidarietà reale e fattiva, per la costruzione di una senso di comunità e bene comune che si occupi anche del proprio benessere politico, insieme.



