Piazza Tahrir si sta di nuovo riempiendo
Radio Beckwith evangelica

Piazza Tahrir si sta di nuovo riempiendo, dopo la notte di scontri sanguinosi tra i giovani lì asserragliati e i dimostranti pro-Mubrak. Sarebbe meglio dire le milizie di Mubarak, dato che le testimonianze sono unanimi nel denunciare che questi sostenitori del regime sono in parte della polizia segreta (in borghese) e in parte dei mercenari, pagati dal regime o dai tanti uomini d’affari collusi col regime. Questa notte l’esercito ha sostanzialmente lasciato fare.
Alla posizione ambigua dell’esercito do questa interpretazione, anche se la mia analisi è ovviamente da verificare. L’esercito ha sostanzialmente abbandonato Mubarak, ma non vuole in nessun modo mollare la presa sul futuro governo che si formerà. Dunque, dichiara di difendere il popolo egiziano con neutralità, non schierandosi né con i pro né con i contro Mubarak. Con questa scusa, ben sapendo che in realtà i pro-Mubarak sono milizie governative organizzate e non reale espressione di un’altra opinione della società egiziana, non interviene in maniera determinante per impedire scontri tra i due schieramenti. Anzi questa notte ha proprio lasciato fare, permettendo ai miliziani di entrare in piazza e assalire i giovani con ogni mezzo. Così, lascia fare loro il lavoro sporco di eliminare fisicamente i più irriducibili, che mai accetterebbero un dialogo con Omar Suleyman, il quale era già da tempo l’informale candidato dell’esercito alle prossime elezioni presidenziali e ora è vice di Mubarak.

Dopo questa notte, sono in molti a dire che ora non è più possibile lasciar andar via Mubarak senza fargli pagare il conto. Bisogna processarlo per i crimini effettuati e recuperare tutte le ricchezze che ha rubato all’Egitto e che in questi giorni sta mettendo al sicuro all’estero. Le aggressioni di ieri ai giornalisti stranieri poi hanno suscitato scandalo a livello internazionale. Nella notte sono anche stati effettuati numerosi arresti, ma non si sa di chi.

Su internet e sui giornali si diffondono moltissimi appelli agli egiziani perché scendano in piazza a difendere i giovani di piazza Tahrir, per impedire la carneficina che molti temono accadrà per impedire le manifestazioni di massa di domani, già nominato il venerdì della partenza (di Mubarak, ovviamente). Un gruppo di scrittori e intellettuali ha invitato tutti i loro colleghi, il fior fiore della società, a recarsi in piazza Tahrir per fare da scudo umano tra i dimostranti e le milizie di Mubarak. Tra loro c’è Bahaa Taher, il più grande scrittore egiziano, arabo addirittura, vivente.

Ci si appella anche agli artisti, alla gente dello spettacolo e ai calciatori, perché facciano sentire la loro voce contro la tv di stato, accusata di diffondere menzogne e di essere venduta al regime. Infatti, nei giorni scorsi, molta gente dello spettacolo ha rilasciato in tv dichiarazioni pro Mubarak.

Altra domanda che si pongono i giornalisti in questo momento è: perché nel comitato formato dalle forze di opposizione non è stato messo nessun esponente della protesta giovanile, vera autrice di questa rivoluzione? Dov’erano le forze di opposizione mentre massacravano i giovani in piazza Tahrir? Perché non hanno mobilitato i loro sostenitori per difenderli? Fin dall’inizio sono in tanti coloro che pensano che queste forze abbiano colto la palla al balzo quando è scoppiata la rivoluzione, cercando di cavalcare l’onda. I Fratelli Musulmani, per ora, sono emarginati e hanno perso credibilità per aver reagito con ritardo alla protesta di piazza.

I giovani sperano nella decisiva giornata di domani.

Notizia fresca fresca: il vicepresidente ha proibito ad alcuni ex ministri di lasciare il paese e ha congelato i loro conti in banca…

Piazza Tahrir si sta di nuovo riempiendo, dopo la notte di scontri sanguinosi tra i giovani lì asserragliati e i dimostranti pro-Mubrak. Sarebbe meglio dire le milizie di Mubarak, dato che le testimonianze sono unanimi nel denunciare che questi sostenitori del regime sono in parte della polizia segreta (in borghese) e in parte dei mercenari, pagati dal regime o dai tanti uomini d'affari collusi col regime. Questa notte l'esercito ha sostanzialmente lasciato fare. Alla posizione ambigua dell'esercito do questa interpretazione, anche se la mia analisi è ovviamente da verificare. L'esercito ha sostanzialmente abbandonato Mubarak, ma non vuole in nessun modo mollare la presa sul futuro governo che si formerà. Dunque, dichiara di difendere il popolo egiziano con neutralità, non schierandosi né con i pro né con i contro Mubarak. Con questa scusa, ben sapendo che in realtà i pro-Mubarak sono milizie governative organizzate e non reale espressione di un'altra opinione della società egiziana, non interviene in maniera determinante per impedire scontri tra i due schieramenti. Anzi questa notte ha proprio lasciato fare, permettendo ai miliziani di entrare in piazza e assalire i giovani con ogni mezzo. Così, lascia fare loro il lavoro sporco di eliminare fisicamente i più irriducibili, che mai accetterebbero un dialogo con Omar Suleyman, il quale era già da tempo l'informale candidato dell'esercito alle prossime elezioni presidenziali e ora è vice di Mubarak. Dopo questa notte, sono in molti a dire che ora non è più possibile lasciar andar via Mubarak senza fargli pagare il conto. Bisogna processarlo per i crimini effettuati e recuperare tutte le ricchezze che ha rubato all'Egitto e che in questi giorni sta mettendo al sicuro all'estero. Le aggressioni di ieri ai giornalisti stranieri poi hanno suscitato scandalo a livello internazionale. Nella notte sono anche stati effettuati numerosi arresti, ma non si sa di chi. Su internet e sui giornali si diffondono moltissimi appelli agli egiziani perché scendano in piazza a difendere i giovani di piazza Tahrir, per impedire la carneficina che molti temono accadrà per impedire le manifestazioni di massa di domani, già nominato il venerdì della partenza (di Mubarak, ovviamente). Un gruppo di scrittori e intellettuali ha invitato tutti i loro colleghi, il fior fiore della società, a recarsi in piazza Tahrir per fare da scudo umano tra i dimostranti e le milizie di Mubarak. Tra loro c'è Bahaa Taher, il più grande scrittore egiziano, arabo addirittura, vivente. Ci si appella anche agli artisti, alla gente dello spettacolo e ai calciatori, perché facciano sentire la loro voce contro la tv di stato, accusata di diffondere menzogne e di essere venduta al regime. Infatti, nei giorni scorsi, molta gente dello spettacolo ha rilasciato in tv dichiarazioni pro Mubarak. Altra domanda che si pongono i giornalisti in questo momento è: perché nel comitato formato dalle forze di opposizione non è stato messo nessun esponente della protesta giovanile, vera autrice di questa rivoluzione? Dov'erano le forze di opposizione mentre massacravano i giovani in piazza Tahrir? Perché non hanno mobilitato i loro sostenitori per difenderli? Fin dall'inizio sono in tanti coloro che pensano che queste forze abbiano colto la palla al balzo quando è scoppiata la rivoluzione, cercando di cavalcare l'onda. I Fratelli Musulmani, per ora, sono emarginati e hanno perso credibilità per aver reagito con ritardo alla protesta di piazza. I giovani sperano nella decisiva giornata di domani. Notizia fresca fresca: il vicepresidente ha proibito ad alcuni ex ministri di lasciare il paese e ha congelato i loro conti in banca...