Purtroppo non ho buone notizie dall’Egitto
Radio Beckwith evangelica

Purtroppo non ho buone notizie dall’Egitto. Sono riuscita a mettermi in contatto con Wael questa mattina. Non sempre può rispondere, le comunicazioni sono difficoltose.

Sono giorni che la gente non dorme. Anche Wael aveva passato la notte davanti alla porta di casa sua con un coltello per difendersi dai saccheggiatori. In questo momento non c’è né governo né polizia, che è stata ritirata per lasciar spazio alle forze speciali, responsabili di ogni sorta di violenze. La nomina a vice presidente del capo dei servizi segreti è un segno
inequivocabile. Sembra che Mubarak abbia giocato la carta sporca, lasciare il paese nel caos più totale, senza legge.

Gli egiziani temono la guerra civile, perché ieri sono evasi dalle prigioni numerosi gruppi di fondamentalisti che hanno anche potuto procurarsi delle armi. A singhiozzo si ha notizia di infiltrazioni nel Sinai dalla striscia di Gaza da parte di militanti jihadisti. Per ora Israele aspetta, ma la sua reazione è una temuta incognita.

I siti web dei giornali egiziani sono fermi alle notizie di giovedì scorso, oppure non funzionano del tutto. Questa mattina Al Jazeera ha annunciato che i suoi uffici in Egitto sono stati chiusi, notizia che nemmeno Wael sapeva. Nei giorni scorsi, infatti, Al Jazeera forniva ai telespettatori vari numeri di emergenza a cui chiamare per denunciare saccheggiatori o azioni di violenza.
E’ di ieri la telefonata di un prigioniero da una prigione poco fuori il Cairo che ha denunciato in diretta l’uccisione da parte della polizia di settanta prigionieri che tentavano la fuga.
Evidentemente, si vuole oscurare quanto più possibile l’Egitto, perché gli altri paesi non vedano quello che sta succedendo.

Ho tentato di mettermi in contatto con Abdel Fattah, preoccupata che in quanto ex parlamentare dei Fratelli Musulmani potesse subire rappresaglie. Non sono riuscita a trovarlo, il cellulare è spento o irraggiungibile. Ho rinunciato a chiedere notizie di chi conosco in Egitto via sms, perché tanto non rispondono. Non sapendo se avranno la possibilità di ricaricare il cellulare, tengono i soldi rimasti per comunicazioni strettamente necessarie. In realtà, non so nemmeno se gli sms arrivino, visto il caos telefonico. Dunque, se volete mandare agli amici egiziani dei messaggi di solidarietà, non stupitevi se non rispondono. Le email ovviamente neanche a parlarne. Da venerdì non ho più visto nessun egiziano su internet.

Purtroppo non ho buone notizie dall'Egitto. Sono riuscita a mettermi in contatto con Wael questa mattina. Non sempre può rispondere, le comunicazioni sono difficoltose. Sono giorni che la gente non dorme. Anche Wael aveva passato la notte davanti alla porta di casa sua con un coltello per difendersi dai saccheggiatori. In questo momento non c'è né governo né polizia, che è stata ritirata per lasciar spazio alle forze speciali, responsabili di ogni sorta di violenze. La nomina a vice presidente del capo dei servizi segreti è un segno inequivocabile. Sembra che Mubarak abbia giocato la carta sporca, lasciare il paese nel caos più totale, senza legge. Gli egiziani temono la guerra civile, perché ieri sono evasi dalle prigioni numerosi gruppi di fondamentalisti che hanno anche potuto procurarsi delle armi. A singhiozzo si ha notizia di infiltrazioni nel Sinai dalla striscia di Gaza da parte di militanti jihadisti. Per ora Israele aspetta, ma la sua reazione è una temuta incognita. I siti web dei giornali egiziani sono fermi alle notizie di giovedì scorso, oppure non funzionano del tutto. Questa mattina Al Jazeera ha annunciato che i suoi uffici in Egitto sono stati chiusi, notizia che nemmeno Wael sapeva. Nei giorni scorsi, infatti, Al Jazeera forniva ai telespettatori vari numeri di emergenza a cui chiamare per denunciare saccheggiatori o azioni di violenza. E' di ieri la telefonata di un prigioniero da una prigione poco fuori il Cairo che ha denunciato in diretta l'uccisione da parte della polizia di settanta prigionieri che tentavano la fuga. Evidentemente, si vuole oscurare quanto più possibile l'Egitto, perché gli altri paesi non vedano quello che sta succedendo. Ho tentato di mettermi in contatto con Abdel Fattah, preoccupata che in quanto ex parlamentare dei Fratelli Musulmani potesse subire rappresaglie. Non sono riuscita a trovarlo, il cellulare è spento o irraggiungibile. Ho rinunciato a chiedere notizie di chi conosco in Egitto via sms, perché tanto non rispondono. Non sapendo se avranno la possibilità di ricaricare il cellulare, tengono i soldi rimasti per comunicazioni strettamente necessarie. In realtà, non so nemmeno se gli sms arrivino, visto il caos telefonico. Dunque, se volete mandare agli amici egiziani dei messaggi di solidarietà, non stupitevi se non rispondono. Le email ovviamente neanche a parlarne. Da venerdì non ho più visto nessun egiziano su internet.