14 giorni.
Radio Beckwith evangelica

La rivoluzione egiziana è entrata nel quattordicesimo giorno e piazza Tahrir non si svuota, anzi si ha notizia di molte persone che stanno confluendo lì dai governatorati vicini per la grande manifestazione di domani, la seconda in programma per questa “settimana della resistenza”. E’ di oggi infatti la notizia che i giovani di piazza Tahrir confermano il loro rifiuto di qualsiasi dialogo con Omar Suleyman, se prima Mubarak non se ne va. I colloqui di ieri non hanno valore per loro, perché i rappresentanti del “movimento 25 gennaio”, che erano presenti, non li rappresentano affatto, nonostante i giovani abbiano espresso rispetto nei loro confronti. Dunque, si continua.
Del resto, finora sono pochi i segni concreti di un vero cambiamento. Ad esempio, Said Shoaib si chiede, su “Al-Youm al-Sabiaa”, perché tutti quei prigioneri (circa 5000!) tenuti in carcere illegalmente, alcuni da più di 15 anni, non siano ancora stati rilasciati, nonostante l’accordo preso ieri. Si chiede perché vengano rilasciati solo quelli per i quali intercedono personalità importanti, esattamente come succedeva prima. E Shafiq, il Primo Ministro, che si è scusato per le violenze sui manifestanti da parte delle forze di sicurezza del Ministero degli Interni, dov’era quando venivano aggrediti? Come fa a dire che non sapeva, visto che le televisioni satellitari di tutto il mondo mostravano le immagini delle aggressioni senza interruzione? E Suleyman, il Vice Presidente, che ha annunciato la fine della censura sulla televisione, perché non licenzia il Ministro dell’Informazione, responsabile di aver soggiogato la tv di stato, costringendola a diffondere menzogne sui manifestanti? C’è ancora troppo del vecchio regime… Per questo i giovani resistono.

Al-Youm al-Sabiaa oggi ha anche raccolto le testimonianze interessanti di coloro che, la settimana scorsa, avevano fatto irruzione tra i manifestanti a cavallo o a dorso di cammello. Dicono che non fanno parte dei baltagheya, né sostengono Mubarak, sono andati là solo perché stavano morendo di fame. Lavorano con i turisti, al sito delle piramidi, e da quando sono iniziate le manifestazioni i turisti sono spariti. Non hanno più soldi neanche per dar da mangiare ai cavalli, che ora mangiano immondizia. Erano arrivati in piazza Tahrir solo per dire questo, perché Mubarak facesse qualcosa. Non sapevano che erano in corso degli scontri. Quando sono arrivati, i cavalli si sono spaventati e sono stati scambiati per aggressori. Dicono che non avrebbe avuto senso rischiare cavalli da 3000 pound per poche centinaia di pound, la somma che si dice che il regime abbia pagato ai falsi sostenitori di Mubarak. Alcuni raccontano anche che sono stati ingannati, perché sono stati portati a manifestare con i sostenitori di Mubarak in piazza Mustafa Mahmud, a Mohandiseen, e loro pensavano di manifestare per se stessi e le loro richieste, invece sono stati usati. Hanno anche dato loro degli striscioni da agitare che però, essendo analfabeti, non erano in grado di leggere. Se è davvero così, è un altro esempio dello stato in cui questo regime mantiene la gente da decenni, ignoranza e povertà….

Oggi si registra anche una manifestazione dei conducenti dei taxi bianchi (che molti di voi forse ricordano), davanti al Ministero delle Finanze. Chiedono più occupazione e una riduzione delle quote che devono pagare. Il coprifuoco è stato ristretto ulteriormente dalle 8 di sera alle 6 di mattina, ma chi mai l’ha rispettato???

Ieri il giudice Hosam, attraverso Facebook, alla mia domanda su come stava, mi ha risposto: “Sto bene, stiamo bene, ma abbiamo bisogno di più diritti”. Il passaggio repentino dall’io al noi è indicativo della forte consapevolezza che gli egiziani hanno di sé in questi giorni. Poi Hosam invia un commento agli amici di Facebook: “Stiamo ancora protestando in piazza Tahrir, perché non ci fidiamo del regime! Io sono contro questo regime, non abbiamo più bisogno di aspirina, abbiamo bisogno di un’operazione chirurgica. E’ una rivoluzione egiziana, non dei Fratelli Musulmani. Il nostro scopo è la democrazia in Egitto. Siamo la maggioranza. Ci rifiutiamo di passare più di questi 30 anni sotto corruzione, falsi parlamenti, uccisioni di giovani che protestano e stato di emergenza. E’ finita per Mubarak, ma può morire in Egitto come qualsiasi altro egiziano, perché in passato ha fatto qualcosa di buono. Non avremo più paura. Dovrebbe andarsene”.

Rania è ottimista, oggi. Dice che la vita sta quasi tornando alla normalità, le banche sono state aperte ieri (tanta gente è rimasta senza stipendio per giorni) e la gente torna al lavoro. “Le dimostrazioni in piazza Tahrir continuano” – dice – “ma sono ottimista sul futuro, sento che le cose volgeranno verso la pace e una vita migliore in Egitto”. Preghiamo che sia così.

Wael mi ha telefonato questa mattina per chiedermi di inviarvi un messaggio di ringraziamento collettivo per il vostro interesse e solidarietà (finalmente sono anche riuscita a parlargli un po’ di quel che si pensa su questa sponda del mare). Grazie anche a chi gli ha scritto. Lui non riesce a rispondere per ora, perché internet ha ancora dei problemi e poi perché divide il suo tempo tra piazza Tahrir, il lavoro e la guardia notturna alla porta di casa, il tempo che resta serve a mangiare e dormire. Comunque ci tiene a ringraziarvi tutti insieme. Era ovviamente esausto, ma ha detto che ha ancora moltissime speranze. I manifestanti di piazza Tahrir sono dotati di grande determinazione. Scriverà presto una sua testimonianza.

Per finire, vi consiglio di nuovo il blog di Invisible Arabs, che vale la pena di seguire con regolarità:

http://invisiblearabs.com/

La rivoluzione egiziana è entrata nel quattordicesimo giorno e piazza Tahrir non si svuota, anzi si ha notizia di molte persone che stanno confluendo lì dai governatorati vicini per la grande manifestazione di domani, la seconda in programma per questa "settimana della resistenza". E' di oggi infatti la notizia che i giovani di piazza Tahrir confermano il loro rifiuto di qualsiasi dialogo con Omar Suleyman, se prima Mubarak non se ne va. I colloqui di ieri non hanno valore per loro, perché i rappresentanti del "movimento 25 gennaio", che erano presenti, non li rappresentano affatto, nonostante i giovani abbiano espresso rispetto nei loro confronti. Dunque, si continua. Del resto, finora sono pochi i segni concreti di un vero cambiamento. Ad esempio, Said Shoaib si chiede, su "Al-Youm al-Sabiaa", perché tutti quei prigioneri (circa 5000!) tenuti in carcere illegalmente, alcuni da più di 15 anni, non siano ancora stati rilasciati, nonostante l'accordo preso ieri. Si chiede perché vengano rilasciati solo quelli per i quali intercedono personalità importanti, esattamente come succedeva prima. E Shafiq, il Primo Ministro, che si è scusato per le violenze sui manifestanti da parte delle forze di sicurezza del Ministero degli Interni, dov'era quando venivano aggrediti? Come fa a dire che non sapeva, visto che le televisioni satellitari di tutto il mondo mostravano le immagini delle aggressioni senza interruzione? E Suleyman, il Vice Presidente, che ha annunciato la fine della censura sulla televisione, perché non licenzia il Ministro dell'Informazione, responsabile di aver soggiogato la tv di stato, costringendola a diffondere menzogne sui manifestanti? C'è ancora troppo del vecchio regime... Per questo i giovani resistono. Al-Youm al-Sabiaa oggi ha anche raccolto le testimonianze interessanti di coloro che, la settimana scorsa, avevano fatto irruzione tra i manifestanti a cavallo o a dorso di cammello. Dicono che non fanno parte dei baltagheya, né sostengono Mubarak, sono andati là solo perché stavano morendo di fame. Lavorano con i turisti, al sito delle piramidi, e da quando sono iniziate le manifestazioni i turisti sono spariti. Non hanno più soldi neanche per dar da mangiare ai cavalli, che ora mangiano immondizia. Erano arrivati in piazza Tahrir solo per dire questo, perché Mubarak facesse qualcosa. Non sapevano che erano in corso degli scontri. Quando sono arrivati, i cavalli si sono spaventati e sono stati scambiati per aggressori. Dicono che non avrebbe avuto senso rischiare cavalli da 3000 pound per poche centinaia di pound, la somma che si dice che il regime abbia pagato ai falsi sostenitori di Mubarak. Alcuni raccontano anche che sono stati ingannati, perché sono stati portati a manifestare con i sostenitori di Mubarak in piazza Mustafa Mahmud, a Mohandiseen, e loro pensavano di manifestare per se stessi e le loro richieste, invece sono stati usati. Hanno anche dato loro degli striscioni da agitare che però, essendo analfabeti, non erano in grado di leggere. Se è davvero così, è un altro esempio dello stato in cui questo regime mantiene la gente da decenni, ignoranza e povertà.... Oggi si registra anche una manifestazione dei conducenti dei taxi bianchi (che molti di voi forse ricordano), davanti al Ministero delle Finanze. Chiedono più occupazione e una riduzione delle quote che devono pagare. Il coprifuoco è stato ristretto ulteriormente dalle 8 di sera alle 6 di mattina, ma chi mai l'ha rispettato??? Ieri il giudice Hosam, attraverso Facebook, alla mia domanda su come stava, mi ha risposto: "Sto bene, stiamo bene, ma abbiamo bisogno di più diritti". Il passaggio repentino dall'io al noi è indicativo della forte consapevolezza che gli egiziani hanno di sé in questi giorni. Poi Hosam invia un commento agli amici di Facebook: "Stiamo ancora protestando in piazza Tahrir, perché non ci fidiamo del regime! Io sono contro questo regime, non abbiamo più bisogno di aspirina, abbiamo bisogno di un'operazione chirurgica. E' una rivoluzione egiziana, non dei Fratelli Musulmani. Il nostro scopo è la democrazia in Egitto. Siamo la maggioranza. Ci rifiutiamo di passare più di questi 30 anni sotto corruzione, falsi parlamenti, uccisioni di giovani che protestano e stato di emergenza. E' finita per Mubarak, ma può morire in Egitto come qualsiasi altro egiziano, perché in passato ha fatto qualcosa di buono. Non avremo più paura. Dovrebbe andarsene". Rania è ottimista, oggi. Dice che la vita sta quasi tornando alla normalità, le banche sono state aperte ieri (tanta gente è rimasta senza stipendio per giorni) e la gente torna al lavoro. "Le dimostrazioni in piazza Tahrir continuano" - dice - "ma sono ottimista sul futuro, sento che le cose volgeranno verso la pace e una vita migliore in Egitto". Preghiamo che sia così. Wael mi ha telefonato questa mattina per chiedermi di inviarvi un messaggio di ringraziamento collettivo per il vostro interesse e solidarietà (finalmente sono anche riuscita a parlargli un po' di quel che si pensa su questa sponda del mare). Grazie anche a chi gli ha scritto. Lui non riesce a rispondere per ora, perché internet ha ancora dei problemi e poi perché divide il suo tempo tra piazza Tahrir, il lavoro e la guardia notturna alla porta di casa, il tempo che resta serve a mangiare e dormire. Comunque ci tiene a ringraziarvi tutti insieme. Era ovviamente esausto, ma ha detto che ha ancora moltissime speranze. I manifestanti di piazza Tahrir sono dotati di grande determinazione. Scriverà presto una sua testimonianza. Per finire, vi consiglio di nuovo il blog di Invisible Arabs, che vale la pena di seguire con regolarità: http://invisiblearabs.com/