Comunicato numero 2
Radio Beckwith evangelica

Il comunicato numero 2 dell’esercito è arrivato poco prima della preghiera di mezzogiorno. L’esercito si fa garante del processo di riforma e di transizione pacifica verso la democratizzazione, secondo quanto promesso da Mubarak. Poi invita la gente a tornare a una vita normale. Bella beffa. Con questo comunicato l’esercito mantiene il piede in due scarpe, almeno in apparenza, perché di fatto sta appoggiando il regime di Mubarak. E’ sempre più probabile l’ipotesi che la base dell’esercito stia con la gente, ma i vertici si mantengano fedeli a Mubarak e Suleyman, almeno finché non trovino di meglio. Scenario inquietante…
Ho sentito oggi alcuni commentatori (Marc Innaro, per fare un nome) dire che a questo punto i manifestanti dovrebbero tornare a casa, perché l’esercito assicurerà che le loro richieste vengano soddisfatte. Mi sa che questi commentatori non abbiano ben capito la situazione. Se i manifestanti andassero a casa ora, non avrebbero ottenuto nulla, tranne parole e promesse. Tutto sarebbe sostanzialmente come prima. E poi chi garantisce che queste promesse siano mantenute? Non certo Mubarak, né Suleyman, questo è talmente lapalissiano che non vale nemmeno la pena ripeterlo. L’esercito forse? Ma nei giorni passati ha dimostrato di avere due facce, quella popolare che simpatizza con i manifestanti e quella repressiva che arresta e tortura in segreto. E poi Mubarak e Suleyman sono espressione dell’esercito. Dunque, come si fa a sostenere che i manifestanti ora possono andare a casa tranquilli, perché tanto ci pensa l’esercito a vegliare sui loro diritti? I dimostranti sanno bene quello che succederebbe. Il cosiddetto “processo di transizione pacifica” sarebbe una pura farsa, ma non sarebbe una farsa la vendetta che probabilmente si abbatterebbe su di loro, con il conueto strumento della polizia segreta che Suleyman ha sempre controllato. Chi proteggerebbe i manifestanti una volta lasciata la piazza? La vigilante comunità internazionale? Sì, come faceva prima, del resto… Si pensa forse che i manifestanti si stiano divertendo in piazza Tahrir? Non si pensa mai che anche loro vorrebbero tornare alle loro vite, ormai completamente sottosopra? Non si riflette mai su cosa li tenga lì, in piazza, da settimane? L’unica garanzia che i manifestanti hanno rispetto alle loro richieste sono loro stessi. Per questo non possono cedere e per questo la situazione si fa molto pericolosa.

In questo momento, i manifestanti sono in strada ovunque e si dirigono verso luoghi diversi, la televisione, il palazzo presidenziale, le sedi di governo. C’è chi dice che le voci che circolano su dove s trovi Mubarak adesso (Sharm el Sheykh, gli Emirati Arabi, il Cairo…) siano messe in giro apposta per dividere i manifestanti.

I predicatori del venerdì hanno invitato i manifestanti a resistere nelle loro legittime richieste. Quello di piazza Tahrir, nel bel mezzo del suo discorso, si è accasciato per un malore. E’ stato subito sostituito da un altro e la predica è continuata, ma non ho potuto fare a meno di notare una cosa. Quando lo shaykh si è improvvisamente accasciato, le telecamere di al-Jazeera si sono rispettosamente allontanate con un’inquadratura più ampia. Io ho immaginato la zoomata che avrebbero fatto le nostre televisioni. Gli arabi hanno qualcosa da insegnarci.

Il comunicato numero 2 dell'esercito è arrivato poco prima della preghiera di mezzogiorno. L'esercito si fa garante del processo di riforma e di transizione pacifica verso la democratizzazione, secondo quanto promesso da Mubarak. Poi invita la gente a tornare a una vita normale. Bella beffa. Con questo comunicato l'esercito mantiene il piede in due scarpe, almeno in apparenza, perché di fatto sta appoggiando il regime di Mubarak. E' sempre più probabile l'ipotesi che la base dell'esercito stia con la gente, ma i vertici si mantengano fedeli a Mubarak e Suleyman, almeno finché non trovino di meglio. Scenario inquietante... Ho sentito oggi alcuni commentatori (Marc Innaro, per fare un nome) dire che a questo punto i manifestanti dovrebbero tornare a casa, perché l'esercito assicurerà che le loro richieste vengano soddisfatte. Mi sa che questi commentatori non abbiano ben capito la situazione. Se i manifestanti andassero a casa ora, non avrebbero ottenuto nulla, tranne parole e promesse. Tutto sarebbe sostanzialmente come prima. E poi chi garantisce che queste promesse siano mantenute? Non certo Mubarak, né Suleyman, questo è talmente lapalissiano che non vale nemmeno la pena ripeterlo. L'esercito forse? Ma nei giorni passati ha dimostrato di avere due facce, quella popolare che simpatizza con i manifestanti e quella repressiva che arresta e tortura in segreto. E poi Mubarak e Suleyman sono espressione dell'esercito. Dunque, come si fa a sostenere che i manifestanti ora possono andare a casa tranquilli, perché tanto ci pensa l'esercito a vegliare sui loro diritti? I dimostranti sanno bene quello che succederebbe. Il cosiddetto "processo di transizione pacifica" sarebbe una pura farsa, ma non sarebbe una farsa la vendetta che probabilmente si abbatterebbe su di loro, con il conueto strumento della polizia segreta che Suleyman ha sempre controllato. Chi proteggerebbe i manifestanti una volta lasciata la piazza? La vigilante comunità internazionale? Sì, come faceva prima, del resto... Si pensa forse che i manifestanti si stiano divertendo in piazza Tahrir? Non si pensa mai che anche loro vorrebbero tornare alle loro vite, ormai completamente sottosopra? Non si riflette mai su cosa li tenga lì, in piazza, da settimane? L'unica garanzia che i manifestanti hanno rispetto alle loro richieste sono loro stessi. Per questo non possono cedere e per questo la situazione si fa molto pericolosa. In questo momento, i manifestanti sono in strada ovunque e si dirigono verso luoghi diversi, la televisione, il palazzo presidenziale, le sedi di governo. C'è chi dice che le voci che circolano su dove s trovi Mubarak adesso (Sharm el Sheykh, gli Emirati Arabi, il Cairo...) siano messe in giro apposta per dividere i manifestanti. I predicatori del venerdì hanno invitato i manifestanti a resistere nelle loro legittime richieste. Quello di piazza Tahrir, nel bel mezzo del suo discorso, si è accasciato per un malore. E' stato subito sostituito da un altro e la predica è continuata, ma non ho potuto fare a meno di notare una cosa. Quando lo shaykh si è improvvisamente accasciato, le telecamere di al-Jazeera si sono rispettosamente allontanate con un'inquadratura più ampia. Io ho immaginato la zoomata che avrebbero fatto le nostre televisioni. Gli arabi hanno qualcosa da insegnarci.