Di incendi e di politica
Radio Beckwith evangelica

Sta prendendo piede un nuovo fenomeno in Egitto, quello degli incendi. Molto casualmente prendono fuoco edifici in cui hanno sede vari uffici che si occupano di conti pubblici. L’altro ieri si è incendiato l’ottavo piano del Mugamma, il cupo edificio grigiastro in piazza Tahrir, dove si trova il Dipartimento Investigativo sui Fondi Pubblici, e oggi è toccato al primo e al secondo piano dell’edificio dove ha sede l’Organizzazione Centrale per la Revisione dei Conti. Chissà se c’è qualche legame con le indagini che si stanno svolgendo in questi giorni su vari personaggi della politica, che si sarebbero appropriati di denaro pubblico… Gli egiziani hanno pochi dubbi su questo. Incendi ne sono sempre scoppiati, me ne ricordo qualcuno anch’io, però il fuoco non ha mai mirato così bene, proprio a tutti quegli uffici che contegono documenti sul denaro pubblico. Piuttosto sospetto, no? Controrivoluzione?

Per quanto riguarda la rivoluzione, invece, una coalizione di organizzazioni per i diritti umani di Alessandria ha reso pubblica oggi una lista nera, contenente i nomi di diversi ufficiali torturatori, denunciati da alcuni ex prigionieri scarcerati in seguito alla rivoluzione del 25 gennaio. Erano in carcere da più di vent’anni e i torturatori, dunque, li conoscevano tutti. In cima alla lista compare un nome noto: Mahmud Wagdi, l’attuale ministro degli interni, sostituto del precedente Habib al-Adly, ora in carcere e sotto processo (lo stesso che avrebbe organizzato l’attentato di Alessandria ai copti). Gli egiziani erano, e sono ancora, in mano a una banda di criminali, appoggiati – sempre meglio ricordarlo – dall’Occidente, che li riteneva fidati alleati nella lotta contro il terrorismo. Non occorre commentare oltre.

Per quanto riguarda la politica, c’è stato ieri un incontro tra Mohammed el Baradei e il Supremo Consiglio delle Forze Armate, alla presenza di Amr Musa, presidente della Lega Araba, di altri ministri ed ex ministri, e del direttore del giornale Al-Shorouk, Salama Ahmad Salama. Nessuna traccia, durante l’incontro, dei rappresentanti dei giovani. El Baradei, comunque, ha comunicato oggi che l’esercito sarebbe incline a tenere le elezioni presidenziali prima di quelle parlamentari, come richiesto da sempre più persone. Questa sarebbe una decisione importante, perché darebbe più tempo alle forze indipendenti e ai movimenti dei giovani di organizzarsi in partiti per le parlamentari. Il rischio, altrimenti, è di consegnare le due camere al Partito Nazional Democratico, ex partito di governo, e ai Fratelli Musulmani, i più pronti a presentarsi alle elezioni in breve tempo.

Secondo el-Baradei, si sarebbe anche vicini allo scioglimento dell’attuale governo, la principale richiesta della piazza in questo momento. Se la notizia è fondata, però, speriamo che Shafiq non venga sostituito da qualche altro reperto del vecchio regime, per cambiare tutto e non cambiare niente. Intanto, in piazza Tahrir sono ricomparse le tende e ci si prepara per venerdì prossimo, ma questa volta per restare anche dopo.

Ultima notizia politica è la smentita di Nageh Ibrahim, leader dei Fratelli Musulmani, al quale era stata attribuita l’affermazione che la Fratellanza fosse contro la candidatura di un copto alla presidenza della Repubblica. Ibrahim ha negato recisamente, ribadendo che i Fratelli Musulmani hanno ormai optato per un governo civile del paese, al quale tutte le componenti della società possono partecipare liberamente.

E vento di democrazia si respira persino ad al-Azhar, dove gli imam dell’antica università, che lottano per l’indipendenza dallo stato, sono scesi in piazza per chiedere che il rettore venga eletto e non più nominato dal presidente della Repubblica. Al-hamdu li-llah!

Sta prendendo piede un nuovo fenomeno in Egitto, quello degli incendi. Molto casualmente prendono fuoco edifici in cui hanno sede vari uffici che si occupano di conti pubblici. L'altro ieri si è incendiato l'ottavo piano del Mugamma, il cupo edificio grigiastro in piazza Tahrir, dove si trova il Dipartimento Investigativo sui Fondi Pubblici, e oggi è toccato al primo e al secondo piano dell'edificio dove ha sede l'Organizzazione Centrale per la Revisione dei Conti. Chissà se c'è qualche legame con le indagini che si stanno svolgendo in questi giorni su vari personaggi della politica, che si sarebbero appropriati di denaro pubblico... Gli egiziani hanno pochi dubbi su questo. Incendi ne sono sempre scoppiati, me ne ricordo qualcuno anch'io, però il fuoco non ha mai mirato così bene, proprio a tutti quegli uffici che contegono documenti sul denaro pubblico. Piuttosto sospetto, no? Controrivoluzione? Per quanto riguarda la rivoluzione, invece, una coalizione di organizzazioni per i diritti umani di Alessandria ha reso pubblica oggi una lista nera, contenente i nomi di diversi ufficiali torturatori, denunciati da alcuni ex prigionieri scarcerati in seguito alla rivoluzione del 25 gennaio. Erano in carcere da più di vent'anni e i torturatori, dunque, li conoscevano tutti. In cima alla lista compare un nome noto: Mahmud Wagdi, l'attuale ministro degli interni, sostituto del precedente Habib al-Adly, ora in carcere e sotto processo (lo stesso che avrebbe organizzato l'attentato di Alessandria ai copti). Gli egiziani erano, e sono ancora, in mano a una banda di criminali, appoggiati - sempre meglio ricordarlo - dall'Occidente, che li riteneva fidati alleati nella lotta contro il terrorismo. Non occorre commentare oltre. Per quanto riguarda la politica, c'è stato ieri un incontro tra Mohammed el Baradei e il Supremo Consiglio delle Forze Armate, alla presenza di Amr Musa, presidente della Lega Araba, di altri ministri ed ex ministri, e del direttore del giornale Al-Shorouk, Salama Ahmad Salama. Nessuna traccia, durante l'incontro, dei rappresentanti dei giovani. El Baradei, comunque, ha comunicato oggi che l'esercito sarebbe incline a tenere le elezioni presidenziali prima di quelle parlamentari, come richiesto da sempre più persone. Questa sarebbe una decisione importante, perché darebbe più tempo alle forze indipendenti e ai movimenti dei giovani di organizzarsi in partiti per le parlamentari. Il rischio, altrimenti, è di consegnare le due camere al Partito Nazional Democratico, ex partito di governo, e ai Fratelli Musulmani, i più pronti a presentarsi alle elezioni in breve tempo. Secondo el-Baradei, si sarebbe anche vicini allo scioglimento dell'attuale governo, la principale richiesta della piazza in questo momento. Se la notizia è fondata, però, speriamo che Shafiq non venga sostituito da qualche altro reperto del vecchio regime, per cambiare tutto e non cambiare niente. Intanto, in piazza Tahrir sono ricomparse le tende e ci si prepara per venerdì prossimo, ma questa volta per restare anche dopo. Ultima notizia politica è la smentita di Nageh Ibrahim, leader dei Fratelli Musulmani, al quale era stata attribuita l'affermazione che la Fratellanza fosse contro la candidatura di un copto alla presidenza della Repubblica. Ibrahim ha negato recisamente, ribadendo che i Fratelli Musulmani hanno ormai optato per un governo civile del paese, al quale tutte le componenti della società possono partecipare liberamente. E vento di democrazia si respira persino ad al-Azhar, dove gli imam dell'antica università, che lottano per l'indipendenza dallo stato, sono scesi in piazza per chiedere che il rettore venga eletto e non più nominato dal presidente della Repubblica. Al-hamdu li-llah!