La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che non e’ brevettabile un procedimento che, ricorrendo al prelievo di cellule staminali ricavate da un embrione umano nello stadio di blastocisti, comporta la distruzione dell’embrione. L’uso per finalità terapeutiche o diagnostiche che si applichi all’embrione umano e sia utile a quest’ultimo può essere oggetto di brevetto ma la sua utilizzazione a fini di ricerca scientifica non e’ brevettabile. Ne parliamo con Luca Savarino della Commissione Bioetica della Tavola Valdese.
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«Da un lato c’è un principio di fondo condivisibile: il non sfruttamento del corpo umano o di sue parti per fini di tipo commerciale o industriale. Certamente quello su cui si può esprimere preoccupazione, all’interno di un panorama culturale e politico rovente in Italia è la definizione di embrione molto ampia, soprattutto nella misura in cui si dice che l’embrione è un’entità cui va accordata una protezione giuridica assoluta. Noi abbiamo espresso forti dubbi sul fatto che si possa considerare un essere umano individuato, l’embrione prima del quindicesimo giorno di sviluppo, per motivi scientifici e filosofici».
Esiste poi un secondo piano di perplessità visto che «questa sentenza si occupa solo della brevettabilità e non riguarda il fatto che si possa o meno fare ricerca sulle cellule staminale, ma riguarda solo il fatto che non si possano brevettare i risultati queste ricerche. Il timore è che dal divieto di brevettabilità delle ricerche derivi il fatto che sia sempre più difficile in concreto praticare la ricerca, vista la rilevanza delle case farmaceutiche nel mondo della ricerca scientifica. Un conto è controllare il fato che la ricerca non proceda esclusivamente attraverso un principio economico, un conto è vietare».
La legge 40 sancisce uno statuto dell’embrione relativo al concepimento gametico. La logica di questo provvedimento invece stabilisce che «qualunque entità che ha una lontana potenzialità di diventare essere umano va sottoposta ad una ferrea tutela giuridica. A questo si aggiunge la legge Calabrò che sta per essere approvata in parlamento che dichiara che la vita umana è indisponibile. Io sono molto perplesso sul fatto che si debba dare tutela giuridica ad un’entità che assomiglia molto più ad un grumo di cellule che ad un essere individuato, un’entità individuale. Io credo di no. A mio parere quindi ci sono ricadute più negative che positive proprio perchè da un lato si frena la ricerca e dall’altro si protegge qualcosa che è dubbio se possa essere identificato con un essere umano».



