E poi la gente mi chiede: perché urli?
Radio Beckwith evangelica

Ancora una giornata di resistenza, con piazza Tahrir e le piazze di altre città egiziane traboccanti di persone. E ai “margini” di questa nuova, continua, grande manifestazione, se ne organizzano altre, sit-in e piccole marce. Praticamente ogni categoria professionale sta prendendo coraggio e sta scendendo in piazza con le proprie richieste particolari. Ieri i tassisti e gli avvocati, oggi i giornalisti, i dipendenti di varie imprese, quelli del ministero della cultura, non si riesce a star dietro a tutti… In piazza oggi è sceso anche Ahmed Zoweil, premio Nobel per la chimica, ma soprattutto sono scesi in piazza i bambini, migliaia di bambini tra i 5 e i 13 anni che hanno organizzato una marcia che ha movimentato ancora di più piazza Tahrir. Hanno urlato: “Voglio studiare, voglio vivere, ma i soldi non bastano!”

Piazza Tahrir sta diventando un pezzetto d’Egitto liberato, come dice il nome (tahrir, liberazione), un fazzoletto di terra dove già si vive nel nuovo che verrà, come molti sperano. Piazza Tahrir si stende all’ombra del famigerato palazzone grigio del Mugamma, cuore e simbolo dell’opprimente burocrazia egiziana. Anch’io lì dentro ho passato ore per ottenere un visto, ma ne sono uscita e questo è già qualcosa, visto che una famosa barzelletta egiziana dice che ogni giorno entrano lì dentro un milione di persone (questo è probabilmente vero), ma ne escono solo 990.000! In piazza Tahrir si resiste, si fatica, ma si festeggia anche, per la gioia di aver recuperato la propria dignità. In questi giorni questa parola è corsa sulle labbra di molti. Ci si sente di nuovo degni di essere egiziani. Il regime non vuole fare concessioni alla piazza, ma la dignità, questa se la sono ripresa da soli, qualunque cosa succederà. Sono in tanti, infatti, a dire che il vero cambiamento è avvenuto dentro gli egiziani, nei loro comportamenti, nei loro sentimenti. Non vedo l’ora di vedere “dal vivo” tutto questo! E magari potessimo vederlo anche qui…

A chi ancora vede iraniani, Fratelli Musulmani e nemici di Israele dappertutto, vorrei presentare due piccole scene che ho trovato raccontate sui giornali. La prima riguarda una famigliola – padre, madre, due bambine piccole e un bambino cresciutello – scesa in piazza con i dimostranti. Vivono in una stanza di pochi metri, con bagno in comune con i vicini. Il padre ha perso il lavoro presso un forno, dopo aver avuto un incidente a un piede. La madre dice che non ha paura per i suoi bambini se dovessero esserci scontri, ciò di cui ha paura è la fame che li perseguita notte e giorno. Chiarissimo.

La seconda scena è quella di un dimostrante che se ne sta in mezzo alla strada con i suoi vestiti consunti, urlando con tutta la forza della sua voce: “Ditemi, da dove prendo il cibo? Da dove prendo da bere? Da dove prendo i soldi per mia moglie e i miei figli? Non ho pane da mangiare! Io, mia moglie e i miei figli viviamo dell’elemosina di chiese e moschee! Non so neanche come fare a comperare una coperta per scaldarli! E poi la gente mi chiede: perché urli???” Poi gli si avvicina un giovane che grida a sua volta: “Che sapore ha la carne? Qualcuno mi dica che sapore ha!!! Ho 25 anni e da quando sono nato non ho mai neanche saputo che aspetto ha!” Ecco, questa è la maggioranza delle persone che manifestano. L’Iran e Israele non sono, diciamo, al centro dei loro pensieri in questo momento.

Intanto Omar Suleyman prosegue con la sua tabella di marcia per una transizione pacifica, cambiando tutto e non cambiando niente, l’ex Ministro degli Interni viene indagato per il coinvolgimento nell’attentato di Alessandria del 1 gennaio, numerose persone scomparse dal 28 gennaio mancano ancora all’appello, un prigioniero evaso racconta come sia stata la polizia a liberarli per poi inviarli ad attaccare i dimostranti, si scopre che la macchina diplomatica che ha investito 25 persone era americana… Speriamo che il piccolo mondo di piazza Tahrir riesca a farsi strada in tutta questa oscurità.

Ancora una giornata di resistenza, con piazza Tahrir e le piazze di altre città egiziane traboccanti di persone. E ai "margini" di questa nuova, continua, grande manifestazione, se ne organizzano altre, sit-in e piccole marce. Praticamente ogni categoria professionale sta prendendo coraggio e sta scendendo in piazza con le proprie richieste particolari. Ieri i tassisti e gli avvocati, oggi i giornalisti, i dipendenti di varie imprese, quelli del ministero della cultura, non si riesce a star dietro a tutti... In piazza oggi è sceso anche Ahmed Zoweil, premio Nobel per la chimica, ma soprattutto sono scesi in piazza i bambini, migliaia di bambini tra i 5 e i 13 anni che hanno organizzato una marcia che ha movimentato ancora di più piazza Tahrir. Hanno urlato: "Voglio studiare, voglio vivere, ma i soldi non bastano!" Piazza Tahrir sta diventando un pezzetto d'Egitto liberato, come dice il nome (tahrir, liberazione), un fazzoletto di terra dove già si vive nel nuovo che verrà, come molti sperano. Piazza Tahrir si stende all'ombra del famigerato palazzone grigio del Mugamma, cuore e simbolo dell'opprimente burocrazia egiziana. Anch'io lì dentro ho passato ore per ottenere un visto, ma ne sono uscita e questo è già qualcosa, visto che una famosa barzelletta egiziana dice che ogni giorno entrano lì dentro un milione di persone (questo è probabilmente vero), ma ne escono solo 990.000! In piazza Tahrir si resiste, si fatica, ma si festeggia anche, per la gioia di aver recuperato la propria dignità. In questi giorni questa parola è corsa sulle labbra di molti. Ci si sente di nuovo degni di essere egiziani. Il regime non vuole fare concessioni alla piazza, ma la dignità, questa se la sono ripresa da soli, qualunque cosa succederà. Sono in tanti, infatti, a dire che il vero cambiamento è avvenuto dentro gli egiziani, nei loro comportamenti, nei loro sentimenti. Non vedo l'ora di vedere "dal vivo" tutto questo! E magari potessimo vederlo anche qui... A chi ancora vede iraniani, Fratelli Musulmani e nemici di Israele dappertutto, vorrei presentare due piccole scene che ho trovato raccontate sui giornali. La prima riguarda una famigliola - padre, madre, due bambine piccole e un bambino cresciutello - scesa in piazza con i dimostranti. Vivono in una stanza di pochi metri, con bagno in comune con i vicini. Il padre ha perso il lavoro presso un forno, dopo aver avuto un incidente a un piede. La madre dice che non ha paura per i suoi bambini se dovessero esserci scontri, ciò di cui ha paura è la fame che li perseguita notte e giorno. Chiarissimo. La seconda scena è quella di un dimostrante che se ne sta in mezzo alla strada con i suoi vestiti consunti, urlando con tutta la forza della sua voce: "Ditemi, da dove prendo il cibo? Da dove prendo da bere? Da dove prendo i soldi per mia moglie e i miei figli? Non ho pane da mangiare! Io, mia moglie e i miei figli viviamo dell'elemosina di chiese e moschee! Non so neanche come fare a comperare una coperta per scaldarli! E poi la gente mi chiede: perché urli???" Poi gli si avvicina un giovane che grida a sua volta: "Che sapore ha la carne? Qualcuno mi dica che sapore ha!!! Ho 25 anni e da quando sono nato non ho mai neanche saputo che aspetto ha!" Ecco, questa è la maggioranza delle persone che manifestano. L'Iran e Israele non sono, diciamo, al centro dei loro pensieri in questo momento. Intanto Omar Suleyman prosegue con la sua tabella di marcia per una transizione pacifica, cambiando tutto e non cambiando niente, l'ex Ministro degli Interni viene indagato per il coinvolgimento nell'attentato di Alessandria del 1 gennaio, numerose persone scomparse dal 28 gennaio mancano ancora all'appello, un prigioniero evaso racconta come sia stata la polizia a liberarli per poi inviarli ad attaccare i dimostranti, si scopre che la macchina diplomatica che ha investito 25 persone era americana... Speriamo che il piccolo mondo di piazza Tahrir riesca a farsi strada in tutta questa oscurità.