“Non era scontato, cento anni fa, entrare in dialogo” tra chiese cristiane. Con queste parole il Prof. Paolo Ricca, inizia il nostro approfondimento sul centenario di Fede e Costituzione. Mettere in dialogo, all’interno del cristianesimo, Chiese che appartengono a culture, lingue e civiltà completamente diverse, “è un fattore benefico per l’unione o la maggiore comprensione della unità del genere umano. Non dobbiamo mai dimenticare – dice Ricca – che la ricerca dell’unità della Chiesa non è fine a se stessa; quello che veramente importa è la comunione e convivenza pacifica e fraterna dell’umanità“.
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La stessa ricerca dell’unità per Paolo Ricca è una delle sfide ancora da compiere sul piano del dialogo ecumenico all’interno del cristianesimo. “La sfida è esattamente questa: realizzare una unità nella diversità o addirittura una unità attraverso la diversità“.
Ricca ha partecipato per una quindicina di anni a Fede e Costituzione. “Quando ero in queste assemblee mi dicevo sempre: come vorrei che tutti i cristiani potessero fare l’esperienza che sto facendo io, vedere come la Parola di Dio si diffonde in tutti i popoli e le genti e come crea in fondo la stessa cosa: la fede in Cristo e la gioia della Salvezza attraverso di lui“.
Oggi, nella sfida con la globalità, il dialogo si deve dilatare e abbracciare (nel senso di entrare in rapporto) le altre religioni e coloro che non sono credenti. “Il dialogo è un atteggiamento interiore che non ha confini. Là dove c’è l’umano (laico o religioso), là vi è il dialogo“.
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