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Dal mondoDall'ItaliaDocumentoContenuto audio ascoltabileBoicottaggio all’Otto per mille valdese: intervista a Maria Bonafede

Un appello al boicottaggio dell’Otto per mille valdese è stato diffuso nelle scorse settimane da alcune organizzazioni che sostengono la causa palestinese e che lamentano un finanziamento da parte dell’Otto per mille vadese e metodista al Centro Peres.

La dinamica e le modalità utilizzate nel lanciare questa mobilitazione hanno suscitato la reazione della Moderatora della Tavola Valdese, Maria Bonafede, che con due articoli (uno sul sito della Chiesa Valdese e l’altro su il Manifesto) ha preso pubblicamente posizione sulla questione parlando di boicottaggio preventivo.

 

Uno dei siti che ospita la campagna di boicottaggio all'Otto per mille

 

 Motivo della protesta è il contributo di 23.000,00 euro dei fondi Ottopermille con il quale nel 2010 la Tavola valdese ha ritenuto dare risposta positiva alla richiesta del Centro Peres riguardo al progetto Saving Children concernente la cura in ospedali israeliani di bambini palestinesi affetti da particolari patologie.

Fonte: chiesavaldese.org

Materiali

Il sito dell’Otto per mille valdese
La risposta alla Bonafede da parte delle organizzazioni che sostengono il boicottaggio
Il dossier sul Peres Center

 

Ascolta l’intervista a Maria Bonafede

Maria Bonafede, la critica alla gestione dell’Otto per  mille è legittima, ma si devono avere gli strumenti per criticare. Un dialogo che in questo caso non c’è stato…

Questo gruppo di persone che ha criticato il fatto che due anni fa abbiamo erogato un piccolo finanziamento ad un progetto relativo ad operazioni di bambini palestinesi in ospedali israeliani nel Centro Peres, ha chiesto un colloquio. Ci siamo incontrati, loro ci hanno detto le loro perplessità con molta chiarezza e noi abbiamo ascoltato con molto interesse. Detto questo abbiamo detto che avremo riflettuto ancora e che ci riservavamo di capire meglio le cose, scrivere al Centro Peres alcune delle obienzioni che ci avevano consegnato. Insomma, un processo. Invece pochi giorni dopo è partita una campagna che diceva: “Visto che la Chiesa Valdese deciderà solo a luglio, non date l’Otto per mille”. Intanto quello che ho scritto e penso è che ognuno è libero di fare quello che vuole, anche di non dare l’Otto per mille alla Chiesa Valdese. Mi chiedo però se, visto l’approccio che c’era stato, non si poteva agire diversamente, in modo più leale, aspettando prima di fare una campagna contro. Anche perchè una campagna di questo tipo non aiuta una discussione serena all’interno di un gruppo che deve decidere.

Per altro l’Otto per mille finanzia molti progetti relativi alla promozione della pace in medioriente…

Assolutamente si, guardiamo con grande interesse a tutte le iniziative che possano portare ad avvicinare i due popoli, a fare la pace. Questo lo facciamo da tanti anni e non solo con l’Otto per mille. Penso ad iniziative come quella di Confronti, Semi di Pace, che è importantissima perchè mette assieme ragazzi israeliani e palestinesi in giro per l’Europa;

persone che hanno avuto figli morti da una parte e dal’altra che riescono a riconoscersi come persone umane e ragionare insieme. Nella scorsa erogazione dell’Otto per mille abbiamo tenuto conto di tanti progetti (come il microcredito alle donne palestinesi) e lo abbiamo fatto con grande convinzione.

Man mano che cresce il numero delle firme per l’Otto per mille valdese, cresce la responsabilità per la gestione di questi soldi e ne cresce la visibilità. L’Otto per mille può diventare un palcoscenico per contrapposizioni che con le decisioni sui singoli progetti hanno poco a che fare e come fare a gestire questa responsabilità?

Noi abbiamo già un’organizzazione con una commissione che si incontra con grande serietà, che legge i progetti e li discute. Stiamo cercando di affinare questa tecnica e di avere persone capaci di leggere i progetti anche tra e righe. Certamente aumenta la responsabilità: questa è la prima volta che ci accade una cosa del genere e mi auguro anche che sia l’ultima, perchè il dialogo e sempre molto costruttivo e utile quando è dialogo e non ti si ritorce contro come un boomerang. Io vorrei sapere quante alttre istituzioni ricevono le persone, discutono con loro, si prendono il tempo per discutere. Noi siamo tranquilli con la nostra coscienza e abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. Alla fine vorrei anche sapere dai genitori dei bambini operati se abbiamo fatto tanto male a erogare questo finanziamento. Comunque sia, prenderemo le nostre decisioni e certamente può succedere che una decisione abbia un riscontro critico così importante come questa. Siamo qui apposta.




Un commento

  1. Marco Bertollini | Pubblicato 4 maggio 2012 alle 00:45 | Permalink

    Il boicottaggio preventivo è uno strumento politico usato normalmente da gruppi di pressione in tutto il mondo, specialmente se si tratta di business. E’ bene farci una democratica abitudine. Trovo l’intervista di Bonafede molto equilibrata e molto saggia, se posso dire. Del resto chi opera in maniera trasparente è spesso fatto oggetto di attenzioni aggiuntive, rispetto a chi ingoia fondi e non ne traccia l’utilizzo. Giusto lasciare margini sulla discussione e spazi per ipotetiche, future correzioni di rotta, com’è giusto che sia. L’importante, secondo me, è dimostrare di avere uno “standing”, operare in trasparenza e soprattutto non farsi condizionare troppo dai gruppi di assalto, da qualunque parte provengano. Bonafede dimostra, a mio modesto parere, di reggere egregiamente il timone.

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