In un periodo natalizio tutt’altro che festoso, si nota chiaramente come la crisi stia erodendo non solo gli aspetti più pratici della vita del paese, ma anche quelli morali e psicologici. Si festeggia meno, ma soprattutto si odia di più: le violenze efferate si moltiplicano, indirizzandosi contro il diverso: sintomi allarmanti di un tessuto sociale sfilacciato e di un comparto politico senza mordente.
Malgrado i tentennamenti dell’ultimo minuto, i ritocchi ed i vistosi retromarcia, la manovra del nuovo premir tecnico Mario Monti appare ora ben più definita e cominciano a delinearsi gli effetti pesanti che i molti tagli potranno avere sulle tasche degli Italiani, soprattutto quelli meno abbienti: basti vedere il dietrofront sulle tasse per beni di lusso, oppure le liberalizzazioni mancate. L’Italia è un paese che ha un’economia anomala, dove la rendita viene sempre prima della voglia di intrapresa.
Ma passiamo alle notizie di cronaca, oltremodo tristi, dai raid della Continassa a Torino, al doppio omicidio a sfondo razzista di Firenze.
Può essere che uno stato così debole possa contribuire alle paure della gente che a volte sfociano nella xenofobia? Quella che abbiamo di fronte è un’Italia triste e malconcia, un’Italia che si deve affidare a dei tecnici per salvare la faccia. È una sconfitta dei partiti; è una sconfitta della destra e della sinistra. I tempi sono incerti e il sistema capitalistico ha mostrato i propri ingenti limiti. A quando la luce alla fine del tunnel?





