Speriamo ci riescano almeno loro…
Radio Beckwith evangelica

L’Egitto è ben lungi dal riposare sugli allori, dopo il sovvertimento dei giorni scorsi. C’è grande fermento, in tutti i settori. Innanzitutto, oggi è stato diramato dalla tv di stato un altro comunicato con cui si è annunciato lo scioglimento delle camere del Parlamento e la non-validità della presente Costituzione (stato d’emergenza compreso). Verrà costituita una commissione che redigerà gli articoli di una nuova Costituzione che dovrà poi essere approvata tramite referendum. L’esercito si farà carico degli affari di stato per sei mesi, nei quali Tantawi rappresenterà l’Egitto internazionalmente e nazionalmente. Durante questa fase di transizione, l’esercito avrà facoltà di emanare decreti che avranno valore di legge, mentre l’attuale governo resterà in carica sottoponendo ogni decisione al Supremo Consiglio delle Forze Armate.
Dunque, altre richieste della piazza sono state accolte. Restano alcuni dubbi, come la permanenza del vecchio governo e il ruolo di Omar Suleyman che sarà deciso dall’esercito (perché non ha dato le dimissioni subito? Sapere che quell’uomo è ancora in circolazione con il suo potere intatto mi preoccupa alquanto). Ma la piazza non intende allentare la pressione: ha già indetto per venerdì prossimo un’altra marcia dei milioni in piazza Tahrir per ribadire il resto delle proprie richieste, tanto per far capire che la gente è ancora là e controlla.

Il traffico in piazza Tahrir è stato riaperto, anche se ci sono ancora dei manifestanti che rifiutano di andarsene. Sono però stati tolti i blocchi che impedivano l’accesso alla piazza. Nel resto dell’Egitto, però, continuano scioperi e manifestazioni. In alcuni casi si tratta delle rivendicazioni di alcune categorie di lavoratori, come i ferrovieri, che chiedono un aumento di stipendio e l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari (ma questo, temo, è un problema niente affatto specifico del regime di Mubarak!). In molti altri casi, invece, si manifesta per chiedere le dimissioni dei vertici di amministrazioni aziendali, o corporazioni professionali, che sono espressione del vecchio regime. Gli egiziani vogliono smantellarlo tutto…

Molto dibattuta è anche la questione di come trasformare il movimento di piazza della rivoluzione del 25 gennaio in un partito che possa presentarsi di diritto alle prossime elezioni. Poi c’è la questione dei crimini e degli abusi commessi dal vecchio regime, che si vuole perseguire, ci sono le indagini sulle proprietà illecite di Mubarak e dei suoi ministri, ed è anche in corso una critica feroce a quegli intellettuali, scrittori, artisti e personaggi dello spettacolo, considerati colpevoli di aver calunniato e insultato la rivoluzione, schierandosi pubblicamente con il regime, dal quale traevano grossi benefici. Si stanno stilando delle vere e proprie liste di nomi di persone da boicottare per punizione.

Da quanto scrive Said, il giornalista, sembra inoltre che la tv di stato sia immediatamente saltata sul carro del vincitore, adulando la rivoluzione esattamente come faceva prima con Mubarak e la sua famiglia. Ovviamente, dice Said, non è questo che vuole la rivoluzione. Nel nuovo Egitto si vuole un’informazione obiettiva che dia spazio a tutte le opinioni, anche quelle contrarie alla rivoluzione. Speriamo che ci riescano almeno loro…

L'Egitto è ben lungi dal riposare sugli allori, dopo il sovvertimento dei giorni scorsi. C'è grande fermento, in tutti i settori. Innanzitutto, oggi è stato diramato dalla tv di stato un altro comunicato con cui si è annunciato lo scioglimento delle camere del Parlamento e la non-validità della presente Costituzione (stato d'emergenza compreso). Verrà costituita una commissione che redigerà gli articoli di una nuova Costituzione che dovrà poi essere approvata tramite referendum. L'esercito si farà carico degli affari di stato per sei mesi, nei quali Tantawi rappresenterà l'Egitto internazionalmente e nazionalmente. Durante questa fase di transizione, l'esercito avrà facoltà di emanare decreti che avranno valore di legge, mentre l'attuale governo resterà in carica sottoponendo ogni decisione al Supremo Consiglio delle Forze Armate. Dunque, altre richieste della piazza sono state accolte. Restano alcuni dubbi, come la permanenza del vecchio governo e il ruolo di Omar Suleyman che sarà deciso dall'esercito (perché non ha dato le dimissioni subito? Sapere che quell'uomo è ancora in circolazione con il suo potere intatto mi preoccupa alquanto). Ma la piazza non intende allentare la pressione: ha già indetto per venerdì prossimo un'altra marcia dei milioni in piazza Tahrir per ribadire il resto delle proprie richieste, tanto per far capire che la gente è ancora là e controlla. Il traffico in piazza Tahrir è stato riaperto, anche se ci sono ancora dei manifestanti che rifiutano di andarsene. Sono però stati tolti i blocchi che impedivano l'accesso alla piazza. Nel resto dell'Egitto, però, continuano scioperi e manifestazioni. In alcuni casi si tratta delle rivendicazioni di alcune categorie di lavoratori, come i ferrovieri, che chiedono un aumento di stipendio e l'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari (ma questo, temo, è un problema niente affatto specifico del regime di Mubarak!). In molti altri casi, invece, si manifesta per chiedere le dimissioni dei vertici di amministrazioni aziendali, o corporazioni professionali, che sono espressione del vecchio regime. Gli egiziani vogliono smantellarlo tutto... Molto dibattuta è anche la questione di come trasformare il movimento di piazza della rivoluzione del 25 gennaio in un partito che possa presentarsi di diritto alle prossime elezioni. Poi c'è la questione dei crimini e degli abusi commessi dal vecchio regime, che si vuole perseguire, ci sono le indagini sulle proprietà illecite di Mubarak e dei suoi ministri, ed è anche in corso una critica feroce a quegli intellettuali, scrittori, artisti e personaggi dello spettacolo, considerati colpevoli di aver calunniato e insultato la rivoluzione, schierandosi pubblicamente con il regime, dal quale traevano grossi benefici. Si stanno stilando delle vere e proprie liste di nomi di persone da boicottare per punizione. Da quanto scrive Said, il giornalista, sembra inoltre che la tv di stato sia immediatamente saltata sul carro del vincitore, adulando la rivoluzione esattamente come faceva prima con Mubarak e la sua famiglia. Ovviamente, dice Said, non è questo che vuole la rivoluzione. Nel nuovo Egitto si vuole un'informazione obiettiva che dia spazio a tutte le opinioni, anche quelle contrarie alla rivoluzione. Speriamo che ci riescano almeno loro...