Il delicato quadro economico e politico tiene banco, ma anche la cronaca, con la tragedia navale della Costa Concordia, viene affrontata in questa puntata di Tra le rige. Tensioni per via delle liberalizzazioni e la tragedia in mare per disattenzione. Le riflessioni sono d’obbligo.
Mai come in questo momento ciò che succede nell’ambito dell’economia statale è poggiato sulle vicende internazionali. Le misure dello stato sono quindi sottomesse agli umori dei mercati internazionali, senza alcun legame o coesione con le politiche cosiddette sociali.
Il nostro sembra essere un sistema troppo legato al meccanismo finanziario, che non produce lavoro e crescita ma si basa solo ed esclusivamente sul profitto. Il meccanismo che sovviene da tale sistema è certamente detrimentale per i ceti medio-bassi che vedono nella classe politica l’unico responsabile delle proprie difficoltà. È un quadro sul quale il sistema delle liberalizzazioni sembra essere inevitabile seppur difficile sia la previsione dell’efficacia dei risultati a lungo termine.
Accantonando il panorama economico e politico del nostro paese, sono doverose anche alcune considerazioni sul naufragio al largo dell’isola del Giglio. Si fa fatica a credere agli eventi presentatoci dai media: dall’abbandono del capitano della nave alla sua presunta tentata fuga su un taxi; l’incapacità o la poca preparazione (anche semplicemente linguistica) di membri dello staff della nave; il ritardo mostruoso dall’inizio delle operazioni di salvataggio dei passeggeri per finire con le responsabilità della compagnia stessa nel condurre un servizio ai clienti sicuro ed affidabile.
Possibile che in un’era di tecnologia sopraffina si sia potuto verificare una tragedia simile? È forse il caso di rivedere anche le tratte delle navi da crociera a pochi metri dalla terra? Non v’è forse la necessità di affidare tali operazioni di messa in mare ad equipaggi più esperti? Ai posteri l’ardua sentenza.





