Prigioni e torture del regime
Radio Beckwith evangelica

Anche la sede delle forze di sicurezza nazionale di Nasr City (vicino al Cairo) è caduta. Ieri pomeriggio, verso le quattro, hanno cominciato a radunarsi davanti all’edificio alcune centinaia di manifestanti, dimostrando pacificamente. Anche l’esercito era là, a monitorare la situazione. L’edificio sembrava sgombro, ma nessuno si fidava. Verso le sette di sera, quando i manifestanti erano ormai diventati alcune migliaia, sono riusciti a fare irruzione.

Musulmani in preghiera, circondati da cristiani che li difendono

Le comunicazioni tra i giovani, come sempre, sono avvenute tramite telefonino e Twitter, così anch’io ho potuto seguire le operazioni in diretta. Semplici messaggi del tipo: “Io sono qua, venite, c’è bisogno di più gente”. E la gente è accorsa.

I ragazzi, seguiti dall’esercito che tentava di fermarli, si sono lanciati alla ricerca di documenti e di prigionieri. Trovare le celle non è stato facile, ma alla fine ci sono riusciti, anche grazie all’aiuto di qualcuno che lì c’era già stato, ma da prigioniero. Hanno trovato molti documenti, tuttavia la maggior parte era già stata fatta a brandelli in fretta e furia. Altri documenti, invece, sono stati trovati a bordo di camion della spazzatura che i manifestanti hanno prontamente bloccato. Nessun prigioniero è stato trovato, solo qualche sparuto poliziotto, preso in consegna dall’esercito.

I giovani hanno cominciato a esplorare ogni angolo, scoprendo sia le stanze degli orrori, con le apparecchiature per la tortura, sia le stanze dei capi, con numerosi lampadari di cristallo e lussuosità varie di pessimo gusto. La sede delle forze di sicurezza era una vera e propria cittadella, piena di meandri. I ragazzi hanno perlustrato tutto, per ore. Infine, hanno chiamato la Procura, perché venisse a prendere i documenti e a metterli al sicuro. I rappresentanti della Procura sono prontamente arrivati e hanno chiesto ad alcune centinaia di giovani di restare a proteggere il posto, mentre loro finivano di raccogliere i documenti. Ci vorranno mesi per analizzarli tutti…

L’irruzione di ieri nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City è stato un momento liberatorio. Tra i presenti c’erano tantissimi blogger e attivisti politici che in anni passati sono stati incarcerati in quel posto, o in posti simili. Alcuni sono stati presi da una sorta di euforia rabbiosa. Tra le lacrime e la gioia, qualcuno voleva rivedere il posto dove era stato torturato. Tanti ripetevano “non ci posso credere, non ci posso credere, è un sogno!”. Lì riunita c’era una fetta rappresentativa della gioventù egiziana, che il vecchio regime ha sistematicamente umiliato e torturato per anni. In nessun paese ho mai incontrato così tante persone che dicono di essere state, almeno una volta, in prigione. Difficile incontrare un artista, un intellettuale, un giornalista che non abbia fatto questa esperienza. Non parliamo poi dei militanti politici o dei difensori dei diritti umani. E per ognuno di loro, in quegli uffici in cui i giovani stanno facendo irruzione giorno dopo giorno, c’è sicuramente un fascicolo ben nutrito. Si faceva molta ironia ieri su questo. I ragazzi si scambiavano messaggi chiedendosi l’un l’altro di cercare il proprio fascicolo, per leggere finalmente cosa ci fosse scritto.

I documenti distrutti dalle forze di sicurezza

Oggi, nemmeno più i giornali egiziani hanno potuto ignorare quanto sta accadendo, cioè la fine delle forze di sicurezza. Alcuni hanno cominciato a pubblicare i documenti trovati, ma l’esercito è intervenuto prontamente chiedendo a tutti di consegnare i documenti alla procura senza renderli noti, perché ne va della sicurezza nazionale. In effetti, è probabile che ci siano molti documenti esplosivi tra quelli trovati, per esempio sulla vendita sottocosto del gas a Israele, perciò si capisce perché non si voglia divulgarli in maniera incosciente. Ma si capisce anche il desiderio delle persone di sapere tutto, di conoscere quei segreti di stato e quelle verità nascoste, serviti ad opprimerli per tanti anni. C’è la speranza di poter finalmente svelare il gioco del potere di decenni.

Comunque, sarà difficile contenere la fuga di informazioni. I tantissimi giovani che hanno recuperato i documenti non sono mica stupidi. Li hanno sicuramente fotografati con i cellulari (le foto circolano già su internet) o ne hanno fatto delle copie prima di consegnarli. Questo, del resto, è persino il consiglio che danno i nostri amici giudici! Visto l’esperienza passata, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, nemmeno della Procura.

Ma un altro pericolo da non sottovalutare è che le forze di sicurezza abbiano intenzionalmente lasciato nei propri uffici dei documenti falsi per creare disordini. Sono in molti a dire che non cadranno senza combattere. Anzi, alcuni predicono persino l’inizio di una strategia della tensione, con bombe, attentati e rapimenti. Guarda caso oggi c’è stato un primo allarme bomba in un ministero… C’è da stare molto attenti con le forze di sicurezza.

La cosa che mi fa infuriare è che di tutto questo panorama complesso i mass media italiani hanno riportato solamente la notizia di una faida tra copti e musulmani, in un paese della provincia di Helwan, non lontano dal Cairo, sfociata nell’incendio di una chiesa. Fonte della notizia: le forze di sicurezza nazionale. Quelle stesse che, come si sta chiarendo, avevano tra i loro obiettivi primari il mantenimento del conflitto religioso. Ma i mass media italiani non sono interessati ad approfondire le notizie, riportano soltanto quel che la maggioranza della gente di qua vuol sentire, per rassicurare i propri pregiudizi. A nulla serve che i giovani egiziani, cristiani e musulmani, si mostrino uniti nella lotta. Possono provarle tutte, ma il primo, anche minimo, episodio di intolleranza religiosa oscurerà del tutto la quotidiana convivenza civile di milioni di persone di religione diversa. In fondo, quel che a noi interessa è sapere se la Libia ci darà ancora il gas e se sarà ancora possibile fare vacanze low cost a Sharm el Sheykh (ebbene sì, ho visto servizi tv su questo tono!), oppure ci si accoda dietro le paure di Israele. E’ veramente sconfortante.

Ma non bisogna arrendersi. Ci mancherebbe, dopo quello che sono riusciti a fare i giovani egiziani, per non parlare dei tunisini e di tutti gli altri giovani arabi che ci stanno ancora provando. Pertanto, per lasciare un’immagine positiva, vi allego una bella foto che mostra i musulmani in preghiera, circondati da cristiani che li difendono. Come lo so? Il ragazzo in primo piano, se guardate bene, ha una croce tatuata sul polso, la croce che tutti i copti d’Egitto portano su di sé, come segno della propria cristianità.

La seconda foto mostra quel che resta dei documenti distrutti dalle forze di sicurezza. Ecco un video dal giornale al-Masry al-Youm sui fatti di ieri, con sottotitoli in inglese:

Qui invece trovate una foto degli strumenti di tortura delle forze di sicurezza e un’altra delle celle trovate a Nasr City.


Anche la sede delle forze di sicurezza nazionale di Nasr City (vicino al Cairo) è caduta. Ieri pomeriggio, verso le quattro, hanno cominciato a radunarsi davanti all'edificio alcune centinaia di manifestanti, dimostrando pacificamente. Anche l'esercito era là, a monitorare la situazione. L'edificio sembrava sgombro, ma nessuno si fidava. Verso le sette di sera, quando i manifestanti erano ormai diventati alcune migliaia, sono riusciti a fare irruzione. [caption id="attachment_206" align="alignright" width="300"] Musulmani in preghiera, circondati da cristiani che li difendono[/caption] Le comunicazioni tra i giovani, come sempre, sono avvenute tramite telefonino e Twitter, così anch'io ho potuto seguire le operazioni in diretta. Semplici messaggi del tipo: "Io sono qua, venite, c'è bisogno di più gente". E la gente è accorsa. I ragazzi, seguiti dall'esercito che tentava di fermarli, si sono lanciati alla ricerca di documenti e di prigionieri. Trovare le celle non è stato facile, ma alla fine ci sono riusciti, anche grazie all'aiuto di qualcuno che lì c'era già stato, ma da prigioniero. Hanno trovato molti documenti, tuttavia la maggior parte era già stata fatta a brandelli in fretta e furia. Altri documenti, invece, sono stati trovati a bordo di camion della spazzatura che i manifestanti hanno prontamente bloccato. Nessun prigioniero è stato trovato, solo qualche sparuto poliziotto, preso in consegna dall'esercito. I giovani hanno cominciato a esplorare ogni angolo, scoprendo sia le stanze degli orrori, con le apparecchiature per la tortura, sia le stanze dei capi, con numerosi lampadari di cristallo e lussuosità varie di pessimo gusto. La sede delle forze di sicurezza era una vera e propria cittadella, piena di meandri. I ragazzi hanno perlustrato tutto, per ore. Infine, hanno chiamato la Procura, perché venisse a prendere i documenti e a metterli al sicuro. I rappresentanti della Procura sono prontamente arrivati e hanno chiesto ad alcune centinaia di giovani di restare a proteggere il posto, mentre loro finivano di raccogliere i documenti. Ci vorranno mesi per analizzarli tutti... L'irruzione di ieri nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City è stato un momento liberatorio. Tra i presenti c'erano tantissimi blogger e attivisti politici che in anni passati sono stati incarcerati in quel posto, o in posti simili. Alcuni sono stati presi da una sorta di euforia rabbiosa. Tra le lacrime e la gioia, qualcuno voleva rivedere il posto dove era stato torturato. Tanti ripetevano "non ci posso credere, non ci posso credere, è un sogno!". Lì riunita c'era una fetta rappresentativa della gioventù egiziana, che il vecchio regime ha sistematicamente umiliato e torturato per anni. In nessun paese ho mai incontrato così tante persone che dicono di essere state, almeno una volta, in prigione. Difficile incontrare un artista, un intellettuale, un giornalista che non abbia fatto questa esperienza. Non parliamo poi dei militanti politici o dei difensori dei diritti umani. E per ognuno di loro, in quegli uffici in cui i giovani stanno facendo irruzione giorno dopo giorno, c'è sicuramente un fascicolo ben nutrito. Si faceva molta ironia ieri su questo. I ragazzi si scambiavano messaggi chiedendosi l'un l'altro di cercare il proprio fascicolo, per leggere finalmente cosa ci fosse scritto. [caption id="attachment_207" align="alignleft" width="300"] I documenti distrutti dalle forze di sicurezza[/caption] Oggi, nemmeno più i giornali egiziani hanno potuto ignorare quanto sta accadendo, cioè la fine delle forze di sicurezza. Alcuni hanno cominciato a pubblicare i documenti trovati, ma l'esercito è intervenuto prontamente chiedendo a tutti di consegnare i documenti alla procura senza renderli noti, perché ne va della sicurezza nazionale. In effetti, è probabile che ci siano molti documenti esplosivi tra quelli trovati, per esempio sulla vendita sottocosto del gas a Israele, perciò si capisce perché non si voglia divulgarli in maniera incosciente. Ma si capisce anche il desiderio delle persone di sapere tutto, di conoscere quei segreti di stato e quelle verità nascoste, serviti ad opprimerli per tanti anni. C'è la speranza di poter finalmente svelare il gioco del potere di decenni. Comunque, sarà difficile contenere la fuga di informazioni. I tantissimi giovani che hanno recuperato i documenti non sono mica stupidi. Li hanno sicuramente fotografati con i cellulari (le foto circolano già su internet) o ne hanno fatto delle copie prima di consegnarli. Questo, del resto, è persino il consiglio che danno i nostri amici giudici! Visto l'esperienza passata, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, nemmeno della Procura. Ma un altro pericolo da non sottovalutare è che le forze di sicurezza abbiano intenzionalmente lasciato nei propri uffici dei documenti falsi per creare disordini. Sono in molti a dire che non cadranno senza combattere. Anzi, alcuni predicono persino l'inizio di una strategia della tensione, con bombe, attentati e rapimenti. Guarda caso oggi c'è stato un primo allarme bomba in un ministero... C'è da stare molto attenti con le forze di sicurezza. La cosa che mi fa infuriare è che di tutto questo panorama complesso i mass media italiani hanno riportato solamente la notizia di una faida tra copti e musulmani, in un paese della provincia di Helwan, non lontano dal Cairo, sfociata nell'incendio di una chiesa. Fonte della notizia: le forze di sicurezza nazionale. Quelle stesse che, come si sta chiarendo, avevano tra i loro obiettivi primari il mantenimento del conflitto religioso. Ma i mass media italiani non sono interessati ad approfondire le notizie, riportano soltanto quel che la maggioranza della gente di qua vuol sentire, per rassicurare i propri pregiudizi. A nulla serve che i giovani egiziani, cristiani e musulmani, si mostrino uniti nella lotta. Possono provarle tutte, ma il primo, anche minimo, episodio di intolleranza religiosa oscurerà del tutto la quotidiana convivenza civile di milioni di persone di religione diversa. In fondo, quel che a noi interessa è sapere se la Libia ci darà ancora il gas e se sarà ancora possibile fare vacanze low cost a Sharm el Sheykh (ebbene sì, ho visto servizi tv su questo tono!), oppure ci si accoda dietro le paure di Israele. E' veramente sconfortante. Ma non bisogna arrendersi. Ci mancherebbe, dopo quello che sono riusciti a fare i giovani egiziani, per non parlare dei tunisini e di tutti gli altri giovani arabi che ci stanno ancora provando. Pertanto, per lasciare un'immagine positiva, vi allego una bella foto che mostra i musulmani in preghiera, circondati da cristiani che li difendono. Come lo so? Il ragazzo in primo piano, se guardate bene, ha una croce tatuata sul polso, la croce che tutti i copti d'Egitto portano su di sé, come segno della propria cristianità. La seconda foto mostra quel che resta dei documenti distrutti dalle forze di sicurezza. Ecco un video dal giornale al-Masry al-Youm sui fatti di ieri, con sottotitoli in inglese: Qui invece trovate una foto degli strumenti di tortura delle forze di sicurezza e un'altra delle celle trovate a Nasr City.