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Dall'ItaliaContenuto audio ascoltabileIl Mazzini conteso: quando laicità fa rima con partecipazione

Una battaglia per non sostituire la statua di Mazzini con quella di Maria della SS Visitazione ad Enna ma anche un modo per stimolare il dibattito sulla laicità in città. Intervistiamo Giuseppe Auletta del Comitato “Enna città laica”.

Ascolta l’intervista

Il 4 maggio il comitato ha organizzato una tavola rotonda dal titolo “Un Mazzini di troppo – libertà, democrazia, partecipazione”  nella quale verranno presentate le video interviste ai consiglieri comunali sul tema.

Raccontaci la storia di questa mobilitazione.

A novembre viene fatta una conferenza stampa dal sindaco  che ha detto di voler sostituire Mazzini con una stele della Madonna per -dice – restituire Piazza Mazzini alla comunità religiosa. Nasce da febbraio questo tam tam, prima con una petizione internet, poi con un gruppo Facebook e con un comitato che propone una serie di iniziative come una raccolta di firme che dopo 3 giorni ha già raccolto più di 1000 firme su di una popolazione cittadina di 26.000 abitanti.

La statua di Mazzini per la città di Enna rappresenta un pezzo di storia….

Ha un significato molto importante anche perché sorge in una Piazza su cui si affaccia Palazzo Varisano che oggi è un museo ma che nel 1862 ospitò Garibaldi nel suo soggiorno ennese e da lì Garibaldi disse “O Roma o morte”. Da qual momento la piazza è stata “la piazza del Risorgimento”. Per altro la statua nel 1950 fu pagata per buona parte dai cittadini ennesi perché il comune non aveva fondi sufficienti e il Comune la approvò all’unanimità.

Seguendo il fil rouge della mobilitazione sembra che il dibattito stia travalicando la contrapposizione Mazzini si/no, ma si stia orientando su di un dibattito legato alla laicità in termini ampi.

Il comitato si chiama “Enna città laica” non a caso. Vuole sottolineare come le istituzioni pubbliche debbano essere imparziali nei confronti di tutte le manifestazioni religiosi, perché è il presupposto della libertà di tutti. 

Quindi che si eviti una commistione impropria tra manifestazioni religiose legittime e potere politico.

Qual è la risposta della popolazione?

Il sentire è variegato. C’è una componente forte che solleva una questione di laicità: Enna, forse non si sa, è una città piuttosto laica. Poi c’è una componente più legata agli aspetti storici e al personaggio Mazzini. Sicuramente abbiamo risvegliato un dibattito che viveva sotto traccia nei comportamenti comuni degli ennesi ma che non aveva mai avuto modo di venire allo scoperto. Si dibatte moltissimo in città: è la questione del momento da alcuni mesi, contrariamente a quanto qualcuno pensava.

La chiesa valdese quale contributo ha portato? C’è stata anche una presa di posizione della Moderatora…

Abbiamo portato un contributo soprattutto rispetto all’elaborazione sul tema specifico della laicità e sul modo attraverso cui sentire religioso e laicità vanno coniugati, non essendo in conflitto, ma al contrario essendo la laicità la garanzia che ciascuno possa essere libero di manifestare il proprio pensiero religioso.

Quanto vi ha aiutato il web in questa mobilitazione?

Ci ha aiutato molto perché è uno strumento semplice che consente di arrivare a molta gente senza avere grandi competenze tecnologiche. Ci è servito tanto anche a comunicare tra di noi e a far funzionare la macchine del comitato.

 




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