Cresce il dibattito sulla benedizione dei matrimoni omosessuali in vista del Sinodo.
A poche settimane dall’apertura del Sinodo valdese a Torre Pellice si infiamma in ambito evangelico il dibattito sulla benedizione delle coppie omosessuali. La celebrazione, avvenuta il 7 aprile scorso presso le comunità di Trapani e Marsala ha suscitato discussioni prima sulle pagine dei quotidiani nazionali e poi all’interno delle chiese protestanti. Il past. Alessandro Esposito, raggiunto a giugno dai nostri microfoni ha specificato che “la benedizione è stata celebrata dalle comunità di Trapani e Marsala tutte; io mi sono limitato ad officiarla condividendo il sentimento delle comunità“.
Ascolta l’intervista ad Alessandro Esposito
In onda in Voce delle Chiese a giugno
Un dibattito influenzato da notizie non sempre precise. Ad esempio quando si è parlato di vera a propria celebrazione di matrimonio, cosa che ha spinto che la Moderatora Bonafede, in un comunicato, a ribadire l’ovvio, ovvero che “non si è celebrato alcun matrimonio ma si è pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita“. Precisazioni che tuttavia sembrano essere utili, visto che ancora il 4 agosto l’Eco del Chisone titolava sui “Matrimoni gay” e il 5 agosto la Repubblica Torino parlava di “destra valdese all’attacco dei matrimoni e delle adozioni gay”.
E proprio nel momento in cui il tema si apprestava ad essere proposto al Sinodo per una pronuncia, un gruppo di persone (tra cui il Senatore Malan) ha pubblicato a pagamento sul settimanale Riforma un appello decisamente controverso. Al suo interno si chiede al Sinodo stesso una sorta di atto di fedeltà alla Confessione di Fede del 1655, contestando il past. Esposito e condannando la benedizione delle coppie omosessuali in quanto numerosi passi biblici riterrebbero l’omosessualità “semplicemente riflesso di una società non abbastanza evoluta, considerando che il principale di questi passi, Levitico 18, che riassume tutti i divieti biblici in materia sessuale, ne include solo sei: incesto, rapporti durante il ciclo mestruale, adulterio, sacrificio dei primogeniti, omosessualità, accoppiamento con animali”. Altro tema forte dell’appello è il riferimento al battesimo operato dal past. Paolo Ricca a due gemelli di una coppia gay di cui un partner è il padre biologico e il suo compagno, «padre adottivo». Il dibattito, evolutosi sulle pagine di Riforma, è visualizzabile qui e qui. Paolo Ricca ha risposto ai tre temi sollevati dal Lucio Malan, ovvero “la prima, quella centrale, appartiene alla dottrina morale e riguarda l’essere genitori: chi lo è realmente? Chi ha il diritto di essere considerato tale? Che cosa significa essere genitore? La seconda che appartiene al diritto ecclesiastico, e riguarda il potere decisionale di una chiesa locale in rapporto all’autorità superiore del Sinodo. La terza domanda appartiene alla teologia e riguarda il sola Scriptura, cioè l’autorità suprema della Bibbia nella Chiesa e sulla Chiesa, uno dei cardini del protestantesimo: celebrando il battesimo di cui parla la lettera, il pastore ha forse fatto qualcosa che la Scrittura vieta, trasgredendo così, consapevolmente o no, il sola Scriptura, sovrapponendo cioè le sue idee a quelle della Bibbia?“. Una questione, quindi, ben più ampia di quanto attiene alla Chiesa di Marsala e Trapani.

Un momento ad un Gay Pride
Le parole dell’appello, che ha ottenuto in una settimana una cinquantina di adesioni di cui un quarto espressamente aderenti alla Chiesa Valdese, hanno comunque acceso un forte dibattito. Giusi Caradonna, Presidente del Consiglio di chiesa della Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, parlando di “atmosfera medievale che evoca nel linguaggio, nelle citazioni e nelle argomentazioni” dell’appello, in una lettera dal titolo «Difendere il diritto di uno, per difendere i diritti di tutti» si è chiesta di quale chiesa si stia parlando, se di una Chiesa “arroccata sulle proprie tradizioni, che giudica e condanna sventolando ossessivamente (o possessivamente?) il libro sacro per aria” o se “in una comunità di credenti che condividono e si fanno portatori di un messaggio di speranza e di accoglienza (…) in vista di un fine rivolto al bene collettivo“. Sempre dalla Chiesa di Trapani giunge l’interessante analisi del testo da parte di Giovanni Lombardo (membro del Consiglio della chiesa valdese di Trapani e Marsala). Lo stesso direttore di Riforma, pubblicando l’inserzione, si è espresso ribadendo quelli che secondo lui erano dei passaggi del testo non aderenti alla realtà. L’intervento ha provocato la reazione dei firmatari che hanno addirittura parlato di non rispetto del pluralismo informativo (”prima stabiliscono che noi abbiamo torto, poi danno spazio… a chi la pensa come loro!“) contestando la direzione di Riforma. Toni che contribuiscono ad alimentare una contrapposizione per molti fuori luogo, in vista di un dibattito sereno in sede sinodale e che tuttavia riflettono un’attitudine alla discussione e alla relazione con la stampa peculiare di ben altri contesti.
Che il tema susciti accese discussioni lo si può constatare anche sul web. Franco Barbero, della Comunità di Base di Pinerolo, ha deciso di ospitare un dibattito sul suo blog, sostenendo che “si tratti di un momento importante per le chiese valdesi e metodiste e per l’ecumenismo in Italia“. Un primo intervento è quello di Edi che ricorda come “il Levitico, come ogni altro testo biblico, va analizzato collocandolo nel contesto storico, politico e sociale dell’epoca“. Sul gruppo di Facebook “Riforma Protestante in Italia” che conta più di 1000 iscritti, sono decine i post e i commenti sul tema. C’è chi come Gianni evoca il Sinodo del 1976, quando nacque la Tev (Testimonianza Evangelica Valdese) in seguito all’elezione di Tullio Vinay in Senato e di cui due firmatari dell’appello di questi giorni facevano parte. Giovanni invece parla di “giusta strada contro gli spericolati e drammatici sbandamenti causati dalla guida scriteriata di un elitè culturale nutrita di post-modernismo radical-chic …e del cripto illuminismo della pestifera teologia liberale” e ribadisce la sua firma all’appello. C’è da dire che la maggior parte dei commenti è di tenore opposto e la discussione viaggia tra la preoccupazione e l’aperto disaccordo. Ad esempio Gabriella si dice contro “i contenuti espressi e tanto meno lo strumento del “documento con firme” per esprimere opinioni all’interno della chiesa e nel Sinodo, in particolare per denunciare posizioni ritenute “politiche” e non bibliche come si ritiene siano quelle dei firmatari“. E Davide sottiolinea come “il consiglio di chiesa di Trapani ha agito dopo un percoso che dura da 30 anni, da quando il nostro maggior centro culturale ecumenico ha creato un campo di dialogo sul tema fede e omossesualità (al quale inviterei i firmatari dell’appello) e da quando ha nominato la commissione refo (nominata dagli esecutivi BMV) e dopo anni di discussione“. Roberto in relazione all’appello, si dice invece deluso “per non aver colto quel malessere che c’è in una parte della nostra chiesa per una tendenza a somigliare, nel nostro porci verso l’esterno, sempre più una onlus, piuttosto che una Chiesa di Gesù Cristo“. Insomma, un dibattito complesso e decisamente interessante al quale, va detto, non partecipano i primi firmatari dell’appello e si uniscono contributi di membri di molte chiese evangeliche ed evangelicali.

L'aula sinodale
Da aggiungere la reazione della Refo che in un comunicato ricorda come negli ultimi 12 anni “le nostre chiese hanno portato avanti un dibattito che è culminato con la IV Assemblea-Sinodo BMV del 2007, la quale riconosce il peccato e condanna ogni atto di omofobia, facendo riferimento allo spirito di accoglienza del passo della Lettera ai Romani: “Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi accolti per la gloria di Dio (15:7)”.” Sempre sul tema dei matrimoni omosessuali, segnaliamo l’intervista ad Alessandro Andò, del gruppo Varco – Refo di Milano, di recente di ritorno dal Forum LGBT, Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, di fine giugno a Barcellona.
Ascolta l’intervista ad Alessandro Andò
In onda in Voce delle Chiese ad agosto
Insomma, se un effetto voleva sortire, l’appello ha sicuramente contribuito ad accendere gli animi in vista del Sinodo, costringendo probabilmente l’assemblea alla scelta tra un pronunciamento netto sul tema con il rischio di spaccature e una presa di posizione meno forte, con il rischio di alimentare infinite discussione sulla sue interpretazione. L’auspicio è ora che al di là delle discussioni spesso ridondanti, il Sinodo sappia far sentire la propria voce su di un tema così importante, con fraternità e calma e senza seguire il fiume di parole provocato dall’ormai famoso appello. E mentre fioccano le rivisitazioni ironiche del sito su cui è pubblicato l’appello, restano i dubbi di molti sulla via scelta per proporre al Sinodo una discussione di questo tipo. (M. S.)




6 commenti
Interessante la firma all’appello di Benedetto XVI° e anche della famiglia dei Bidet!
Voglio solo commentare sul linguaggio usato: 1) nel sito proprio qui sopra: rimarrà ha una m sola!!!!!
2) i protestanti non officiano il rito: questo è un linguaggio cattolico e poi una benedizione non è un “rito officiato” per nessuna Chiesa…
Chiedete a qualche pastore (tipo Pasquet) che cosa si dice “in linguaggio” adatto a una chiesa che non considera il matrimonio un sacramento e che non ha sacerdoti che officiano riti!!!
Saluti e auguri
E’ sempre la stessa storia! Quando un movimento, partito o altra aggregazione, comincia a diventare grande e rispettabile bisogna creare divisioni. La Chiesa Valdese negli ultimi anni stava cominciando ad avere consensi pubblici non indifferenti (vedi 8 0/00, inviti a trasmissioni televisive, organismi nazionali..). Ed allora creiamo un caso che possa, possibilmente pubblicamente, creare lacerazioni all’interno su un tema non basilare, non essenziale ai fini della testimonianza globale. Prodi è stato fatto cadere su premure dell’estrema sinistra che poco avevavno a che vedere con il bene comune degli italiani per cui si stava lavorando. Il Partito Democratico, nel momento in cui stava diventando una grande forza si sta facendo di tutto per sbriciolarlo. Con il risultato che … meglio la P2, la P3, la P… che Prodi e il PD. Spero che vi sia all’interno della Chiesa Valdese una grande autorità carismatica che possa far finire questa polemica. Dice Lucio Dalla “..Dio o chi per lui sta cercando di dividerci, di farci annegare nel profondo mare…”
Penso che sia comunque positiva la discussione nel nostro ambiente. Si dirà che si discute e ci si divide fin troppo ultimamente, ma gli unanimismi bulgari sono peggio! Riguardo alla questione della coppia omosessuale non riesco proprio a capire che bisogno ci sia di una benedizione religiosa alle unioni sessuali. Badate bene, anche per gli eterosessuali. Ma non saranno affari vostri? Perchè io che non c’entro niente tra di voi devo pregare perchè la vostra relazione funzioni? Posso farmi carico come sorella e come comunità di tante altre cose: la vicinanza nella malattia, l’amicizia, la fratellanza, ma insomma non mi interessa quello che i miei fratelli di chiesa mangiano o..gradiscano fare nel loro letto! Potrei chiedere di essere accolta dai miei fratelli con una benedizione collettiva insieme a tutti i miei amici, le mie amiche, i vicini di casa con i quali ho relazioni significative e che spero durino nel tempo? Se va bene per voi, sono io che mi rifiuto di esporre in pubblico i miei affetti!
Sono un cristiano evangelico a dir poco scandalizzato.La Parola di Dio condanna esplicitamente tutto quanto è contro natura. Dio creò l’uomo maschio e femmina;se avesse approvato l’unione omosessuale o tra lesbiche perchè crearli mascio e femmina?Ci siamo allontanati dalla volontà del Signore .La chiesa, il Corpo mistico di Cristo, un giorno sarà unito al Capo che è Cristo.In quale condizione ci presenteremo davanti al tribunale di Cristo disattendendo e disubbidendo alla Sua Parola?Ritorniamo tutti sui sentieri antichi e voi conduttori di Chiesa non fate quello che dice il popolo ma fate udire la Voce del Signore,anche se costa la perdita di qualche membro. Saluti fraterni
Unioni omosessuali
Negli ultimi decenni la Chiesa Cristiana Avventista del 7°
Giorno ha sentito l’esigenza di riaffermare in vari modi la sua posizione
sul matrimonio, la famiglia e la sessualità. Questi argomenti
sono al centro di molte questioni pressanti che la società si trova a
dover affrontare. Ciò che per secoli è stato considerato moralmente
imprescindibile circa l’istituzione del matrimonio, oggi è sempre
più in discussione e non solo nel mondo secolarizzato, ma all’interno
delle stesse comunità cristiane.
Le istituzioni della famiglia e del matrimonio subiscono attacchi continui e sono sottoposte a crescenti forze centrifughe che le stanno letteralmente smembrando.
Sempre più paesi si interrogano sulla questione relativa alle «unioni tra persone dello stesso sesso», rendendola, quindi, una questione di carattere mondiale. Il dibattito pubblico ha generato forti sensazioni e alla luce di questi sviluppi, la Chiesa Avventista
del 7°Giorno ribadisce con chiarezza la propria posizione.
Riaffermiamo, senza esitazione, la nostra posizione storica.
Come è espresso nel Credo Fondamentale della Chiesa:
«il matrimonio fu istituito da Dio in Eden e da Gesù fu definito un’unione d’amore, per tutta la vita, fra un uomo e una donna».1
Anche se «il peccato ha traviato i piani divini per il matrimonio e la famiglia»;
«il legame familiare è tra tutte le relazioni terrene quella più stretta, tenera e sacra»; pertanto « le famiglie hanno bisogno di un rinnovamento e di una riforma
dei propri rapporti interni ».2
Dio ha istituito « il matrimonio, un’unione fisica, spirituale ed emotiva, frutto di un patto tra i due sessi, che nelle Scritture viene descritta come «un’unica carne ».
« L’unione monogama nel matrimonio tra un uomo e una donna
viene solennemente dichiarata… l’unico ambito moralmente
adeguato di espressione legata all’intimo rapporto sessuale ».
« Qualsiasi svilimento di questa elevata prospettiva [è] in questo senso uno svilimento dell’ideale celeste ».3
L’omosessualità è una manifestazione di disordine e incrinatura
delle inclinazioni e delle relazioni umane, causata dall’ingresso del
peccato nel mondo. Sebbene tutti siano soggetti a questa umana natura
decaduta, «crediamo anche che per la grazia di Dio e attraverso l’incoraggiamento
della comunità di fede, un individuo possa vivere in armonia
con i principi della Parola di Dio».
Riteniamo che ogni individuo, a prescindere dall’orientamento
sessuale, sia figlio di Dio. Non ammettiamo che una categoria sia messa
alla berlina, lasciata in balia della derisione e dell’abuso.
Tuttavia, è evidente che la Parola di Dio non approva uno stile di
vita omosessuale, né lo ha mai fatto il cristianesimo nel corso dei
suoi 2000 anni di storia. Gli avventisti del settimo giorno credono che l’insegnamento biblico sia valido ancora oggi, perché è ancorato all’intima
natura dell’uomo e perché è questo ciò che Dio aveva previsto alla creazione per il matrimonio.
NOTE
1 Dottrine fondamentali avventiste: punto dottrinale «Il matrimonio e la famiglia».
2 Dichiarazione sulla Famiglia (luglio 1990).
3 Dichiarazione sul Matrimonio (aprile 1996). (la data nella versione italiana non torna)
4 Dichiarazione sulla Omosessualità (ottobre 1999).
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Questo documento è stato votato ed approvato dal Comitato Amministrativo della Conferenza Generale degli Avventisti del Settimo Giorno il 9 marzo 2004.
Traduzione revisionata: 03/2008
Dipartimento Comunicazioni – Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno
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