"Libia! Egitto! Una mano sola!"
Radio Beckwith evangelica

Un’altra giornata di grandi manifestazioni nel mondo arabo, e non solo in piazza Tahrir, che pur ha fatto la sua parte come sempre. Per coprirle tutte, al-Jazeera ha diviso lo schermo in tante finestre, una per ogni città: il Cairo, Tunisi, Amman, Baghdad, Sanaa, Bengasi,… La lista è lunga e il colpo d’occhio impressionante. Le televisioni italiane non riescono a rendere l’idea della vastità e della grandiosità di quanto sta succedendo nei paesi arabi. Mi ha colpito anche il contrasto tra la piazza libica, grigia e cupa, e quella egiziana, colorata e festosa, la differenza che passa tra un popolo ancora in lotta contro uno psicopatico sanguinario e un popolo che già respira aria di libertà a pieni polmoni.

La foto viene da Minia, in Alto Egitto. Sullo striscione c’è scritto: “Ti amiamo, Egitto”, con sotto una dedica ai martiri della rivoluzione. Il simbolo a sinistra parla da solo

Piazza Tahrir, dunque, era di nuovo affollatissima. L’atmosfera era come sempre festosa, ma c’era anche aria di protesta, più dello scorso venerdì. La folla chiedeva con determinazione le dimissioni del governo Shafiq e il processo di Mubarak. Questi sono i prossimi obiettivi della piazza, obiettivi seri che gli egiziani sono ben intenzionati a raggiungere. Di nuovo si sono sentiti slogan del tipo: “Noi non ce ne andiamo, è lui che deve andarsene”, riferito a Shafiq. Un giudice ha persino minacciato che, se il governo non se ne andrà entro il prossimo venerdì, allora assedieranno i ministeri e la sede del consiglio dei ministri (oops, ricevo un tweet in questo momento che dice che lo stanno già facendo!). Attenzione dunque, che la rivoluzione non è ancora finita.

Anche oggi si è tenuta la khutba in piazza, seguita dalla preghiera, a cui ha fatto seguito a sua volta una messa per i cristiani. Se continuano così finiranno per inventarsi un rito condiviso inter-religioso! Uno slogan ripetuto spesso – sentito su al-Jazeera – è stato: “Musulmano! Cristiano! Una mano sola!”. Non si stancano mai di sottolinearlo. A tal proposito, un’altra nota positiva giunta dalla piazza oggi è stata la presenza di Wael Ghoneim (ricordate la polemica del venerdì scorso, perché i Fratelli Musulmani gli avrebbero impedito di parlare) e di Mohammad al-Baltaghy, esponente dei Fratelli Musulmani, che insieme hanno gridato: “Siamo una mano sola!”. Bene, speriamo che la polemica finisca qui.

Altro aspetto della manifestazione di oggi in piazza Tahrir è stata, naturalmente, la solidarietà con il popolo libico. Lo slogan è sempre lo stesso, ma cambiano i protagonisti: “Libia! Egitto! Una mano sola!” E’ continuata la raccolta di sangue da portare ai fratelli libici e si è innalzata anche la bandiera libica. Ma non solo, anche la bandiera tunisina. I popoli arabi si stanno unendo e, poiché i giovani delle piazze saranno con molta probabilità i leader di domani, forse sarebbe meglio che l’Europa cominciasse a dar loro l’attenzione che si meritano, mollando i vari leader autoritari che restano ancora in giro, per schierarsi chiaramente dalla parte di questa generazione emergente. Per carità, mica per difendere i diritti umani, nessuno si spaventi. Solo per una questione di interesse, come da tradizione. Fine della nota polemica.

La rabbia dei giovani di piazza Tahrir, tuttavia, è scoppiata quando hanno scoperto che la televisione aveva completamente ignorato la loro manifestazione. Invece di trasmettere le immagini della piazza – o almeno della Libia! – hanno mandato in onda cartoni animati.

Comunque, oggi c’è stata un’altra bella notizia. Tenetevi forte: la chiesa ha finalmente annunciato ufficialmente il suo sostegno alla rivoluzione. E non solo la chiesa copto-ortodossa, ma tutte le chiese cristiane rappresentate in Egitto: copto-ortodossa, evangelica, siro-ortodossa, armeno-cattolica, episcopale e altre. Hanno emesso un comunicato congiunto per appoggiare la rivoluzione e invitare i cristiani a partecipare alla nuova fase politica che va delineandosi. A ciò si è aggiunto un comunicato di intellettuali e attivisti politici, musulmani e copti, che hanno invitato a rifiutare con forza ogni tentativo di confessionalismo come nell’era Mubarak, che in passato ha reso la chiesa interlocutrice privilegiata del potere, finché non si è staccata dal contesto sociale e dalla realtà vissuta dei suoi membri. Nel comunicato si invita anche a combattere ogni tentativo di esclusione dei copti dalla vita del paese. Una bella risposta all’incidente di Wadi Natrun di cui ho parlato ieri.

Vi lascio con un video che contiene il “Giuramento Egiziano”, proposto ieri su diversi siti web e pronunciato qui da persone di ogni tipo.

Queste sono le parole del giuramento che ho tradotto per voi:

Giuro per Dio Potente
di proteggere l’Egitto libero che ha alzato la testa
di dedicare ad esso il mio lavoro in piena coscienza
di sforzarmi di realizzare i miei sogni
di rispettare i sogni dei miei figli
con la fiducia che il sole splenderà sul mio paese
la fede nell’unità del mio popolo
e la responsabilità di ogni granello di polvere del suolo della mia patria
Dio è testimone delle mie parole

Un'altra giornata di grandi manifestazioni nel mondo arabo, e non solo in piazza Tahrir, che pur ha fatto la sua parte come sempre. Per coprirle tutte, al-Jazeera ha diviso lo schermo in tante finestre, una per ogni città: il Cairo, Tunisi, Amman, Baghdad, Sanaa, Bengasi,... La lista è lunga e il colpo d'occhio impressionante. Le televisioni italiane non riescono a rendere l'idea della vastità e della grandiosità di quanto sta succedendo nei paesi arabi. Mi ha colpito anche il contrasto tra la piazza libica, grigia e cupa, e quella egiziana, colorata e festosa, la differenza che passa tra un popolo ancora in lotta contro uno psicopatico sanguinario e un popolo che già respira aria di libertà a pieni polmoni.

[caption id="attachment_133" align="alignright" width="300"] La foto viene da Minia, in Alto Egitto. Sullo striscione c'è scritto: "Ti amiamo, Egitto", con sotto una dedica ai martiri della rivoluzione. Il simbolo a sinistra parla da solo[/caption] Piazza Tahrir, dunque, era di nuovo affollatissima. L'atmosfera era come sempre festosa, ma c'era anche aria di protesta, più dello scorso venerdì. La folla chiedeva con determinazione le dimissioni del governo Shafiq e il processo di Mubarak. Questi sono i prossimi obiettivi della piazza, obiettivi seri che gli egiziani sono ben intenzionati a raggiungere. Di nuovo si sono sentiti slogan del tipo: "Noi non ce ne andiamo, è lui che deve andarsene", riferito a Shafiq. Un giudice ha persino minacciato che, se il governo non se ne andrà entro il prossimo venerdì, allora assedieranno i ministeri e la sede del consiglio dei ministri (oops, ricevo un tweet in questo momento che dice che lo stanno già facendo!). Attenzione dunque, che la rivoluzione non è ancora finita. Anche oggi si è tenuta la khutba in piazza, seguita dalla preghiera, a cui ha fatto seguito a sua volta una messa per i cristiani. Se continuano così finiranno per inventarsi un rito condiviso inter-religioso! Uno slogan ripetuto spesso - sentito su al-Jazeera - è stato: "Musulmano! Cristiano! Una mano sola!". Non si stancano mai di sottolinearlo. A tal proposito, un'altra nota positiva giunta dalla piazza oggi è stata la presenza di Wael Ghoneim (ricordate la polemica del venerdì scorso, perché i Fratelli Musulmani gli avrebbero impedito di parlare) e di Mohammad al-Baltaghy, esponente dei Fratelli Musulmani, che insieme hanno gridato: "Siamo una mano sola!". Bene, speriamo che la polemica finisca qui. Altro aspetto della manifestazione di oggi in piazza Tahrir è stata, naturalmente, la solidarietà con il popolo libico. Lo slogan è sempre lo stesso, ma cambiano i protagonisti: "Libia! Egitto! Una mano sola!" E' continuata la raccolta di sangue da portare ai fratelli libici e si è innalzata anche la bandiera libica. Ma non solo, anche la bandiera tunisina. I popoli arabi si stanno unendo e, poiché i giovani delle piazze saranno con molta probabilità i leader di domani, forse sarebbe meglio che l'Europa cominciasse a dar loro l'attenzione che si meritano, mollando i vari leader autoritari che restano ancora in giro, per schierarsi chiaramente dalla parte di questa generazione emergente. Per carità, mica per difendere i diritti umani, nessuno si spaventi. Solo per una questione di interesse, come da tradizione. Fine della nota polemica. La rabbia dei giovani di piazza Tahrir, tuttavia, è scoppiata quando hanno scoperto che la televisione aveva completamente ignorato la loro manifestazione. Invece di trasmettere le immagini della piazza - o almeno della Libia! - hanno mandato in onda cartoni animati. Comunque, oggi c'è stata un'altra bella notizia. Tenetevi forte: la chiesa ha finalmente annunciato ufficialmente il suo sostegno alla rivoluzione. E non solo la chiesa copto-ortodossa, ma tutte le chiese cristiane rappresentate in Egitto: copto-ortodossa, evangelica, siro-ortodossa, armeno-cattolica, episcopale e altre. Hanno emesso un comunicato congiunto per appoggiare la rivoluzione e invitare i cristiani a partecipare alla nuova fase politica che va delineandosi. A ciò si è aggiunto un comunicato di intellettuali e attivisti politici, musulmani e copti, che hanno invitato a rifiutare con forza ogni tentativo di confessionalismo come nell'era Mubarak, che in passato ha reso la chiesa interlocutrice privilegiata del potere, finché non si è staccata dal contesto sociale e dalla realtà vissuta dei suoi membri. Nel comunicato si invita anche a combattere ogni tentativo di esclusione dei copti dalla vita del paese. Una bella risposta all'incidente di Wadi Natrun di cui ho parlato ieri. Vi lascio con un video che contiene il "Giuramento Egiziano", proposto ieri su diversi siti web e pronunciato qui da persone di ogni tipo. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DPuY9iOk9uk[/youtube] Queste sono le parole del giuramento che ho tradotto per voi: Giuro per Dio Potente di proteggere l'Egitto libero che ha alzato la testa di dedicare ad esso il mio lavoro in piena coscienza di sforzarmi di realizzare i miei sogni di rispettare i sogni dei miei figli con la fiducia che il sole splenderà sul mio paese la fede nell'unità del mio popolo e la responsabilità di ogni granello di polvere del suolo della mia patria Dio è testimone delle mie parole