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Comunicato stampal tributo dei leader cristiani mondiali alle vittime dell’11 settembre

Lanciato un forte appello ad un rinnovato impegno delle chiese a favore del dialogo, della riconciliazione e della pace. Dal 2000 raddoppiate le celebrazioni interreligiose negli USA
Roma, 8 settembre 2011 (NEV-CS47) – In vista del decimo anniversario dell’attentato terroristico che l’11 settembre 2001 colpì gli Stati Uniti, il mondo cristiano evangelico ed ecumenico ha voluto esprimere solidarietà ai parenti delle vittime, invitando i membri di chiesa di tutto il mondo alla preghiera e al raccoglimento, non senza rinnovare l’impegno a favore del dialogo, della riconciliazione e della pace.
Il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) – organismo ecumenico che raccoglie 349 chiese protestanti, anglicane e ortodosse in rappresentanza di 560 milioni di cristiani in tutto il mondo – in un messaggio diffuso ieri sera ha reso omaggio alle vittime degli attentati, non senza ricordare le “sfortunate conseguenze avvenute in Afghanistan e in Iraq” e sottolineando l’importanza della promozione di una cultura di pace. “Il terrorismo in tutte le sue forme – sia esso commesso da individui, gruppi o stati – è da condannare”, ha aggiunto Tveit, riaffermando l’impegno delle chiese per il dialogo con le altre fedi.
Sulla stessa linea i messaggi dei rappresentanti della Comunione mondiale di chiese riformate (CMCR) e della Federazione luterana mondiale (FLM).
Il Consiglio nazionale delle chiese cristiane degli USA (NCCCUSA) – un organismo ecumenico che rappresenta più di 45 milioni di cristiani – per le celebrazioni dell’11 settembre ha approntato del materiale liturgico ad hoc, nonché un inno specialmente composto per l’occasione. “Per i cristiani negli USA e nel mondo questo decimo anniversario sarà un momento di preghiera e di ricordo per quelli che morirono, ma sarà anche un momento per ognuno di noi di cercare di capire la volontà di Dio tesa a mettere fine all’odio e ai risentimenti scaturiti dalla violenza”, ha dichiarato il pastore Michael Kinnamon, segretario generale del NCCCUSA.
Intanto, da una ricerca americana – resa nota ieri dall’Agenzia stampa Religion News Service – si apprende che, negli ultimi 10 anni, le celebrazioni interreligiose negli USA sono raddoppiate. Nel 2000 solo il 6.8% delle 11.077 comunità di fede statunitensi prese in esame aveva organizzato celebrazioni con gruppi religiosi di tradizioni diverse. Una cifra che nel 2010 è arrivata al 14%. Una percentuale ancora troppo bassa per il presidente dell’Alleanza Interfedi con sede a Washington, il pastore C. Welton Gaddy: “La realtà è che nella nostra nazione continua ad esserci una diffusa islamofobia”. Dalla ricerca si evince che il 70% delle comunità religiose statunitensi non ha alcun contatto con altre fedi. Più ottimista il commento del rabbino Marc Schneider, presidente della Fondazione per la comprensione etnica con sede a New York: “Certo, non siamo arrivati ancora dove vorremmo, ma la buona notizia è che il processo è iniziato.”

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