Comunicazioni difficili….
Radio Beckwith evangelica

Le comunicazioni con l’Egitto si fanno difficoltose. Oggi ho provato a chiamare Wael, il quale per fortuna ha risposto, ma solo con poche parole: “Sto bene, no non sono a casa, ora non posso parlare”. Stop. Non ho fatto a tempo a chiedergli notizie degli altri. Nel pomeriggio, però, mi ha telefonato la moglie di Osama, che sta ancora al Cairo e con il quale sono in contatto attraverso Facebook. Lei è italiana ed è appena scappata dall’Egitto domenica. Appena in tempo, prima che l’aeroporto precipitasse nel caos! Comunque, dice anche lei che non riesce a parlare a lungo con il marito. Nell’ultima telefonata le ha detto che era meglio non parlare molto in una lingua che non fosse l’arabo e ha riattaccato. Che cosa sta succedendo???? Mi anche confermato che gli sms in Egitto non arrivano ancora e che internet funziona così così, troppo lento per Skype.

Per fortuna c’è Facebook, almeno lì qualche egiziano ogni tanto appare, solo che non tutti sono in Facebook.

I giudici oggi hanno di nuovo fatto sapere che parteciperanno alla grande manifestazione di domani. Speriamo che sia pacifica, perché oggi è stato un vero massacro, accompagnato da una retata di arresti di giornalisti, attivisti politici e per i diritti umani. I “baltaghiya”, cioè gli scagnozzi di Mubarak, hanno persino messo i cecchini sui tetti di piazza Tahrir che sparavano sulla folla. I morti ormai sono tanti e i feriti non si contano più. Il tutto mentre il Primo Ministro, durante la sua conferenza stampa in tv, si scusava per le violenze di ieri e prometteva che non si sarebbero ripetute. Come può la gente fidarsi ancora di questi ipocriti?

Il grande scrittore Bahaa Taher oggi ha restituito il premio Mubarak per la letteratura da lui vinto nel 2009, dicendo che la sua coscienza non sarebbe stata in pace se avesse conservato un premio con il nome di chi aveva versato il sangue di tanti giovani egiziani.

Le comunicazioni con l'Egitto si fanno difficoltose. Oggi ho provato a chiamare Wael, il quale per fortuna ha risposto, ma solo con poche parole: "Sto bene, no non sono a casa, ora non posso parlare". Stop. Non ho fatto a tempo a chiedergli notizie degli altri. Nel pomeriggio, però, mi ha telefonato la moglie di Osama, che sta ancora al Cairo e con il quale sono in contatto attraverso Facebook. Lei è italiana ed è appena scappata dall'Egitto domenica. Appena in tempo, prima che l'aeroporto precipitasse nel caos! Comunque, dice anche lei che non riesce a parlare a lungo con il marito. Nell'ultima telefonata le ha detto che era meglio non parlare molto in una lingua che non fosse l'arabo e ha riattaccato. Che cosa sta succedendo???? Mi anche confermato che gli sms in Egitto non arrivano ancora e che internet funziona così così, troppo lento per Skype. Per fortuna c'è Facebook, almeno lì qualche egiziano ogni tanto appare, solo che non tutti sono in Facebook. I giudici oggi hanno di nuovo fatto sapere che parteciperanno alla grande manifestazione di domani. Speriamo che sia pacifica, perché oggi è stato un vero massacro, accompagnato da una retata di arresti di giornalisti, attivisti politici e per i diritti umani. I "baltaghiya", cioè gli scagnozzi di Mubarak, hanno persino messo i cecchini sui tetti di piazza Tahrir che sparavano sulla folla. I morti ormai sono tanti e i feriti non si contano più. Il tutto mentre il Primo Ministro, durante la sua conferenza stampa in tv, si scusava per le violenze di ieri e prometteva che non si sarebbero ripetute. Come può la gente fidarsi ancora di questi ipocriti? Il grande scrittore Bahaa Taher oggi ha restituito il premio Mubarak per la letteratura da lui vinto nel 2009, dicendo che la sua coscienza non sarebbe stata in pace se avesse conservato un premio con il nome di chi aveva versato il sangue di tanti giovani egiziani.