Sei giorni dopo la rivoluzione, aspettando "il giorno della vittoria"
Radio Beckwith evangelica

Molti nodi stanno venendo al pettine in questi giorni. Le perplessità più grandi si concentrano sulla composizione della Commissione per gli emendamenti costituzionali, che ha lasciato molte persone insoddisfatte, anzi sarebbe meglio dire seriamente preoccupate.
Tra i primi a esprimere chiaramente i propri dubbi sulla Commissione ci sono stati i giudici del club omonimo, i quali l’hanno fortemente criticata per l’assenza di adeguati rappresentanti dell’autorità giudiziaria, l’unica che potrebbe garantire obiettività e imparzialità in materia costituzionale. Fatto preoccupante, se si considera che sulla nuova Costituzione si gioca l’intero futuro del paese.

A seguire, oggi è giunta una dichiarazione dei copti della diaspora che esprime il netto rifiuto di Tareq al-Bashari come presidente della Commissione, persona nota per il suo fanatismo religioso e per la sua ostilità verso i cristiani. I copti residenti all’estero chiedono con forza una Costituzione laica che rispetti appieno lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio, durante la quale cristiani e musulmani hanno lottato fianco a fianco per la libertà. E’ anche stata sollevata la questione della necessità di far votare il referendum costituzionale anche agli egiziani residenti all’estero, i quali sarebbero forse più favorevoli alla laicità dello Stato e appoggerebbero una Costituzione senza richiami religiosi.

Anche il giornalista Said Shoaib si chiede oggi, nel suo articolo, perché l’esercito abbia sostituito la Commissione precedente che, seppur nominata da Mubarak, era molto più equilibrata di quella attuale. Secondo quali criteri è stata scelta? L’esercito non li ha resi noti. E perché non c’è stata una pubblica consultazione con tutti i movimenti e le forze politiche della rivoluzione prima di crearla? E come si può accettare la presidenza di Tareq al-Bashari che, nonostante sia un giudice, vorrebbe l’instaurazione di uno stato all’iraniana e considera chiunque abbia opinioni diverse dalle sue un agente sionista o americano? E nonostante il presidente della Commissione sia già abbastanza sbilanciato su posizioni fondamentaliste, a lui si aggiunge Sobhi Saleh, un Fratello Musulmano. Perché non si sono coinvolte anche le correnti laiche? La Commissione ha una forte accentuazione islamica, in netto contrasto con le affermazioni iniziali dell’esercito che ha dichiarato di volere uno stato civile. Beh, forse con civile intendeva soltanto non militare e non uno stato laico…

Ma – dico io – chi muove politicamente l’esercito? Dopo che la rivoluzione ha scacciato i fondamentalisti islamici dalla porta principale, c’è qualcuno che vuole forse farli rientrare dalla finestra, dando loro un rilievo molto più grande di quello che effettivamente hanno nella società? Perché???

A queste osservazioni si aggiunge lo scenario delineato oggi da Mohammed Alam su “Al-Sulta al-Rabia”, nell’articolo suggeritomi dal giudice Hosam Mikawi. Nell’articolo, Alam afferma che in Egitto è in corso una contro-rivoluzione che ha lo scopo di ristabilire al potere il vecchio regime, anche senza Mubarak. Questa contro-rivoluzione agirebbe in sette modi diversi:

1) cercando di evitare i processi dei vari personaggi del vecchio regime, responsabili di ogni nefandezza, trasmettendo all’opinione pubblica uno strano concetto di tolleranza, secondo il quale costoro dovrebbero essere perdonati, perché il passato è passato e dunque si deve concedere loro la possibilità di girare pagina.

2) attraverso centinaia di manifestazioni, in tutti i settori lavorativi, provocate appositamente per creare il caos e darne la colpa ai rivoluzionari del 25 gennaio. Queste manifestazioni, che in Egitto stanno dilagando da giorni, spesso non rispettano lo spirito pacifico della rivolta del 25 gennaio, ma causano danni materiali e violenze. Inoltre, sono di norma accompagnate da richieste impossibili da soddisfare, quasi sempre legate ai soldi e non ai diritti. Infine, interrompono in maniera egoistica i servizi fondamentali ai cittadini, il che fa pensare che mirino a bloccare le attività vitali del paese, economia inclusa.

3) attraverso la diffusione di notizie di origine ignota, in genere subito smentite, sulle condizioni di Mubarak e della sua famiglia, che sembrano voler suscitare un’ondata di compassione per il vecchio rais. “Mubarak è in coma, no non è in coma, ma preoccupa il suo stato psicologico, forse andrà a farsi curare in Germania, forse andrà in Arabia Saudita, i suoi figli lo hanno manipolato…”

4) attraverso la sistematica denigrazione dei leader della rivoluzione come Wael Ghoneim, accusato di volta in volta di essere massone, un agente delle forze di sicurezza o al soldo di qualche potenza straniera.

5) attraverso un “rifacimento d’immagine”, grazie ai mass media, di personaggi chiave del vecchio regime, accompagnato dal tentativo di porre sullo stesso piano i morti della rivoluzione e delle forze di sicurezza (ricorda il dibattito italiano sulla Resistenza…).

6) rovinando i buoni rapporti esistenti tra rivoluzione e esercito.

7) cercando di riconquistare il potere in vesti nuove, attraverso lo sfruttamento del nome della rivoluzione, come Hosam Badrawi, l’ex segretario generale del Partito Nazionale Democratico, che ha annunciato di voler fondare un nuovo partito liberale, secondo lo spirito del “25 gennaio”.

Questo, naturalmente, è solo un punto di vista, però spiegherebbe alcune cose… A me viene istintiva una domanda: dov’è Omar Suleyman? E cosa fa? Il silenzio calato su di lui mi inquieta parecchio. E’ un personaggio pericoloso per lasciarlo agire indisturbato.

Quel che è certo è che il momento è critico. Domani, “il giorno della vittoria”, con la grande manifestazione in programma in piazza Tahrir, si preannuncia essere una giornata importante.

Molti nodi stanno venendo al pettine in questi giorni. Le perplessità più grandi si concentrano sulla composizione della Commissione per gli emendamenti costituzionali, che ha lasciato molte persone insoddisfatte, anzi sarebbe meglio dire seriamente preoccupate. Tra i primi a esprimere chiaramente i propri dubbi sulla Commissione ci sono stati i giudici del club omonimo, i quali l'hanno fortemente criticata per l'assenza di adeguati rappresentanti dell'autorità giudiziaria, l'unica che potrebbe garantire obiettività e imparzialità in materia costituzionale. Fatto preoccupante, se si considera che sulla nuova Costituzione si gioca l'intero futuro del paese. A seguire, oggi è giunta una dichiarazione dei copti della diaspora che esprime il netto rifiuto di Tareq al-Bashari come presidente della Commissione, persona nota per il suo fanatismo religioso e per la sua ostilità verso i cristiani. I copti residenti all'estero chiedono con forza una Costituzione laica che rispetti appieno lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio, durante la quale cristiani e musulmani hanno lottato fianco a fianco per la libertà. E' anche stata sollevata la questione della necessità di far votare il referendum costituzionale anche agli egiziani residenti all'estero, i quali sarebbero forse più favorevoli alla laicità dello Stato e appoggerebbero una Costituzione senza richiami religiosi. Anche il giornalista Said Shoaib si chiede oggi, nel suo articolo, perché l'esercito abbia sostituito la Commissione precedente che, seppur nominata da Mubarak, era molto più equilibrata di quella attuale. Secondo quali criteri è stata scelta? L'esercito non li ha resi noti. E perché non c'è stata una pubblica consultazione con tutti i movimenti e le forze politiche della rivoluzione prima di crearla? E come si può accettare la presidenza di Tareq al-Bashari che, nonostante sia un giudice, vorrebbe l'instaurazione di uno stato all'iraniana e considera chiunque abbia opinioni diverse dalle sue un agente sionista o americano? E nonostante il presidente della Commissione sia già abbastanza sbilanciato su posizioni fondamentaliste, a lui si aggiunge Sobhi Saleh, un Fratello Musulmano. Perché non si sono coinvolte anche le correnti laiche? La Commissione ha una forte accentuazione islamica, in netto contrasto con le affermazioni iniziali dell'esercito che ha dichiarato di volere uno stato civile. Beh, forse con civile intendeva soltanto non militare e non uno stato laico... Ma - dico io - chi muove politicamente l'esercito? Dopo che la rivoluzione ha scacciato i fondamentalisti islamici dalla porta principale, c'è qualcuno che vuole forse farli rientrare dalla finestra, dando loro un rilievo molto più grande di quello che effettivamente hanno nella società? Perché??? A queste osservazioni si aggiunge lo scenario delineato oggi da Mohammed Alam su "Al-Sulta al-Rabia", nell'articolo suggeritomi dal giudice Hosam Mikawi. Nell'articolo, Alam afferma che in Egitto è in corso una contro-rivoluzione che ha lo scopo di ristabilire al potere il vecchio regime, anche senza Mubarak. Questa contro-rivoluzione agirebbe in sette modi diversi: 1) cercando di evitare i processi dei vari personaggi del vecchio regime, responsabili di ogni nefandezza, trasmettendo all'opinione pubblica uno strano concetto di tolleranza, secondo il quale costoro dovrebbero essere perdonati, perché il passato è passato e dunque si deve concedere loro la possibilità di girare pagina. 2) attraverso centinaia di manifestazioni, in tutti i settori lavorativi, provocate appositamente per creare il caos e darne la colpa ai rivoluzionari del 25 gennaio. Queste manifestazioni, che in Egitto stanno dilagando da giorni, spesso non rispettano lo spirito pacifico della rivolta del 25 gennaio, ma causano danni materiali e violenze. Inoltre, sono di norma accompagnate da richieste impossibili da soddisfare, quasi sempre legate ai soldi e non ai diritti. Infine, interrompono in maniera egoistica i servizi fondamentali ai cittadini, il che fa pensare che mirino a bloccare le attività vitali del paese, economia inclusa. 3) attraverso la diffusione di notizie di origine ignota, in genere subito smentite, sulle condizioni di Mubarak e della sua famiglia, che sembrano voler suscitare un'ondata di compassione per il vecchio rais. "Mubarak è in coma, no non è in coma, ma preoccupa il suo stato psicologico, forse andrà a farsi curare in Germania, forse andrà in Arabia Saudita, i suoi figli lo hanno manipolato..." 4) attraverso la sistematica denigrazione dei leader della rivoluzione come Wael Ghoneim, accusato di volta in volta di essere massone, un agente delle forze di sicurezza o al soldo di qualche potenza straniera. 5) attraverso un "rifacimento d'immagine", grazie ai mass media, di personaggi chiave del vecchio regime, accompagnato dal tentativo di porre sullo stesso piano i morti della rivoluzione e delle forze di sicurezza (ricorda il dibattito italiano sulla Resistenza...). 6) rovinando i buoni rapporti esistenti tra rivoluzione e esercito. 7) cercando di riconquistare il potere in vesti nuove, attraverso lo sfruttamento del nome della rivoluzione, come Hosam Badrawi, l'ex segretario generale del Partito Nazionale Democratico, che ha annunciato di voler fondare un nuovo partito liberale, secondo lo spirito del "25 gennaio". Questo, naturalmente, è solo un punto di vista, però spiegherebbe alcune cose... A me viene istintiva una domanda: dov'è Omar Suleyman? E cosa fa? Il silenzio calato su di lui mi inquieta parecchio. E' un personaggio pericoloso per lasciarlo agire indisturbato. Quel che è certo è che il momento è critico. Domani, "il giorno della vittoria", con la grande manifestazione in programma in piazza Tahrir, si preannuncia essere una giornata importante.