Una nuova fratellanza araba
Radio Beckwith evangelica

E’ estremamente difficile, scrivere dell’Egitto con quel che sta succedendo in Libia, la quale meriterebbe tutta la nostra attenzione e il nostro aiuto. Non avendo sufficiente competenza sulla Libia, tuttavia, né contatti, spero che altri facciano il lavoro che io sto facendo con l’Egitto. Intanto, vi lascio il link al blog Invisible Arabs che dà molte informazioni, dove troverete anche altri link.
Per quanto riguarda l’Egitto, domani ci sarà una nuova grande manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere la costituzione di un governo tecnico, in sostituzione di quello di Shafiq, nominato dal vecchio regime. Nei giorni scorsi è stato annunciato il cambio di tre ministri, ma alla piazza questo non basta. Del resto, nel paese sta crescendo la preoccupazione per la presenza di Mubarak e della sua famiglia in territorio egiziano. C’è chi dice che Mubarak abbia mantenuto i contatti con alcuni esponenti delle forze armate o del vecchio regime, e che possa dunque ancora giocare un ruolo da regista. Il figlio Gamal e la moglie Suzanne, invece, vanno e vengono indisturbati dall’Egitto, senza alcuna restrizione, e si sa che Gamal è a capo di una rete affaristica poco raccomandabile, sospettata di essere tra i mandatari delle violenze dei baltagheya sui manifestanti. Inoltre, la famiglia Mubarak dispone di beni e ricchezze a sufficienza per tessere trame di ogni tipo contro la rivoluzione (con i soldi si può tutto, o quasi…), ma la notizia importante di oggi è la richiesta agli stati esteri, da parte del Procuratore Generale, di congelare i fondi della famiglia Mubarak. Notizia ancor più importante, se si considera che ieri Mubarak (ma non era in coma???) si era perfino rivolto al tribunale per chiedere che i suoi conti bancari venissero tutelati.

Altra notizia di rilievo è la nascita del primo partito religioso dopo decenni. No, non è il partito dei Fratelli Musulmani (ma ne stanno discutendo), bensì il Partito di Centro (al-Wasat), un partito islamico moderato, nato da un gruppo staccatosi dalla Fratellanza. Il tribunale ne ha riconosciuto la legittimità. In Vaticano, invece, è tornato l’ambasciatore egiziano, che era stato ritirato dal vecchio regime dopo le affermazioni di Benedetto XVI in difesa dei cristiani copti, dopo l’attentato di Alessandria a Capodanno.

A proposito di copti, c’è anche stata una loro manifestazione per chiedere l’abolizione dell’articolo 2 della Costituzione, che stabilisce l’islam come religione di stato e la sharia come fonte principale della legislazione. Sempre a proposito di copti, in allegato troverete una bella foto che ben illustra il coinvolgimento dei cristiani in questa fase storica della storia egiziana, con buona pace di Papa Shenouda naturalmente.

In tutto questo fermento di sperimentazione democratica, gli egiziani non si sono dimenticati, però, della vicina Libia. Giungono notizie che, tra le innumerevoli vittime, ci siano anche degli egiziani, accorsi in soccorso della rivolta libica. Anche nelle città egiziane si sono avute dimostrazioni in sostegno dei libici e diversi attivisti umani egiziani sono impegnati a far passare aiuti alla Libia attraverso il confine occidentale. Questa nuova fratellanza araba, che non ha niente a che vedere con il vecchio panarabismo di stampo nasseriano, è un altro dei fenomeni più interessanti e sorprendenti di queste rivoluzioni arabe. Fino a pochissimo tempo fa era comune sentire battute amare sulla divisione dei paesi arabi, ma forse ci si riferiva ai governi, non alle popolazioni. La condivisione di una comune oppressione, operata dai diversi regimi, pare aver reso le genti arabe solidali e coese più di quanto si potesse immaginare.

E' estremamente difficile, scrivere dell'Egitto con quel che sta succedendo in Libia, la quale meriterebbe tutta la nostra attenzione e il nostro aiuto. Non avendo sufficiente competenza sulla Libia, tuttavia, né contatti, spero che altri facciano il lavoro che io sto facendo con l'Egitto. Intanto, vi lascio il link al blog Invisible Arabs che dà molte informazioni, dove troverete anche altri link. Per quanto riguarda l'Egitto, domani ci sarà una nuova grande manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere la costituzione di un governo tecnico, in sostituzione di quello di Shafiq, nominato dal vecchio regime. Nei giorni scorsi è stato annunciato il cambio di tre ministri, ma alla piazza questo non basta. Del resto, nel paese sta crescendo la preoccupazione per la presenza di Mubarak e della sua famiglia in territorio egiziano. C'è chi dice che Mubarak abbia mantenuto i contatti con alcuni esponenti delle forze armate o del vecchio regime, e che possa dunque ancora giocare un ruolo da regista. Il figlio Gamal e la moglie Suzanne, invece, vanno e vengono indisturbati dall'Egitto, senza alcuna restrizione, e si sa che Gamal è a capo di una rete affaristica poco raccomandabile, sospettata di essere tra i mandatari delle violenze dei baltagheya sui manifestanti. Inoltre, la famiglia Mubarak dispone di beni e ricchezze a sufficienza per tessere trame di ogni tipo contro la rivoluzione (con i soldi si può tutto, o quasi...), ma la notizia importante di oggi è la richiesta agli stati esteri, da parte del Procuratore Generale, di congelare i fondi della famiglia Mubarak. Notizia ancor più importante, se si considera che ieri Mubarak (ma non era in coma???) si era perfino rivolto al tribunale per chiedere che i suoi conti bancari venissero tutelati. Altra notizia di rilievo è la nascita del primo partito religioso dopo decenni. No, non è il partito dei Fratelli Musulmani (ma ne stanno discutendo), bensì il Partito di Centro (al-Wasat), un partito islamico moderato, nato da un gruppo staccatosi dalla Fratellanza. Il tribunale ne ha riconosciuto la legittimità. In Vaticano, invece, è tornato l'ambasciatore egiziano, che era stato ritirato dal vecchio regime dopo le affermazioni di Benedetto XVI in difesa dei cristiani copti, dopo l'attentato di Alessandria a Capodanno. A proposito di copti, c'è anche stata una loro manifestazione per chiedere l'abolizione dell'articolo 2 della Costituzione, che stabilisce l'islam come religione di stato e la sharia come fonte principale della legislazione. Sempre a proposito di copti, in allegato troverete una bella foto che ben illustra il coinvolgimento dei cristiani in questa fase storica della storia egiziana, con buona pace di Papa Shenouda naturalmente. In tutto questo fermento di sperimentazione democratica, gli egiziani non si sono dimenticati, però, della vicina Libia. Giungono notizie che, tra le innumerevoli vittime, ci siano anche degli egiziani, accorsi in soccorso della rivolta libica. Anche nelle città egiziane si sono avute dimostrazioni in sostegno dei libici e diversi attivisti umani egiziani sono impegnati a far passare aiuti alla Libia attraverso il confine occidentale. Questa nuova fratellanza araba, che non ha niente a che vedere con il vecchio panarabismo di stampo nasseriano, è un altro dei fenomeni più interessanti e sorprendenti di queste rivoluzioni arabe. Fino a pochissimo tempo fa era comune sentire battute amare sulla divisione dei paesi arabi, ma forse ci si riferiva ai governi, non alle popolazioni. La condivisione di una comune oppressione, operata dai diversi regimi, pare aver reso le genti arabe solidali e coese più di quanto si potesse immaginare.