Oggi in Piazza Tahrir
Radio Beckwith evangelica

Oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo. Riempita è un eufemismo, perché il numero delle persone presenti, secondo tv e giornali, oscillava tra il milione e mezzo e i tre milioni. Una folla impressionante! La società egiziana era di nuovo là, presente e festosa, ma anche vigile e determinata a ottenere il resto delle sue rivendicazioni.
Oggi si sono ricordati i martiri e si è festeggiata la vittoria della settimana scorsa su Mubarak, ma tra balli e canti patriottici si è urlato forte e chiaro il nuovo slogan che ha unito la piazza: “Il popolo vuole purificare il paese”, intendendo con questo che il popolo vuole smantellare tutto quel che resta del vecchio regime. Che non si inganni dunque chi crede che gli egiziani si accontentino dell’allontanamento di Mubarak… Tre sono state le richieste principali della piazza: la fine dello stato d’emergenza, la liberazione dei prigionieri politici e le dimissioni del governo in carica, nominato da Mubarak.

In piazza Tahrir campeggiava una bandiera dell’Egitto lunga cento metri (ad ogni manifestazione la bandiere si allunga!) e tra i manifestanti si sono registrate anche delle “new entry”. Innanzitutto, si è fatta molto notare la presenza di un gruppo ben nutrito di turisti tedeschi e americani, scesi in piazza assieme agli operatori turistici, tutti in divisa bianca, per sostenere il turismo egiziano. Hanno gridato tutti insieme: “Chi ama l’Egitto venga a visitarlo!”. Ai manifestanti si sono uniti anche i lavoratori del settore elettrico del sud del Cairo, quelli del trasporto pubblico e soprattutto decine di persone imprigionate durante la rivolta che erano state appena scarcerate. Hanno voluto mostrare ai presenti i segni della tortura sui loro corpi.

I milioni di persone radunate in piazza Tahrir (ma non bisogna dimenticare la manifestazione di Alessandria, anch’essa affollatissima) hanno ascoltato la predica di Yusuf al-Qardawi, il presidente dell’Unione Internazionale degli ulema’, che ormai ha preso il posto del rettore di al-Azhar come leader spirituale musulmano della rivoluzione. I manifestanti, infatti, gridavano: “Lo sceicco di al-Azhar dov’è?… Qui c’è al-Qardawi!”. Del resto, Papa Shenouda non è stato da meno del rettore, visto che nell’ultima messa da lui celebrata non ha in alcun modo menzionato la rivoluzione, nemmeno per sbaglio, limitandosi a invocare la pace per tutti, indipendentemente dal governo al potere.

Al-Qardawi ha pronunciato parole importanti, di grande sostegno alla rivoluzione, invitando gli egiziani a continuare e a non lasciarsela sottrarre da nessuno. Ha sottolineato innanzitutto lo spirito di unità nazionale che ha permeato la rivoluzione, riunendo insieme giovani e vecchi, donne e uomini, sinistra e destra e, sopra ogni altra cosa, cristiani e musulmani.
Su quest’ultimo punto al-Qardawi si è particolarmente soffermato, affermando che la rivoluzione aveva superato, con il suo spirito, il confessionalismo e il settarismo dell’era Mubarak. La vittoria della rivoluzione è la vittoria di tutti gli egiziani, non solo dei musulmani. Un gran risultato senza dubbio (durante la manifestazione sono anche stati cantati degli inni cristiani, cosa impensabile solo poco tempo fa!). Al-Qardawi, che ha invitato il popolo a rimanere fedele a questo spirito di unità tra musulmani e cristiani, ha anche citato un bel versetto coranico che esprime l’idea che Dio cambierà la società solo quando cambieranno le persone. È quel che è successo agli egiziani, senza che nessuno, dalle nostre parti, lo notasse.

Al-Qardawi è quindi passato a elogiare l’esercito, esprimendo la propria fiducia nel suo patriottismo, come già dimostrato dall’esercito tunisino, e lodando la decisione dei militari di voler costruire uno stato civile. Ha invitato l’esercito a svolgere il proprio ruolo nella rivoluzione, chiedendo con vigore che il governo attuale fosse sciolto, in accordo con le richieste della piazza. Agli egiziani, invece, ha chiesto di pazientare un poco e di svolgere il proprio lavoro con dedizione. E poi si è passati a pregare…

Ci voleva questa giornata per rinfrancare gli animi, dopo i cupi scenari e i presentimenti degli ultimi giorni. Ci voleva per rassicurarsi di essere ancora uniti e decisi più che mai. E naturalmente non finisce qua.

Oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo. Riempita è un eufemismo, perché il numero delle persone presenti, secondo tv e giornali, oscillava tra il milione e mezzo e i tre milioni. Una folla impressionante! La società egiziana era di nuovo là, presente e festosa, ma anche vigile e determinata a ottenere il resto delle sue rivendicazioni. Oggi si sono ricordati i martiri e si è festeggiata la vittoria della settimana scorsa su Mubarak, ma tra balli e canti patriottici si è urlato forte e chiaro il nuovo slogan che ha unito la piazza: "Il popolo vuole purificare il paese", intendendo con questo che il popolo vuole smantellare tutto quel che resta del vecchio regime. Che non si inganni dunque chi crede che gli egiziani si accontentino dell'allontanamento di Mubarak... Tre sono state le richieste principali della piazza: la fine dello stato d'emergenza, la liberazione dei prigionieri politici e le dimissioni del governo in carica, nominato da Mubarak. In piazza Tahrir campeggiava una bandiera dell'Egitto lunga cento metri (ad ogni manifestazione la bandiere si allunga!) e tra i manifestanti si sono registrate anche delle "new entry". Innanzitutto, si è fatta molto notare la presenza di un gruppo ben nutrito di turisti tedeschi e americani, scesi in piazza assieme agli operatori turistici, tutti in divisa bianca, per sostenere il turismo egiziano. Hanno gridato tutti insieme: "Chi ama l'Egitto venga a visitarlo!". Ai manifestanti si sono uniti anche i lavoratori del settore elettrico del sud del Cairo, quelli del trasporto pubblico e soprattutto decine di persone imprigionate durante la rivolta che erano state appena scarcerate. Hanno voluto mostrare ai presenti i segni della tortura sui loro corpi. I milioni di persone radunate in piazza Tahrir (ma non bisogna dimenticare la manifestazione di Alessandria, anch'essa affollatissima) hanno ascoltato la predica di Yusuf al-Qardawi, il presidente dell'Unione Internazionale degli ulema', che ormai ha preso il posto del rettore di al-Azhar come leader spirituale musulmano della rivoluzione. I manifestanti, infatti, gridavano: "Lo sceicco di al-Azhar dov'è?... Qui c'è al-Qardawi!". Del resto, Papa Shenouda non è stato da meno del rettore, visto che nell'ultima messa da lui celebrata non ha in alcun modo menzionato la rivoluzione, nemmeno per sbaglio, limitandosi a invocare la pace per tutti, indipendentemente dal governo al potere. Al-Qardawi ha pronunciato parole importanti, di grande sostegno alla rivoluzione, invitando gli egiziani a continuare e a non lasciarsela sottrarre da nessuno. Ha sottolineato innanzitutto lo spirito di unità nazionale che ha permeato la rivoluzione, riunendo insieme giovani e vecchi, donne e uomini, sinistra e destra e, sopra ogni altra cosa, cristiani e musulmani. Su quest'ultimo punto al-Qardawi si è particolarmente soffermato, affermando che la rivoluzione aveva superato, con il suo spirito, il confessionalismo e il settarismo dell'era Mubarak. La vittoria della rivoluzione è la vittoria di tutti gli egiziani, non solo dei musulmani. Un gran risultato senza dubbio (durante la manifestazione sono anche stati cantati degli inni cristiani, cosa impensabile solo poco tempo fa!). Al-Qardawi, che ha invitato il popolo a rimanere fedele a questo spirito di unità tra musulmani e cristiani, ha anche citato un bel versetto coranico che esprime l'idea che Dio cambierà la società solo quando cambieranno le persone. È quel che è successo agli egiziani, senza che nessuno, dalle nostre parti, lo notasse. Al-Qardawi è quindi passato a elogiare l'esercito, esprimendo la propria fiducia nel suo patriottismo, come già dimostrato dall'esercito tunisino, e lodando la decisione dei militari di voler costruire uno stato civile. Ha invitato l'esercito a svolgere il proprio ruolo nella rivoluzione, chiedendo con vigore che il governo attuale fosse sciolto, in accordo con le richieste della piazza. Agli egiziani, invece, ha chiesto di pazientare un poco e di svolgere il proprio lavoro con dedizione. E poi si è passati a pregare... Ci voleva questa giornata per rinfrancare gli animi, dopo i cupi scenari e i presentimenti degli ultimi giorni. Ci voleva per rassicurarsi di essere ancora uniti e decisi più che mai. E naturalmente non finisce qua.