"Non potrebbe essere altrimenti"
Radio Beckwith evangelica

E’ da ieri sera che vedo servizi in tv, sulla grande manifestazione in piazza Tahrir, a dir poco sconcertanti. Si dice che la festa di ieri sia stata monopolizzata dai Fratelli Musulmani e che Wael Ghonim, il manager di Google divenato il personaggio simbolo della rivoluzione, non abbia potuto parlare. In tutta sincerità, non ho trovato traccia di tutto ciò sui mass media arabi. Ho seguito la diretta di al-Jazeera, i commenti di BBC Arabic, ho cercato in diversi giornali egiziani, ho controllato gli articoli di commentatori che so essere molto critici nei confronti dei Fratelli Musulmani e anche con la rivoluzione, ma niente di niente. Da nessuna parte ho trovato menzionato quanto raccontato nei servizi delle nostre tv. Il quadro descritto dai mass media arabi è sì complesso, ma niente a che vedere con quello dipinto dalla pochezza dell’informazione italiana. E’ mancanza di professionalità o malafede?

Ma per essere ulteriormente sicura, mi sono messa in contatto con gli amici egiziani che sono stati presenti alla manifestazione. Il primo che riesco a contattare è Hosam Mikawi, il quale, attraverso una breve chat, mi dice che non è vero nulla. Alcuni Fratelli Musulmani hanno tentato di gridare qualche slogan islamico, ma sono stati subito zittiti, come già accaduto nelle settimane scorse. Nei giorni passati, poi, hanno perso molto terreno. A proposito di Wael Ghonim dice semplicemente che contro di lui c’è una campagna di diffamazione in corso.

Dopodichè riesco a parlare con Wael Farouq per telefono e, durante una conversazione di quasi mezzora, raccolgo il suo sfogo. Non ha tempo di scrivere, c’è troppo da fare, dunque chiede a me di trasmettere il suo messaggio.

Anche Wael nega recisamente l’immagine della rivoluzione convogliata dai mass media italiani in questi giorni. Al-Qardawi, ieri, era in piazza Tahrir non in veste di Fratello Musulmano (e comunque formalmente non fa parte della Fratellanza), bensì come simbolo di tutti coloro che sono stati isolati dal regime per decenni (Al-Qardawi era in esilio in Qatar e aveva il divieto di predicare in Egitto). Wael Ghonim non è stato voluto al microfono, perché nei giorni scorsi la tv l’ha sopreso a partecipare ai riti di una setta satanica (allora esistono anche lì, questa sì che è una notizia interessante!), ma Wael (Farouq) non dice se crede o no al complotto contro il giovane manager da parte della controrivoluzione e prosegue diritto… Afferma con forza che in piazza c’è soprattutto la classe medio-alta degli egiziani, acculturata, civile e pacifica. La maggioranza delle donne non era velata. “Siamo arrivati a tre milioni di persone e non c’è stato né un incidente, né un episodio di molestie sessuali. Vi immaginate? Tre milioni di persone tutte insieme nello stesso posto e neanche un incidente! Voi invece, quando andate allo stadio, avete bisogno della polizia”. Beh sì, ammetto che il self-control e l’auto-organizzazione dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio sono degni della più alta ammirazione.

Poi Wael precisa ancora una volta che i Fratelli Musulmani non sono che una minoranza, un partito in mezzo agli altri. “Abbiamo i comunisti, i nazionalisti, i liberali e anche i Fratelli Musulmani, che rappresentano non più del 5-10% della popolazione, ma la stragrande maggioranza è liberale e vuole uno stato laico”. Inoltre – prosegue Wael – i Fratelli Musulmani hanno dichiarato che non si candideranno alla Presidenza della Repubblica e, anche in Parlamento, concorreranno solo per il 20% dei seggi. Dunque, anche nel caso peggiore, non supereranno questa percentuale.

E a questo punto, evidentemente sfibrato dalle domande occidentali sui fondamentalisti islamici, Wael si fa polemico. Dice che i Fratelli Musulmani si stanno comportando con grande correttezza, accettando le decisioni della maggioranza liberale. Dimostrano di avere un’etica politica (e non solo) migliore di quella della maggior parte dei parlamentari europei (le notizie sul nostro governo “prostitucratico”, purtroppo, sono giunte pure lì). Sono sicuramente meno pericolosi e persone più degne dei parlamentari della Lega, alla quale il popolo italiano ha permesso addirittura di andare al governo, quindi l’Italia non può criticare l’Egitto a nessun titolo. Per ora, inoltre,  i Fratelli Musulmani si stanno comportando bene, sono cambiati, vogliono anche loro uno stato liberale. Poi, quando la nuova Costituzione sarà pronta e si andrà alle elezioni, parteciperanno come gli altri alla competizione democratica, rispettando le regole. “E se vincessero- dice sempre Wael – sosterrei il risultato delle elezioni, anche se non sono d’accordo con loro, perché sarebbe la libera scelta della gente”. Wael si sente totalmente libero di difendere i Fratelli Musulmani, proprio perché è sempre stato su posizioni molto lontane dalla loro ideologia.

A proposito dell’esercito, Wael si dichiara stupito, perché sembra veramente volere uno stato democratico, non militarizzato. Dice che addirittura, senza che nessuno abbia avanzato alcuna richiesta al riguardo, l’esercito ha affermato che non presenterà nessun candidato alle prossime elezioni presidenziali. Questo fa ben sperare…

L’unica preoccupazione di Wael, in questo delicato processo, è l’interferenza occidentale, perché sicuramente il governo che nascerà non sarà più succube dell’Occidente com’era prima, e dunque Wael si aspetta che sarà contrastato con ogni mezzo da Europa e America. “Se fossimo lasciati a noi stessi – dice ancora – non c’è dubbio che ce la faremmo. Del resto, finora abbiamo fatto tutto da soli. Quando c’è stato l’attentato di Alessandria, tutto il mondo è intervenuto con voce forte, e adesso si è scoperto che c’era la mano del governo egiziano dietro il massacro dei cristiani. Ma quando è iniziata la nostra protesta, nessuno è intervenuto in nostro aiuto con la stessa forza”. Wael esprime un sentimento largamente condiviso dagli arabi, covato a lungo, ovvero il risentimento verso la politica dell’Occidente nei confronti dei paesi arabi. Giustamente, ora sono orgogliosi di ciò che stanno compiendo e lo rivendicano a sé soli. Non hanno più bisogno di lezioni da parte di nessuno e nemmeno le chiedono. Wael termina dicendomi: “State lontani da noi! E tutto andrà bene”.

Incasso il rimprovero senza ribattere, perché in questo momento sarebbe inutile. Hanno ritrovato se stessi, hanno rialzato la testa, superando quel palpabile sentimento di frustrazione che era evidente a chiunque fosse in stretto contatto con gli arabi. Mi ricordo che, più di quattro anni fa, dopo aver commentato che mi sentivo più a casa in Egitto che in Germania, lo stesso Wael mi aveva risposto “grazie”, con un tono tra l’incredulo e il piacevolmente stupito che aveva stupito anche me. Ora, invece, forse risponderebbe “senza dubbio, non potrebbe essere altrimenti!”.

E' da ieri sera che vedo servizi in tv, sulla grande manifestazione in piazza Tahrir, a dir poco sconcertanti. Si dice che la festa di ieri sia stata monopolizzata dai Fratelli Musulmani e che Wael Ghonim, il manager di Google divenato il personaggio simbolo della rivoluzione, non abbia potuto parlare. In tutta sincerità, non ho trovato traccia di tutto ciò sui mass media arabi. Ho seguito la diretta di al-Jazeera, i commenti di BBC Arabic, ho cercato in diversi giornali egiziani, ho controllato gli articoli di commentatori che so essere molto critici nei confronti dei Fratelli Musulmani e anche con la rivoluzione, ma niente di niente. Da nessuna parte ho trovato menzionato quanto raccontato nei servizi delle nostre tv. Il quadro descritto dai mass media arabi è sì complesso, ma niente a che vedere con quello dipinto dalla pochezza dell'informazione italiana. E' mancanza di professionalità o malafede? Ma per essere ulteriormente sicura, mi sono messa in contatto con gli amici egiziani che sono stati presenti alla manifestazione. Il primo che riesco a contattare è Hosam Mikawi, il quale, attraverso una breve chat, mi dice che non è vero nulla. Alcuni Fratelli Musulmani hanno tentato di gridare qualche slogan islamico, ma sono stati subito zittiti, come già accaduto nelle settimane scorse. Nei giorni passati, poi, hanno perso molto terreno. A proposito di Wael Ghonim dice semplicemente che contro di lui c'è una campagna di diffamazione in corso. Dopodichè riesco a parlare con Wael Farouq per telefono e, durante una conversazione di quasi mezzora, raccolgo il suo sfogo. Non ha tempo di scrivere, c'è troppo da fare, dunque chiede a me di trasmettere il suo messaggio. Anche Wael nega recisamente l'immagine della rivoluzione convogliata dai mass media italiani in questi giorni. Al-Qardawi, ieri, era in piazza Tahrir non in veste di Fratello Musulmano (e comunque formalmente non fa parte della Fratellanza), bensì come simbolo di tutti coloro che sono stati isolati dal regime per decenni (Al-Qardawi era in esilio in Qatar e aveva il divieto di predicare in Egitto). Wael Ghonim non è stato voluto al microfono, perché nei giorni scorsi la tv l'ha sopreso a partecipare ai riti di una setta satanica (allora esistono anche lì, questa sì che è una notizia interessante!), ma Wael (Farouq) non dice se crede o no al complotto contro il giovane manager da parte della controrivoluzione e prosegue diritto... Afferma con forza che in piazza c'è soprattutto la classe medio-alta degli egiziani, acculturata, civile e pacifica. La maggioranza delle donne non era velata. "Siamo arrivati a tre milioni di persone e non c'è stato né un incidente, né un episodio di molestie sessuali. Vi immaginate? Tre milioni di persone tutte insieme nello stesso posto e neanche un incidente! Voi invece, quando andate allo stadio, avete bisogno della polizia". Beh sì, ammetto che il self-control e l'auto-organizzazione dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio sono degni della più alta ammirazione. Poi Wael precisa ancora una volta che i Fratelli Musulmani non sono che una minoranza, un partito in mezzo agli altri. "Abbiamo i comunisti, i nazionalisti, i liberali e anche i Fratelli Musulmani, che rappresentano non più del 5-10% della popolazione, ma la stragrande maggioranza è liberale e vuole uno stato laico". Inoltre - prosegue Wael - i Fratelli Musulmani hanno dichiarato che non si candideranno alla Presidenza della Repubblica e, anche in Parlamento, concorreranno solo per il 20% dei seggi. Dunque, anche nel caso peggiore, non supereranno questa percentuale. E a questo punto, evidentemente sfibrato dalle domande occidentali sui fondamentalisti islamici, Wael si fa polemico. Dice che i Fratelli Musulmani si stanno comportando con grande correttezza, accettando le decisioni della maggioranza liberale. Dimostrano di avere un'etica politica (e non solo) migliore di quella della maggior parte dei parlamentari europei (le notizie sul nostro governo "prostitucratico", purtroppo, sono giunte pure lì). Sono sicuramente meno pericolosi e persone più degne dei parlamentari della Lega, alla quale il popolo italiano ha permesso addirittura di andare al governo, quindi l'Italia non può criticare l'Egitto a nessun titolo. Per ora, inoltre,  i Fratelli Musulmani si stanno comportando bene, sono cambiati, vogliono anche loro uno stato liberale. Poi, quando la nuova Costituzione sarà pronta e si andrà alle elezioni, parteciperanno come gli altri alla competizione democratica, rispettando le regole. "E se vincessero- dice sempre Wael - sosterrei il risultato delle elezioni, anche se non sono d'accordo con loro, perché sarebbe la libera scelta della gente". Wael si sente totalmente libero di difendere i Fratelli Musulmani, proprio perché è sempre stato su posizioni molto lontane dalla loro ideologia. A proposito dell'esercito, Wael si dichiara stupito, perché sembra veramente volere uno stato democratico, non militarizzato. Dice che addirittura, senza che nessuno abbia avanzato alcuna richiesta al riguardo, l'esercito ha affermato che non presenterà nessun candidato alle prossime elezioni presidenziali. Questo fa ben sperare... L'unica preoccupazione di Wael, in questo delicato processo, è l'interferenza occidentale, perché sicuramente il governo che nascerà non sarà più succube dell'Occidente com'era prima, e dunque Wael si aspetta che sarà contrastato con ogni mezzo da Europa e America. "Se fossimo lasciati a noi stessi - dice ancora - non c'è dubbio che ce la faremmo. Del resto, finora abbiamo fatto tutto da soli. Quando c'è stato l'attentato di Alessandria, tutto il mondo è intervenuto con voce forte, e adesso si è scoperto che c'era la mano del governo egiziano dietro il massacro dei cristiani. Ma quando è iniziata la nostra protesta, nessuno è intervenuto in nostro aiuto con la stessa forza". Wael esprime un sentimento largamente condiviso dagli arabi, covato a lungo, ovvero il risentimento verso la politica dell'Occidente nei confronti dei paesi arabi. Giustamente, ora sono orgogliosi di ciò che stanno compiendo e lo rivendicano a sé soli. Non hanno più bisogno di lezioni da parte di nessuno e nemmeno le chiedono. Wael termina dicendomi: "State lontani da noi! E tutto andrà bene". Incasso il rimprovero senza ribattere, perché in questo momento sarebbe inutile. Hanno ritrovato se stessi, hanno rialzato la testa, superando quel palpabile sentimento di frustrazione che era evidente a chiunque fosse in stretto contatto con gli arabi. Mi ricordo che, più di quattro anni fa, dopo aver commentato che mi sentivo più a casa in Egitto che in Germania, lo stesso Wael mi aveva risposto "grazie", con un tono tra l'incredulo e il piacevolmente stupito che aveva stupito anche me. Ora, invece, forse risponderebbe "senza dubbio, non potrebbe essere altrimenti!".