Gli egiziani hanno un bisogno enorme di aiuto
Radio Beckwith evangelica

E’ difficile descrivere quanto successo nella giornata di ieri, che ha lasciato tanto amaro in bocca e tanta rabbia, oltre che una situazione estremamente pericolosa.  In mattinata c’era un’atmosfera di ottimismo e grandi aspettative. Abdel Fattah, per telefono, aveva una voce contenta e si era persino offerto di farmi visitare piazza dei Martiri (ex piazza Tahrir) nel caso in cui fossi tornata in Egitto!
Nel primo pomeriggio questa atmosfera si era persino trasformata in leggera euforia, perché era giunta la notizia che l’esercito stesse per diramare un comunicato. Molti prevedevano che fosse il primo passo delle dimissioni di Mubarak, il quale avrebbe, nel giro di poche ore, passato i poteri all’esercito. Il comunicato poi è arrivato, il comunicato numero 1 (dunque ce ne sarebbe stato almeno un altro…). L’Alto Consiglio delle Forze Armate annuncia di essere riunito in via permanente per esaminare la situazione in Egitto. Annuncia che l’esercito proteggerà il popolo egiziano e ne appoggerà le richieste legittime. Un altro ufficiale si reca in piazza Tahrir e dice ai manifestanti che quella sera ci sarà una bella sorpresa, tutte le loro richieste saranno soddisfatte. Allora l’esercito sta con la gente! Questo è il sentimento e la speranza che si diffonde a macchia d’olio. La piazza si prepara a una grande festa, invece che a una grande manifestazione. Vedo che Rania, la dolce bibliotecaria, cambia, senza altri commenti, l’immagine del suo profilo su Facebook: una bandiera egiziana.

Giunge quindi notizia che Mubarak terrà un discorso la sera stessa. Tutti si mettono a immaginare che cosa dirà e farà esattamente. E’ sicuro che si dimetterà e passerà i suoi poteri, ma a chi? Osama dice che li passerà all’esercito, la fonte è sicura. Voci che Mubarak se ne sia già andato, scappato. Wael mi manda un sms conciso e significativo: “Ora se ne andrà”. In piazza, alcuni ufficiali dell’esercito consegnano le armi e si uniscono ai dimostranti. Uno di loro, intervistato da al-Jazeera, invita i superiori a prendere una decisione chiara a favore del popolo egiziano.

Poi, il discorso di Mubarak ritarda. Salem, su Facebook, scrive con tipico umorismo egiziano: “Dai, fai ‘sto discorso che poi devo studiare!”. Qualcuno comincia a preoccuparsi, forse è ancora in corso un braccio di ferro tra Mubarak, Suleyman e l’esercito… Chissà cosa significa questo ritardo, forse non ci sarà nessun discorso, forse non ce n’è più bisogno, i poteri sono passati all’esercito e basta.

Invece il discorso arriva ed è peggio delle peggiori aspettative. Sostanzialmente Mubarak non concede nulla, le solite promesse che valgono niente, visto che ha avuto 30 anni per realizzare quel che dice di voler realizzare. Passa i poteri a Suleyman, ma questo, come la piazza ben sa, non cambia assolutamente nulla. Esplode la rabbia, e ad alimentarla è il successivo discorso di Omar Suleyman: “Tornate alle vostre case”, “Farò tutto quanto necessario per mantenere la stabilità del paese”, ecc. ecc. Omar Suleyman fa venire i brividi soltanto a vederlo. E’ un noto torturatore e si sente a pelle. Come si può pensare di affidare a quest’uomo il processo di democratizzazione del paese? I discorsi di Mubarak e Suelyman sono uno schiaffo in faccia alle gente, che in piazza trabocca sempre più. Sono insultanti e arroganti. Dicono di volere una transizione pacifica e poi spingono il paese verso la guerra civile.

Osama commenta amaro: “E’ chiaro che Mubarak governa un altro stato, non l’Egitto. Sembra che non sappia cosa stia succedendo nelle strade, o forse non gli importa nulla di versare il sangue della sua gente”. Vedo in tv Zakariya Abdel Aziz, l’ex presidente del club dei giudici (dove alcuni di voi sono stati ospiti una sera). E’ in piazza anche lui, visibilmente sconvolto, e dichiara ancora una volta quanto va ripetendo da giorni, cioè che non ha più senso parlare di emendamenti della Costituzione, perché la Costituzione non è più in grado di ricevere ulteriori emendamenti. Stiamo vivendo una rivoluzione e nella rivoluzione la Costituzione perde validità, va rifatta. Il governo, il Presidente, hanno tutti perso legittimità. La piazza urla inferocita, alcune migliaia di persone si muovono verso il palazzo della televisione e quello presidenziale, dove sono tuttora. Wael mi invia un altro lapidario sms: “Ci sarà la guerra”.

Dunque nel giro di poche ore si è sprofondati nell’angoscia. Ma cosa è successo in queste poche ore? Come si è passati dalla quasi certezza che la piazza aveva vinto (persino Obama sembrava convinto di questo) alla certezza che nulla o quasi era cambiato? Ora i manifestanti invocano a gran voce l’esercito, l’unico che può risolvere la questione, solo che non può farlo senza violenza. Contro chi? L’esercito è di fronte a una scelta difficile, è in imbarazzo. Omar Suleyman era il loro candidato alle prossime Presidenziali e certo l’esercito non vuole abbandonare la presa sul governo. Tuttavia, nel suo primo comunicato si è sostanzialmente schierato con la gente della piazza e certamente non vuole usare la forza contro il popolo egiziano, perché ne perderebbe la fiducia. Attaccando la sua gente, rovinerebbe anche l’immagine di salvatore della nazione dall’espansionismo sionista. Dunque, che cosa farà l’esercito? C’è divisione all’interno? La base si sta staccando dai vertici? E cosa implicherebbe questo? Ci sono tanti punti oscuri… Osama mi dice che ora il destino dell’Egitto è in mano a fattori imprevedibili. L’esercito lo preoccupa molto. O sgombra piazza Tahrir con la forza, oppure isola Mubarak con la forza, Osama non vede altre soluzioni.

Ora si attende il secondo comunicato dell’esercito, previsto per oggi. Intanto la gente affluisce in piazza Tahrir e in altri punti chiave della città. Stessa cosa nelle piazze di molte altre città egiziane. Oggi, infatti, era prevista un’altra manifestazione di milioni di persone. Oggi è venerdì, c’è la predica nelle moschee… “L’esercito, al Cairo, è ben schierato sia in centro città, sia ad Heliopolis, dove c’è la residenza di Mubarak, sia in altri quartieri strategici”, mi informa Osama. E Mubarak, dice il giornale, è andato a Sharm el-Sheykh ieri sera, tre ore prima del suo discorso registrato. La situazione è tutt’altro che allegra, gli egiziani hanno un bisogno enorme di aiuto.

E' difficile descrivere quanto successo nella giornata di ieri, che ha lasciato tanto amaro in bocca e tanta rabbia, oltre che una situazione estremamente pericolosa.  In mattinata c'era un'atmosfera di ottimismo e grandi aspettative. Abdel Fattah, per telefono, aveva una voce contenta e si era persino offerto di farmi visitare piazza dei Martiri (ex piazza Tahrir) nel caso in cui fossi tornata in Egitto! Nel primo pomeriggio questa atmosfera si era persino trasformata in leggera euforia, perché era giunta la notizia che l'esercito stesse per diramare un comunicato. Molti prevedevano che fosse il primo passo delle dimissioni di Mubarak, il quale avrebbe, nel giro di poche ore, passato i poteri all'esercito. Il comunicato poi è arrivato, il comunicato numero 1 (dunque ce ne sarebbe stato almeno un altro...). L'Alto Consiglio delle Forze Armate annuncia di essere riunito in via permanente per esaminare la situazione in Egitto. Annuncia che l'esercito proteggerà il popolo egiziano e ne appoggerà le richieste legittime. Un altro ufficiale si reca in piazza Tahrir e dice ai manifestanti che quella sera ci sarà una bella sorpresa, tutte le loro richieste saranno soddisfatte. Allora l'esercito sta con la gente! Questo è il sentimento e la speranza che si diffonde a macchia d'olio. La piazza si prepara a una grande festa, invece che a una grande manifestazione. Vedo che Rania, la dolce bibliotecaria, cambia, senza altri commenti, l'immagine del suo profilo su Facebook: una bandiera egiziana. Giunge quindi notizia che Mubarak terrà un discorso la sera stessa. Tutti si mettono a immaginare che cosa dirà e farà esattamente. E' sicuro che si dimetterà e passerà i suoi poteri, ma a chi? Osama dice che li passerà all'esercito, la fonte è sicura. Voci che Mubarak se ne sia già andato, scappato. Wael mi manda un sms conciso e significativo: "Ora se ne andrà". In piazza, alcuni ufficiali dell'esercito consegnano le armi e si uniscono ai dimostranti. Uno di loro, intervistato da al-Jazeera, invita i superiori a prendere una decisione chiara a favore del popolo egiziano. Poi, il discorso di Mubarak ritarda. Salem, su Facebook, scrive con tipico umorismo egiziano: "Dai, fai 'sto discorso che poi devo studiare!". Qualcuno comincia a preoccuparsi, forse è ancora in corso un braccio di ferro tra Mubarak, Suleyman e l'esercito... Chissà cosa significa questo ritardo, forse non ci sarà nessun discorso, forse non ce n'è più bisogno, i poteri sono passati all'esercito e basta. Invece il discorso arriva ed è peggio delle peggiori aspettative. Sostanzialmente Mubarak non concede nulla, le solite promesse che valgono niente, visto che ha avuto 30 anni per realizzare quel che dice di voler realizzare. Passa i poteri a Suleyman, ma questo, come la piazza ben sa, non cambia assolutamente nulla. Esplode la rabbia, e ad alimentarla è il successivo discorso di Omar Suleyman: "Tornate alle vostre case", "Farò tutto quanto necessario per mantenere la stabilità del paese", ecc. ecc. Omar Suleyman fa venire i brividi soltanto a vederlo. E' un noto torturatore e si sente a pelle. Come si può pensare di affidare a quest'uomo il processo di democratizzazione del paese? I discorsi di Mubarak e Suelyman sono uno schiaffo in faccia alle gente, che in piazza trabocca sempre più. Sono insultanti e arroganti. Dicono di volere una transizione pacifica e poi spingono il paese verso la guerra civile. Osama commenta amaro: "E' chiaro che Mubarak governa un altro stato, non l'Egitto. Sembra che non sappia cosa stia succedendo nelle strade, o forse non gli importa nulla di versare il sangue della sua gente". Vedo in tv Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente del club dei giudici (dove alcuni di voi sono stati ospiti una sera). E' in piazza anche lui, visibilmente sconvolto, e dichiara ancora una volta quanto va ripetendo da giorni, cioè che non ha più senso parlare di emendamenti della Costituzione, perché la Costituzione non è più in grado di ricevere ulteriori emendamenti. Stiamo vivendo una rivoluzione e nella rivoluzione la Costituzione perde validità, va rifatta. Il governo, il Presidente, hanno tutti perso legittimità. La piazza urla inferocita, alcune migliaia di persone si muovono verso il palazzo della televisione e quello presidenziale, dove sono tuttora. Wael mi invia un altro lapidario sms: "Ci sarà la guerra". Dunque nel giro di poche ore si è sprofondati nell'angoscia. Ma cosa è successo in queste poche ore? Come si è passati dalla quasi certezza che la piazza aveva vinto (persino Obama sembrava convinto di questo) alla certezza che nulla o quasi era cambiato? Ora i manifestanti invocano a gran voce l'esercito, l'unico che può risolvere la questione, solo che non può farlo senza violenza. Contro chi? L'esercito è di fronte a una scelta difficile, è in imbarazzo. Omar Suleyman era il loro candidato alle prossime Presidenziali e certo l'esercito non vuole abbandonare la presa sul governo. Tuttavia, nel suo primo comunicato si è sostanzialmente schierato con la gente della piazza e certamente non vuole usare la forza contro il popolo egiziano, perché ne perderebbe la fiducia. Attaccando la sua gente, rovinerebbe anche l'immagine di salvatore della nazione dall'espansionismo sionista. Dunque, che cosa farà l'esercito? C'è divisione all'interno? La base si sta staccando dai vertici? E cosa implicherebbe questo? Ci sono tanti punti oscuri... Osama mi dice che ora il destino dell'Egitto è in mano a fattori imprevedibili. L'esercito lo preoccupa molto. O sgombra piazza Tahrir con la forza, oppure isola Mubarak con la forza, Osama non vede altre soluzioni. Ora si attende il secondo comunicato dell'esercito, previsto per oggi. Intanto la gente affluisce in piazza Tahrir e in altri punti chiave della città. Stessa cosa nelle piazze di molte altre città egiziane. Oggi, infatti, era prevista un'altra manifestazione di milioni di persone. Oggi è venerdì, c'è la predica nelle moschee... "L'esercito, al Cairo, è ben schierato sia in centro città, sia ad Heliopolis, dove c'è la residenza di Mubarak, sia in altri quartieri strategici", mi informa Osama. E Mubarak, dice il giornale, è andato a Sharm el-Sheykh ieri sera, tre ore prima del suo discorso registrato. La situazione è tutt'altro che allegra, gli egiziani hanno un bisogno enorme di aiuto.