Giornate cruciali per l’Egitto
Radio Beckwith evangelica

L’Egitto, da ieri, è entrato in una fase cruciale. Stanno accadendo fatti importanti, eppure i giornali egiziani ne parlano poco, oppure offrono versioni degli eventi significativamente diverse da quelle dei testimoni. Al-Jazeera, dal canto suo, se ne è occupata brevemente, per poi tornare a concentrarsi sulla Libia. Ma andiamo con ordine, cominciando dall’inizio…
Dopo la festa di ieri in piazza Tahrir, alla presenza del nuovo primo ministro Essam Sharaf, che ha riconosciuto nelle persone lì riunite l’unica fonte di legittimità del suo incarico, si pensava che le acque si sarebbero calmate per un po’. Circolava la voce, poi smentita, che i manifestanti avessero promesso di sospendere le proteste per due settimane. Invece no, si è subito accesa un’altra battaglia.
Tutto è cominciato ad Alessandria, dove il giorno prima i manifestanti avevano assistito impotenti al trasferimento di montagne di documenti dalla sede locale delle forze di sicurezza nazionale, soprannominata da qualcuno “la Guantanamo egiziana”, a destinazione sconosciuta. Evidentemente, la cacciata di Shafiq è stata un duro colpo per le forze di sicurezza che, sentendosi scoperte, hanno cominciato a distruggere tutte le prove dei loro misfatti. I manifestanti non hanno potuto sopportare tutto ciò. Ieri sera, dunque, si è radunata una folla consistente davanti all’edificio per chiedere lo scioglimento delle forze di sicurezza e impedire la distruzione di ulteriori documenti, comprovanti le colpe degli odiati poliziotti speciali. Tra la folla c’erano molti familiari di persone ancora in carcere – chissà dove – e anche molti ex prigionieri che sono stati vittime di atroci torture proprio in quell’edificio. L’esercito, messo in allarme, è giunto sul posto per vigilare.
La situazione è precipitata quando gli agenti delle forze di sicurezza hanno cominciato a lanciare molotov sui manifestanti e a sparare proiettili veri. I manifestanti hanno risposto lanciando pietre e si sono intestarditi ancora di più a farla finita con le forze di sicurezza. A quel punto, l’esercito è intervenuto irrompendo nell’edificio ed è iniziata una battaglia con gli agenti della sicurezza asserragliati all’interno. L’esercito ha promesso che avrebbe arrestato tutti gli agenti che avevano sparato e pare che, in effetti, siano avvenuti degli arresti. I manifestanti, nel momento in cui l’esercito ha fatto irruzione, sono entrati nell’edificio dietro di loro per salvare i preziosi documenti, nei quali potevano anche essere indicati i luoghi segreti di detenzione di molti prigionieri politici ancora dispersi. Inoltre, c’era la possibilità che alcuni di questi prigionieri fossero proprio lì, al piano interrato, in celle ben dissimulate. Quando i manifestanti sono entrati nell’edificio, però, hanno scoperto che molti documenti erano stati bruciati o passati al trita-documenti.
L’azione dei manifestanti di Alessandria, naturalmente, ha aperto la strada per altre azioni del genere al Cairo e in altre città. Oggi sono in corso sit-in di fronte a varie sedi delle forze di sicurezza, che probabilmente andranno avanti tutta la notte, anche perché, dopo i fatti di Alessandria, la sicurezza nazionale si è affrettata a fare piazza pulita di ogni documento compromettente, in ogni parte del paese. I giovani vogliono impedirlo e adesso sembrano ben decisi a eliminare, una volta per tutte, le odiatissime forze di sicurezza. La rabbia degli egiziani nei loro confronti non ha limiti, dopo l’umiliazione e la violenza subita per decenni, per mano di questa “banda di torturatori e violentatori, figli di cane e maiali”, tanto per usare i nomi più teneri con cui vengono chiamati. Il prossimo obiettivo dichiarato di questa fase della rivoluzione, dunque, sembra essere la fine delle forze di sicurezza. Vedremo se e come ci riusciranno.

Le informazioni che ho riassunto qui sopra, tuttavia, provengono interamente dalle testimonianze di decine di persone via Twitter, che ho seguito fino a tarda sera. Da Twitter provengono anche le foto dei fatti di Alessandria che vi allego. Sui giornali egiziani, invece, ho trovato poco di tutto questo finora, solo un breve resoconto che spiega come i manifestanti di Alessandria abbiano attaccato la sede delle forze di sicurezza, ma siano stati dispersi dall’esercito che ha riportato la calma. Non si parla della battaglia dell’esercito contro le forze di sicurezza in difesa dei manifestanti, né della collaborazione con loro per recuperare i documenti. Da Twitter si ha l’impressione che la rivoluzione stia subendo una nuova importante accelerazione, affrontando uno dei nodi più duri, mentre dai giornali sembra che le cose procedano senza grandi scossoni. Continuerò a seguire l’evoluzione degli avvenimenti.

I giudici, intanto, si preparano al prossimo referendum. Hanno chiesto aiuto ai giovani della rivoluzione, domandando loro di formare dei gruppi per proteggere i seggi e i giudici che controlleranno il regolare svolgimento delle elezioni. Evidentemente temono attacchi da parte dei baltagheya, che già nell’era Mubarak decidevano delle sorti delle elezioni. Sulla polizia non si può contare, dato che ancora non si decide a tornare in strada a fare il suo lavoro. Alcuni cominciano a pensare che non si tratti di paura da parte loro (avrebbero paura dei manifestanti!), ma di insubordinazione bella e buona. La polizia, un milione e duecentomila elementi, dunque ben più numerosa dei militari dell’esercito, è un’altra spina nel fianco della rivoluzione a cui si dovrà pensare.

L'Egitto, da ieri, è entrato in una fase cruciale. Stanno accadendo fatti importanti, eppure i giornali egiziani ne parlano poco, oppure offrono versioni degli eventi significativamente diverse da quelle dei testimoni. Al-Jazeera, dal canto suo, se ne è occupata brevemente, per poi tornare a concentrarsi sulla Libia. Ma andiamo con ordine, cominciando dall'inizio... Dopo la festa di ieri in piazza Tahrir, alla presenza del nuovo primo ministro Essam Sharaf, che ha riconosciuto nelle persone lì riunite l'unica fonte di legittimità del suo incarico, si pensava che le acque si sarebbero calmate per un po'. Circolava la voce, poi smentita, che i manifestanti avessero promesso di sospendere le proteste per due settimane. Invece no, si è subito accesa un'altra battaglia. Tutto è cominciato ad Alessandria, dove il giorno prima i manifestanti avevano assistito impotenti al trasferimento di montagne di documenti dalla sede locale delle forze di sicurezza nazionale, soprannominata da qualcuno "la Guantanamo egiziana", a destinazione sconosciuta. Evidentemente, la cacciata di Shafiq è stata un duro colpo per le forze di sicurezza che, sentendosi scoperte, hanno cominciato a distruggere tutte le prove dei loro misfatti. I manifestanti non hanno potuto sopportare tutto ciò. Ieri sera, dunque, si è radunata una folla consistente davanti all'edificio per chiedere lo scioglimento delle forze di sicurezza e impedire la distruzione di ulteriori documenti, comprovanti le colpe degli odiati poliziotti speciali. Tra la folla c'erano molti familiari di persone ancora in carcere - chissà dove - e anche molti ex prigionieri che sono stati vittime di atroci torture proprio in quell'edificio. L'esercito, messo in allarme, è giunto sul posto per vigilare. La situazione è precipitata quando gli agenti delle forze di sicurezza hanno cominciato a lanciare molotov sui manifestanti e a sparare proiettili veri. I manifestanti hanno risposto lanciando pietre e si sono intestarditi ancora di più a farla finita con le forze di sicurezza. A quel punto, l'esercito è intervenuto irrompendo nell'edificio ed è iniziata una battaglia con gli agenti della sicurezza asserragliati all'interno. L'esercito ha promesso che avrebbe arrestato tutti gli agenti che avevano sparato e pare che, in effetti, siano avvenuti degli arresti. I manifestanti, nel momento in cui l'esercito ha fatto irruzione, sono entrati nell'edificio dietro di loro per salvare i preziosi documenti, nei quali potevano anche essere indicati i luoghi segreti di detenzione di molti prigionieri politici ancora dispersi. Inoltre, c'era la possibilità che alcuni di questi prigionieri fossero proprio lì, al piano interrato, in celle ben dissimulate. Quando i manifestanti sono entrati nell'edificio, però, hanno scoperto che molti documenti erano stati bruciati o passati al trita-documenti. L'azione dei manifestanti di Alessandria, naturalmente, ha aperto la strada per altre azioni del genere al Cairo e in altre città. Oggi sono in corso sit-in di fronte a varie sedi delle forze di sicurezza, che probabilmente andranno avanti tutta la notte, anche perché, dopo i fatti di Alessandria, la sicurezza nazionale si è affrettata a fare piazza pulita di ogni documento compromettente, in ogni parte del paese. I giovani vogliono impedirlo e adesso sembrano ben decisi a eliminare, una volta per tutte, le odiatissime forze di sicurezza. La rabbia degli egiziani nei loro confronti non ha limiti, dopo l'umiliazione e la violenza subita per decenni, per mano di questa "banda di torturatori e violentatori, figli di cane e maiali", tanto per usare i nomi più teneri con cui vengono chiamati. Il prossimo obiettivo dichiarato di questa fase della rivoluzione, dunque, sembra essere la fine delle forze di sicurezza. Vedremo se e come ci riusciranno. Le informazioni che ho riassunto qui sopra, tuttavia, provengono interamente dalle testimonianze di decine di persone via Twitter, che ho seguito fino a tarda sera. Da Twitter provengono anche le foto dei fatti di Alessandria che vi allego. Sui giornali egiziani, invece, ho trovato poco di tutto questo finora, solo un breve resoconto che spiega come i manifestanti di Alessandria abbiano attaccato la sede delle forze di sicurezza, ma siano stati dispersi dall'esercito che ha riportato la calma. Non si parla della battaglia dell'esercito contro le forze di sicurezza in difesa dei manifestanti, né della collaborazione con loro per recuperare i documenti. Da Twitter si ha l'impressione che la rivoluzione stia subendo una nuova importante accelerazione, affrontando uno dei nodi più duri, mentre dai giornali sembra che le cose procedano senza grandi scossoni. Continuerò a seguire l'evoluzione degli avvenimenti. I giudici, intanto, si preparano al prossimo referendum. Hanno chiesto aiuto ai giovani della rivoluzione, domandando loro di formare dei gruppi per proteggere i seggi e i giudici che controlleranno il regolare svolgimento delle elezioni. Evidentemente temono attacchi da parte dei baltagheya, che già nell'era Mubarak decidevano delle sorti delle elezioni. Sulla polizia non si può contare, dato che ancora non si decide a tornare in strada a fare il suo lavoro. Alcuni cominciano a pensare che non si tratti di paura da parte loro (avrebbero paura dei manifestanti!), ma di insubordinazione bella e buona. La polizia, un milione e duecentomila elementi, dunque ben più numerosa dei militari dell'esercito, è un'altra spina nel fianco della rivoluzione a cui si dovrà pensare.